Un altro film minimalista di Hong Sangsoo
Le riprese dei film di Hong Sangsoo durano pochi giorni; è uno dei motivi per cui riesce a realizzare circa due film all’anno, nessuno dei quali ha quindi la possibilità di diventare un evento. Nella maggior parte dei casi vengono invitati ai festival, e spesso anche premiati. Nelle ultime stagioni, incluso il 2026, le sue destinazioni favorite sono state Berlino e Locarno. Il suo cinema resta infatti legato soprattutto al circuito festivaliero, pur esercitando un’influenza evidente su altri cineasti coreani: By Another Name, per esempio, mostra apertamente quanto il cinema quieto e dialogato di Hong Sangsoo sia diventato un modello per una nuova generazione di registi. Anche Nun Dul Dega Eomne (Nowhere to Lay My Eyes) si muove dentro coordinate immediatamente riconoscibili: pochi personaggi, incontri familiari, conversazioni apparentemente quotidiane e una trama che può essere facilmente ridotta all’osso.
Hong Sangsoo e Kim Minhee, ancora premiati a Locarno
Come nel 2024, anche questa volta Kim Minhee ha ricevuto a Locarno il Pardo per la migliore interpretazione, premio assegnato senza distinzione di genere. A questo si è aggiunto il Pardo per la migliore regia a Hong Sangsoo. Il film ha inoltre ottenuto il Premio della Giuria ecumenica, riconoscimento indipendente che ha sottolineato proprio la capacità dell’opera di affrontare, attraverso dialoghi apparentemente semplici, questioni legate alla creatività, all’alienazione e alla difficoltà di comprendersi reciprocamente. Sono un po’ pigre le giurie, che continuano a premiare il cinema di Hong quasi come un atto dovuto, oppure è proprio vero che il suo cinema, sempre simile a sé stesso, continua a offrire una freschezza sorprendente per un regista così prolifico? Probabilmente sono vere, almeno in parte, entrambe le cose. Hong continua a utilizzare gli stessi strumenti, gli stessi ritmi e situazioni molto simili tra loro, ma riesce ancora a trovare variazioni sufficienti perché il suo minimalismo non sembri semplicemente una ripetizione automatica.
Di cosa parla Nun Dul Dega Eomne
Come in quasi tutti i suoi film, di cui cura praticamente ogni aspetto — regia, sceneggiatura, produzione, fotografia, montaggio, musica e suono — la trama può essere facilmente ridotta all’essenziale. Sanghee e suo fratello vanno sull’isola di Jeju a trovare la madre, che non vedono da dieci anni. La donna vive lì con il nuovo marito e gestisce un ristorante di successo. I figli si trattengono per qualche giorno: mangiano, passeggiano, parlano e incontrano anche la figlia del patrigno. Succede poco, almeno in apparenza. In questa semplice storia c’è però il consueto sguardo ironico e brillante di Hong sui rapporti familiari, sulle scelte di vita e sulle decisioni che a volte il caso può ribaltare. Il ritorno dei figli rende inevitabile il confronto con gli anni trascorsi lontani e con ciò che ciascuno pensa della vita degli altri. I dialoghi sembrano spesso innocui, ma consigli, complimenti e osservazioni casuali finiscono per rivelare giudizi e aspettative che appartengono da tempo ai rapporti familiari.
Quando i genitori non capiscono l’arte dei figli
La protagonista Sanghee, il ruolo per cui Kim Minhee è stata premiata, è una regista. Non ci campa; anzi, non ci guadagna praticamente nulla, ma continua a dirigere e pubblicare gratuitamente su internet i suoi cortometraggi di cinema sperimentale. Sua madre vive da tempo sull’isola di Jeju, nota meta turistica coreana, e possiede un ristorante dai buoni incassi. Il successo economico la fa sentire completamente realizzata e, allo stesso tempo, un po’ in ansia per quella figlia che le sembra aggrappata a sogni irrealizzati e che si mantiene con un lavoro poco gratificante scelto per necessità. Nonostante il patrigno di Sanghee sia a sua volta un documentarista, seppure poco prolifico, e la figlia di lui sia un’aspirante pittrice, Sanghee fatica a convincere la madre che la propria attività artistica non sia soltanto un capriccio. Dei suoi cortometraggi si parla molto, creando una certa curiosità. Poi ce ne viene mostrato uno: è un piccolo e semplice poema visivo su un fiore, composto da una sola inquadratura, che esemplifica tutta l’economia di mezzi che Hong stesso adopera nel proprio cinema, nel quale l’essenzialità diventa bellezza. È un breve film che la sua famiglia può vedere e apprezzare, ma che certamente non può garantire a chi l’ha diretto una qualche forma di guadagno economico. È fatto per soddisfare un desiderio personale e non per cercare l’approvazione altrui.
Fare cinema per passione e non per soldi
Ogni riunione familiare, soprattutto quando esistono tensioni irrisolte — per esempio una madre che si lamenta perché i figli non vanno a trovarla abbastanza spesso — sprigiona la contrapposizione tra l’ambizione dell’autodeterminazione e il desiderio di approvazione. Quel che vale per i rapporti familiari vale qui, nello stesso momento e attorno alle stesse tavole, anche per l’arte e per lo sguardo generale sul mondo. La madre misura inevitabilmente una parte della realizzazione personale attraverso ciò che ha costruito concretamente: un’attività redditizia, una vita stabile, qualcosa di cui sia possibile valutare il successo. Sanghee utilizza un parametro completamente diverso. Il suo cinema non ha bisogno di produrre denaro perché continui ad avere per lei un significato. È proprio questo scarto a rendere il conflitto più interessante: nessuna delle due riesce davvero a utilizzare il sistema di valori dell’altra. Non si può imporre ai figli come vivere la propria vita e non si può imporre agli altri il proprio gusto artistico. Per questo è importante essere coerenti con le proprie idee, talvolta anche con le proprie inevitabili ristrettezze, per non perdere il rispetto di sé e magari ottenere quello degli altri. Hong Sangsoo costruisce così, ancora una volta con pochissimi elementi, una riflessione che riguarda contemporaneamente la famiglia e il cinema: quanto vale qualcosa che non produce denaro, se continua comunque a renderci felici?

Scheda Film
Titolo originale: Nun Dul Dega Eomne
Titolo internazionale: Nowhere to Lay My Eyes
Titolo coreano: 눈둘데가 없네
Genere: Drammatico
Paese: Corea del Sud
Anno: 2026
Regia: Hong Sangsoo
Sceneggiatura: Hong Sangsoo
Interpreti: Kim Minhee, Choi Myeonggil, Kwon Haehyo, Shin Seokho, Park Miso
Fotografia: Hong Sangsoo
Montaggio: Hong Sangsoo
Musica: Hong Sangsoo
Suono: Hong Sangsoo
Produzione: Hong Sangsoo per Jeonwonsa Film
Responsabile di produzione: Kim Minhee
Vendite internazionali: Finecut
Distribuzione italiana: non ancora annunciata
Durata: 72 minuti



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