In viaggio dal Belgio alla Costa Rica
Il topos del “ritorno a casa” è tanto più potente quanto maggiore è la distanza temporale o geografica dalla partenza. La giovane Elsa, emigrata in Belgio per motivi di studio, torna a San José, capitale della Costa Rica, per quello che dovrebbe essere un breve soggiorno dovuto alla necessità di ottenere alcuni documenti. Proprio la grande distanza che abitualmente la separa dal suo Paese e dalla sua famiglia basta a rendere il suo ritorno un evento speciale e inatteso per chi la rivede dopo molto tempo.
Immersa nuovamente nel suo caotico ambiente natale, distante non solo geograficamente ma anche emotivamente dal Paese adottivo e dalla relazione con il compagno rimasto lì, Elsa perde quell’apparente sicurezza di chi torna al nido con un obiettivo chiaro e si lascia travolgere da inquietudini personali e complicazioni familiari che dilatano la sua pausa dalla vita europea.
Quello che la regista franco-costaricana Valentina Maurel racconta nella sua opera seconda, Siempre soy tu animal materno, non è un ritorno a casa epico, nostalgico oppure luttuoso: rappresenta la necessità di resettare la propria vita cercando conforto e confronto in qualcuno in cui potersi specchiare dopo anni da emigrata. Per Elsa, queste figure sono soprattutto la madre Isabel e la sorella Amalia.
Tre donne, due generazioni
C’è un luogo che si vede spesso nel corso di tutto il film: la strada che porta alla casa di famiglia, nella quale Amalia si è trasferita per vivere da sola, al termine di un lungo e ripido pendio. La scenografica pendenza, affrontata dai personaggi talvolta in discesa e talvolta in salita, oltre a donare dinamicità a un tragitto mostrato più volte, è un percorso che concede il tempo di faticare, rallentare, pensare, guardarsi indietro o attendere di scoprire cosa riserverà l’orizzonte una volta giunti nel punto più alto.
È la strada che Elsa percorre per andare a trovare Amalia, per poi scoprire, e constatare ogni volta, che la sorella minore conduce una vita caotica in una casa così disordinata da sembrare abitata da qualche occupante abusivo. Elsa torna più volte da sola, oppure a turno con i genitori, separati da tempo, che faticano entrambi a emergere come figure mature di riferimento per le due figlie.
Quando arriva dal Belgio, Elsa viene accolta come quella che ce l’ha fatta: studia in Europa, conosce il mondo, ha un ragazzo dal nome nordico di cui tutti chiedono notizie come se fosse destinato a fare coppia con lei per il resto della vita. Anche rispetto alla scapestrata sorella Amalia, che non sa cosa fare della propria vita ma non sembra preoccuparsene, e alla madre Isabel, che si trova nel mezzo di una crisi di mezza età accentuata dalle giovani frequentazioni dell’ex marito, Elsa appare come la più matura e risoluta della famiglia. L’illusione, però, crolla non appena diventa chiaro che la sua permanenza non sarà breve come aveva inizialmente lasciato intendere. Neppure Elsa ha un’idea definita del proprio futuro, di cosa cerchi nei luoghi in cui è nata e di dove mettere finalmente radici. Deve decidere che tipo di donna vuole essere, avendo come riferimenti più prossimi una sorella disorientata quanto lei e una madre che mostra palesemente sul proprio volto tutte le sue insicurezze.
Un premio per tre attrici
Daniela Marín Navarro, Mariangel Villegas e Marina de Tavira, interpreti rispettivamente di Elsa, Amalia e Isabel, hanno vinto collettivamente il premio per la migliore interpretazione femminile della sezione Un Certain Regard del 79º Festival di Cannes. Per Marín Navarro è già il secondo riconoscimento importante ottenuto con un film diretto da Maurel, essendo stata premiata al Locarno Film Festival nel 2022 per Tengo sueños eléctricos. La soluzione del premio condiviso fa pensare che i tre personaggi siano complementari nel rappresentare l’universo femminile costaricano: donne con un legame reciproco indissolubile, che si rapportano tra loro ondeggiando tra differenze inconciliabili e similitudini inevitabili, segnate soprattutto dai rapporti complicati con gli uomini — traditori, profittatori, distanti o semplicemente sprovveduti — e dal tentativo di non farsi definire da essi. Sono donne ferite, a volte perché si feriscono reciprocamente, ma che sanno anche difendersi a vicenda. È un istinto innato, una garanzia che ogni ostacolo possa essere superato.

Scheda Film
Titolo originale: Siempre soy tu animal materno
Titolo internazionale: Forever Your Maternal Animal
Genere: Drammatico
Paese: Belgio, Francia, Messico
Anno: 2026
Regia: Valentina Maurel
Sceneggiatura: Valentina Maurel
Interpreti: Daniela Marín Navarro, Mariangel Villegas, Marina de Tavira, Reinaldo Amién Gutiérrez
Fotografia: Nicolás Wong Díaz
Montaggio: Bertrand Conard
Produzione: Wrong Men, Geko Films, Pimienta Films, Tres Tigres
Distribuzione italiana: Non disponibile
Durata: 100 minuti



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