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Non solo Philadelphia: 15 film da vedere nella Giornata mondiale contro l'Aids

30/11/2020 18:54

Marcello Perucca

Di Tendenza, Classifiche, Film Drammatico, Pedro Almodovar, Paul Vecchiali, Jean-Marc Vallée, Lee Daniels  , Jonathan Demme, Philadelphia, Bohemian Rapsody, Dallas Buyers Club, Precious, Tutto su mia madre,

Non solo Philadelphia: 15 film da vedere nella Giornata mondiale contro l'Aids

In occasione della Giornata mondiale contro l'Aids, abbiamo selezionato 15 film da vedere (e rivedere)

 

 

Non solo PhiladelphiaDallas Buyers Club: in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids, abbiamo selezionato 15 film (quasi tutti belli) da vedere e rivedere

 

Ogni 1° dicembre, dal 1988, si celebra la Giornata mondiale contro l’Aids. Questa ricorrenza ha lo scopo di accrescere la coscienza nei confronti di una malattia oggetto per decenni, soprattutto sul finire del secolo scorso, di narrazioni sbagliate.

 

In tempi di pandemia mondiale causata dal Covid-19, è bene ricordare che sino a pochi anni fa questa malattia di origine virale mieteva centinaia di migliaia di vittime ogni anno (si stima che dal 1981, la “Sindrome da immunodeficienza acquisita” – da cui l’acronimo italiano Aids - ha provocato nel mondo circa 25 milioni di morti). Oggi, vuoi per le conoscenze acquisite circa la prevenzione, vuoi per la possibilità di accedere più facilmente ai farmaci antiretrovirali, il suo impatto è meno devastante rispetto al passato. Non va però dimenticato che, specie in alcune parti del globo, come in alcune zone del continente africano, l’Aids è ancora una malattia temibile. 

Il tema legato a questa malattia non è solo di natura sanitaria. Molti sono (stati) i pregiudizi nei confronti delle persone affette da tale patologia: tra anni Ottanta e Novanta l’Aids è divenuto un enorme problema di natura sociale. Colpevolizzazione e discriminazione colpivano coloro che erano contagiati dal virus.

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Ovviamente di fronte a questo dramma planetario, il cinema non è rimasto indifferente. Numerosi i film che, a partire dai primi anni Ottanta, hanno trattato il tema dell’Aids in maniera sia diretta, sia indiretta.

 

In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, ecco alcuni titoli particolarmente significativi. 

1985, Una gelata precoce: il primo film sull’Aids

Il film di John Erman (1985), con Gena Rowlands, Ben Gazzarra, Sylvia Sidney, Aidan Quinn, è stato realizzato per la rete televisiva statunitense NBC. La trama racconta la vita e gli affetti di Michael, giovane avvocato di successo, che si scopre malato di Aids. Una gelata precoce in Italia è stato trasmesso dalla Rai all’interno di una trasmissione dedicata all’Aids nel 1987: è considerato il primo film in assoluto a trattare questo tema

1988, Once More - Ancora: il film di Paul Vecchiali

Paul Vecchiali nel 1988 scrive e dirige questo film, interpretato da Jean-Louis Rolland e Florence Giorgetti. Once More narra la progressiva scoperta della propria omosessualità da parte di Louis, un agiato borghese sposato e con una figlia, che in seguito di ammala di Aids. Colpisce la volontà di parlare della morte per Aids in maniera diretta e priva di retorica, mostrandone, senza veli, tutta la sua drammaticità.

 

1990, Norman René dirige Che mi dici di Willy? 

Spaccato di una comunità gay newyorkese di fronte alla drammatica scoperta del progressivo diffondersi di una malattia a carattere epidemico – l’Aids, per l’appunto – sino ad allora sconosciuta. Il film di Norman René (1990), nonostante alcuni difetti di sceneggiatura, ha avuto il merito di lanciare una fra le prime grida di allerta nei confronti di un male che, al tempo, era ancora pochissimo conosciuto.

 

1992, Notti selvagge di Cyril Collard

Opera autobiografica priva di pietismi, che Cyril Collard realizza traendola dal libro da lui stesso scritto. Notti selvagge (1992) è la storia di un cineoperatore parigino sieropositivo e del suo rapporto d’amore con Laura, una giovane attrice alla quale non racconta da subito la verità, pur intrattenendo con lei rapporti sessuali non protetti. Collard morirà solo pochi mesi dopo la realizzazione del film.

