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Due film da Sguardi Altrove 2020: Lessons of love e Your Turn (recensione)

30/10/2020 00:55

Cristiano Salmaso

Recensione Film, Festival, Sguardi Altrove, Film Documentario, Film Italia, Film Brasile,

Due film da Sguardi Altrove 2020: Lessons of love e Your Turn (recensione)

Le mini-recensioni di due film da Sguardi Altrove Film Festival 2020

Due film da Sguardi Altrove Film Festival 2020: l'esordio di Chiara Campara, Lessons of love, e il documentario Your Turn di Eliza Capai

L'edizione 2020 di Sguardi Altrove Film Festival ci ripropone l'esordio di Chiara Campara, apparso nella sezione Biennale College di Venezia 76: Lessons of love racconta le prime “lezioni d'amore” di un trentenne che vive ancora con il padre in un paesino imprecisato del Nord Italia. Sotto i fari di una sala da ballo country e i neon di un night club semideserto, si muovono i passi incerti dei due protagonisti: da una parte Yuri, ragazzo di campagna impreparato all'amore, dall'altro Agata, spogliarellista che vive in città e che dell'amore, in fondo, ne sa ancora meno. Poche giornate anonime quanto basta, tra la ricerca di una casa e l'inizio di un nuovo lavoro, nelle quali i due proveranno a riempire il vuoto delle loro vite: è di questo vuoto, della sua sensazione, che è fatto il film. Un'educazione sentimentale in una provincia cronica senza nome né età, ma l'estetica è targata anni '90 per un'affinità (forse inconsapevole) con autori che firmavano sul finire di quella decade: due nomi per tutti, il Francesco Calogero di Cinque giorni di tempesta e Metronotte e il più noto Carlo Mazzacurati di Vesna va veloce e L'estate di Davide.

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Lessons of love è un film piccolo, a partire dal budget e dalla durata, che rischia di venire liquidato come lavoro troppo immaturo e sottotono. Ma solo da chi si fermi alle sue figure evanescenti e non voglia vedere nella sua aria quasi amatoriale (dalle immagini buie al suono in presa diretta), da cinema fatto di poco e ormai sorpassato, la sua vera forza. Peccato per quel titolo balordo, per un attore non all'altezza (ma il registro del film è dimesso e Leonardo Lidi non stona poi più di tanto) e per la fretta nel chiudere. Dieci minuti in più, per arrivare alla lunghezza canonica, che potevano risolvere un finale troppo inconcludente: è una vecchia radio dalle frequenze disturbate quella che ci “sintonizza” di nuovo in quella provincia dei '90 che il film Radiofreccia (pur con tutte le distanze, anche di budget) ci aveva a sua volta mostrato. Una scommessa sul futuro di Chiara Campara non sarebbe comunque così avventata: staremo a vedere.

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Viene dal Brasile il bellissimo documentario di Eliza Capai apparso alla 69ma Berlinale: Your turn, anche se è il titolo originale Espero tua (re)volta che chiarisce meglio il senso del film. Cinque anni di rivolte studentesche in un paese che affronta problemi grandi quanto le sue dimensioni. Attraverso immagini per la metà girate dai documentaristi attivi sul campo dal 2013, il film si affida alla voce narrante di tre dei suoi protagonisti: Marcela, Lucas e Nayara sono i tre studenti che si alternano nel racconto degli eventi, anche se il termine “protagonisti” sembra più prestato che reale: con una coerente corrispondenza della forma ai contenuti, Your turn è infatti esempio di cinema collettivo, partecipato. E anche qualcosa di più, come chiariscono i titoli di coda: «Film vissuto, narrato e scritto insieme a». Si comincia con gli scontri dovuti al rincaro dei trasporti nel 2013, si passa alle occupazioni contro i tagli alla scuola pubblica, si arriva all'elezione di Bolsonaro nel 2018. “Quando è troppo è troppo” e così i giovani si riversano per le strade di San Paolo, per difendere quel livello minimo di democrazia che passa anche dal diritto all'istruzione. E per quanto la protesta sia non violenta, la polizia militare del paese non sembra andare troppo per il sottile e il film non nasconde i momenti più duri; ma c'è anche e soprattutto la vitalità degli studenti e non mancano sorrisi, lacrime di gioia, festeggiamenti per le conquiste ottenute.

 

Un film di strada che piacerebbe a Spike Lee, con un ritmo frenetico tra il documento ed il videoclip che ha una felicità contagiosa.

 

«E come in tutti i film la storia viene narrata da gente bianca» dichiara Marcela, una ragazza di colore che guadagna involontariamente il ruolo di protagonista. Ma la regia è intelligentemente in disparte in questo film “di servizio”, anche ironico e appassionante, che in un'ora e mezza ci insegna più di quanto abbiano fatto anni di cronaca.

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