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Nino - Un film su Nino Rota (2026), recensione film: niente viene dal niente!

06/10/2026 10:00

Elisabetta Maresio

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Nino - Un film su Nino Rota (2026), recensione film: niente viene dal niente!

Walter Fasano racconta Nino Rota tra cinema, spiritualità e alchimia: un ritratto ricco di suggestioni, non sempre altrettanto vitale nella forma.

Ci sono musiche che entrano nella memoria insieme alle immagini, fino a diventare inseparabili da esse. Pensare al Padrino o al cinema di Federico Fellini significa anche ritrovare le melodie di Nino Rota: composizioni capaci di dare ai personaggi una dimensione interiore e alle scene una profondità che lo schermo, da solo, non potrebbe contenere. Da questa presenza prende avvio la riflessione suscitata da Nino - Un film su Nino Rota, il documentario scritto, diretto e montato da Walter Fasano, presentato a Venezia 2026 nella sezione Venice Open – Fuori Concorso.

Nino e la trascendenza

L’interesse di questo documentario risiede soprattutto nella possibilità di incontrare, accanto all’autore di musiche iconiche, un uomo dalla vita complessa, schivo, gentile e profondamente legato alla ricerca della spiritualità, fino all’esoterismo, agli studi alchemici e alle sedute spiritiche. Un artista che custodiva ambiti diversi della propria esistenza senza renderli necessariamente accessibili a chi lo circondava: persino nella sua casa, alcune stanze erano precluse ai più.
 

Caterina D’Amico, presente nel documentario e testimone diretta della lunga amicizia tra Rota e sua madre Suso Cecchi D’Amico, lo ricorda come un uomo che aveva vissuto la vita desiderata, ma la cui complessità umana era rimasta poco compresa e ammirata dai più. Per comprenderlo, infatti, occorre parlare di trascendenza: il talento come qualcosa che attraversa l’individuo, gli appartiene temporaneamente e attraverso di lui trova espressione. In questa prospettiva acquista forza anche una lettura alchemica della creazione: l’idea che niente venga dal niente, che ciò che esiste possa essere accolto, trasformato e restituito in una forma nuova. La musica diventa così un modo di dare suono a quanto l’esperienza visiva contiene.

Un uomo incompreso

In un mondo, allora come oggi, dove tutto è schiavo della moda e del mercato e le critiche sono un fenomeno costante, il Maestro Rota fu spesso vittima di incomprensioni e mancati riconoscimenti che, da un lato, lo amareggiarono profondamente e, dall’altro, lo spinsero sempre di più a perfezionare ogni singola nota, facendo della propria professione ogni singolo attimo della sua vita. In particolare, il pregiudizio verso la musica per il cinema e, più in generale, verso ciò che veniva considerato culturalmente “leggero” rivela quanto possano essere anguste le gerarchie artistiche. Rota arrivò a comporre anche la celebre Viva la pappa col pomodoro, su testo di Lina Wertmüller: un’altra dimostrazione della libertà con cui attraversava forme musicali considerate molto diverse tra loro. Considerare sprecato il talento di un maestro perché destinato ai film significa non riconoscere quanto una partitura contribuisca alla loro identità. Le sue melodie abitano le immagini, ne orientano la percezione e continuano a vivere anche quando la proiezione è finita.


Il documentario esprime quindi la fiducia nel talento e la necessità di restare coerenti con le proprie idee, in un contesto che spesso spinge gli artisti a privilegiare la visibilità e ad assumere identità lontane dalla propria anima.


Il percorso di Rota può parlare ai giovani proprio attraverso questa fedeltà: continuare a creare anche quando il riconoscimento non coincide con il valore di ciò che si sta facendo. Fasano ha scelto di avvicinarsi al compositore attraverso un intreccio di archivi, testimonianze, parole e musica, lasciando che fossero i materiali a suggerire il percorso. La voce narrante di Sting nasce anche dal desiderio di affidare a un musicista il racconto di un altro musicista. La ricchezza dei contenuti, tuttavia, non si traduce sempre in un’esperienza altrettanto coinvolgente nella visione, spesso costruita attraverso immagini d’archivio che tornano più volte nel montaggio. Per questo il ritratto di Nino resta a tratti più interessante per ciò che rivela attraverso aneddoti e testimonianze che per il modo in cui lo restituisce cinematograficamente. È un limite che convive comunque con il valore della riscoperta. Nino - Un film su Nino Rota invita ad ascoltare un artista che ha dato profondità emotiva a tante immagini e che ha continuato a essere coerente con sé stesso. La sua musica lascia pertanto una domanda ancora attuale: quanto siamo disposti a custodire ciò che ci appartiene profondamente, quando le mode ci chiedono di diventare altro?

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Scheda Film

Titolo: Nino - Un film su Nino Rota
Titolo internazionale: Nino - A Film About Nino Rota
Anno: 2026
Paese: Italia
Regia: Walter Fasano
Sceneggiatura: Walter Fasano
Con: Vince Mendoza, Alexandre Desplat, Caterina D’Amico, Mino Gabriele, Joe Lovano, Park Chan-wook, Michele Marvulli, Rita Pavone
Voce narrante: Sting
Fotografia: Clarissa Cappellani, Camilla Cattabriga, Leonardo Mirabilia
Montaggio: Walter Fasano
Musiche: Nino Rota
Suono: Davide Favargiotti, Gianluigi Gallo, Antonio Stella
Produzione: Be Water Film, Sugar Play, Adler Entertainment, I Diavoli, Marco Morabito, Walter Fasano, in collaborazione con Rai Documentari
Distribuzione italiana: Be Water Film, Adler Entertainment
Genere: Documentario, musicale, biografico
Durata: 115 minuti
Festival: 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Venice Open, Fuori Concorso
Data di uscita italiana: non ancora annunciata

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