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1993, la "rivoluzione" Philadelphia

Grande successo di critica e pubblico per questo film diretto nel 1993 da Jonathan Demme. Protagonista è Andrew Beckett, giovane avvocato di successo (Tom Hanks) che si scopre ammalato di Aids e che, a causa di ciò, viene licenziato dallo studio per il quale lavora. Philadelphia è un manifesto contro le discriminazioni e i pregiudizi sociali.

 

Philadelphia è un film emozionante, sostenuto da un grande cast (con Hanks ci sono Denzel Washington, Jason Robards, Mary Steenburgen, Antonio Banderas) e da una colonna sonora notevole che comprende brani, fra gli altri, di Bruce Springsteen, Peter Gabriel, Neil Young. Ricordiamo, inoltre, l’aria La mamma morta tratta dall’Andrea Chenier di Umberto Giordano e cantata da Maria Callas, in una scena particolarmente efficace e toccante diventata assai celebre.

1993, Blue: lo sconvolgente film di Derek Jarman  

Testamento spirituale del regista che, di lì a poco, sarebbe morto di Aids. Il film, della durata di 80 minuti, è composto da un unico fotogramma di colore blu (la particolare tonalità creata dall’artista francese Yves Klein) a riempire l’intero schermo. Su di esso le voci fuori campo di John Quentin, Nigel Terry, Tilda Swinton - attori cari al regista - che sovrappongono le loro parole con citazioni e digressioni legate al colore blu. Accanto a loro, lo stesso Jarman - ormai cieco e con la voce minata dalla malattia - parla della propria vita, dei sentimenti, dell’arte e della malattia stessa, conscio di essere prossimo alla morte. Blue (1993) è un film sconvolgente per la realizzazione e straziante per come il tema della malattia e della morte viene trattato da Jarman.

 

1995, Kids di Larry Clark 

Le giornate di un gruppo di adolescenti che vivono nelle periferie degradate di New York. Fra rapine, droga, sesso e l’Aids che si diffonde. La forza del film, realizzato nel 1995, sta nel fatto di essere stato girato quasi sotto forma di documentario e di descrivere una realtà che il regista ben conosce. Larry Clark, che nasce come fotografo, è celebre per il suo reportage fotografico sui giovani tossicodipendenti di Tulsa, sua città natale. Per realizzare il servizio il regista non esitò a unirsi al gruppo, vivendo con loro e condividendone le azioni violente e la droga e immortalandosi egli stesso nei propri scatti.  

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1999, Tutto su mia madre: il capolavoro di Pedro Almodóvar 

Non è un vero e proprio film sull’Aids. Tutto su mia madre è anche un film anche sull’Aids e sulla malattia in generale. Un’opera sull’amore e sulla morte, sull’elaborazione del lutto, sul dolore che questo provoca e sulla sua cura. Un film sulle donne, sui personaggi che vivono ai margini della società: come Agrado che si chiama così perché, per tutta la vita, ha cercato di rendere la vita gradevole al prossimo; come Lola, che un tempo si chiamava Esteban e che è il padre del ragazzo che porta il suo stesso nome e che muore in un incidente stradale sotto gli occhi della madre Manuela. Manuela è il centro della storia, intenzionata a ritrovare il padre di suo figlio che, si scoprirà, è malato terminale di Aids. 

 

Tutto su mia madre (1999) parla di amore, malattia, morte e rinascita. È una delle vette della filmografia almodóvariana. 

2007, I testimoni di André Téchiné 

Ambientato nei primi anni Ottanta a Parigi, quando si iniziavano a contare i primi morti per Aids. È la storia di Manu, giovane omosessuale che incontra Adrien, medico gay cinquantenne che gli farà scoprire un nuovo modo di vivere, più rispettoso dei sentimenti. Téchiné nel 2007 affronta un tema difficile come quello della genesi della malattia e lo fa utilizzando - soprattutto nella prima parte del film - i toni della commedia senza mai andare fuori registro.

 

2009, Precious: il dramma di Lee Daniels  

La giovane Precious è un’adolescente di colore, semianalfabeta, che vive nella parte più degradata e povera di Harlem. Ripetutamente violentata dal padre, dà alla luce una bambina con la Sindrome di Down. A seguito di un’altra gravidanza, causata sempre dagli abusi sessuali del padre, viene espulsa dalla scuola. Tuttavia, grazie all’aiuto di un’insegnante illuminata e di un’assistente sociale, imparerà a leggere e scrivere e verrà aiutata a migliorare la sua condizione.

 

Nonostante si ritrovi sieropositiva alla morte del padre che, scopre, essere affetto da Aids, Precious non si dà per vinta, e continua a lottare per dare ai propri figli un’opportunità di vita migliore di quella a lei riservata. Precious (2009) parla di riscatto sociale e crescita personale, in un contesto di degrado e malattia. È il film che ha fatto scoprire la bravissima Gabourey Sidibe, giovane attrice statunitense qui alla sua prima interpretazione.

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2011, Live for Life di Gu Changwei 

Film cinese, fra i pochi della cinematografia asiatica ad affrontare il tema dell’Aids. Una malattia legata non solo alla trasmissibilità sessuale, ma anche provocata dall’utilizzo (in questo caso illecito) di sangue infetto. Il regista racconta la storia d’amore fra due giovani ammalati, collocandola all’interno di un villaggio cinese dove il virus si diffonde in maniera epidemica a causa della criminale spregiudicatezza di un uomo privo di scrupoli.

 

2013, Un castello in Italia di Valeria Bruni Tedeschi 

Ispirato alle vicende personali della regista e della propria famiglia (compare anche la madre della regista nella parte della madre della protagonista), il film è ambientato fra Parigi, Torino, Napoli e Castagneto Po sulle colline torinesi dove si trova il castello della famiglia Bruni Tedeschi. Un castello in Italia sta in equilibrio fra la commedia e il dramma. Il fratello della protagonista, interpretato da Filippo Timi, muore di Aids: il film tratteggia la lenta agonia di una ricca famiglia di industriali. E lo fa in maniera a volte tragica a volte buffa, con scene spesso bizzarre che rendono tutto il lavoro curioso e discretamente interessante.  

2013, l’indimenticabile Dallas Buyers Club

Matthew McConaughey è Ron, un campione di rodeo che abusa di alcol, droga e sesso non protetto. Quando gli verrà comunicato di aver contratto l’Aids, dapprima rifiuta l’idea di essersi ammalato; poi, lentamente, inizierà ad accettare questa sua nuova condizione e entrerà a far parte di un protocollo sperimentale di un nuovo antivirale che si rivelerà, tuttavia, tossico per chi lo assume. Al contrario, la sperimentazione su di sé di un’altra sostanza non illegale ma semplicemente non ammessa, avrà effetti benefici sul decorso della malattia.

 

Inizierà così insieme a Rayon, una donna transgender, un’attività di importazione negli Stati Uniti di tale sostanza, allo scopo di salvare la propria vita e quella di numerosi altri pazienti positivi al virus. Dallas Buyers Club è caratterizzato dalle intense prove di Matthew McConaughey nella parte di Ron e Jared Leto in quella di Rayon che, per queste interpretazioni, vincono gli Oscar rispettivamente come miglior attore Protagonista e Non protagonista. Per tale motivo e per i temi trattati - le tematiche dell’antiomofobia e della denuncia degli interessi spesso poco puliti delle multinazionali del farmaco – il film di Jean-Marc Vallée (2013) merita decisamente la visione.

2017,120 battiti al minuto di Robin Campillo 

Ambientato a Parigi all’inizio anni Novanta, il film di Robin Campillo (2017) è la narrazione fedele della nascita e delle lotte del collettivo Act Up Paris, estensione dell’omonima organizzazione statunitense. Act Up Paris si batte per richiamare l’attenzione della società sul problema dell’Aids la cui visibilità era oscurata dal silenzio colpevole delle classi dominanti e dall’indifferenza generale. Film dirompente per la sua potenza visiva e per la capacità di descrivere un’epoca senza mai scadere nell’agiografico.

 

2018, il deludente Bohemian Rapsody

Il biopic su Freddy Mercury e sui Queen, esageratamente esaltato da numerosi fan, racconta tra le varie cose anche la battaglia di Mercury con l’Aids (che lo uccise all’età di quarantacinque anni). Non si può tralasciare questo film in una filmografia sul tema, anche se restano le perplessità. Specie sulla poca fedeltà storica e sulla rappresentazione delle famose feste organizzate dal cantante. Bohemian Rapsody (2018) risulta una mera operazione commerciale che sottrae al personaggio di Freddy Mercury molta della grandezza, e della sofferenza, che lo aveva contraddistinto in vita. 

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