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Acasa, My home (2020), la recensione: al TSFF32 il film esordio del rumeno Radu Ciorniciuc

29/01/2021 16:46

Cristiano Salmaso

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Acasa, My home (2020), la recensione: al TSFF32 il film esordio del rumeno Radu Ciorniciuc

Capita di rado di imbattersi in un film potente e meraviglioso come Acasă, My home

Capita di rado di imbattersi in un film potente e meraviglioso come Acasă, My home, esordio sorprendente del rumeno Radu Ciorniciuc: quasi quattro anni vissuti dal regista a fianco di una famiglia gitana, in totale isolamento all'interno del parco di Văcărești, a nord di Bucarest. 

Ma “a fianco” non è in realtà termine sufficiente a restituire il livello di assorbimento, nel contesto familiare, che Ciorniciuc è riuscito a raggiungere; cosa che gli ha consentito, da una parte di guadagnarsi la fiducia incondizionata da ciascuno degli Enache, dall'altra di scomparire totalmente: tanto che le riprese, così ravvicinate e sempre dentro la scena, fanno pensare a quelle di un documentario naturalista.

Gică è il capofamiglia che ha deciso di fuggire dalla “malvagità degli uomini” e fare nascere e crescere una dozzina di figli (compresi i nipoti) lontano dalla città. In una sorta di mondo ancestrale, dove sembra che tutti vivano in un vero e proprio stato di natura, i ragazzi passano le giornate in mezzo agli animali che vivono con loro nel parco.

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Di cosa sia il mondo al di là del fiume, non ne hanno idea. Quando però viene approvato un piano di riqualificazione dell'area, Gică e sua moglie dovranno fronteggiare le pretese avanzate da quella civiltà alla quale, diversi anni prima, avevano voltato le spalle.

Tra assistenti sociali, impiegati comunali e massime autorità (compare anche il Principe Carlo), l'uomo combatterà proprio come un animale selvaggio, fino a soccombere: «Sono il loro padre, posso ucciderli se voglio». Arrivati a Bucarest, gli Enache si scontreranno con leggi e burocrazia, provando a inserirsi nel tessuto sociale. Ma il rispetto delle regole, soprattutto per i ragazzi cresciuti senza averne, è difficile da comprendere e accettare: «Questa città è come una prigione: dovremmo mangiare cemento?»

Opera simbolicamente divisa in due parti, nella prima delle quali la regia “non c'è”: a dettare il ritmo e a decidere le sorti della famiglia, sembra infatti provvedere la natura stessa, con l'immanenza delle sue leggi. Ma l'autore è capace di restare nascosto anche nella seconda parte, dove la presenza dell'uomo si vede e si sente.

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Esempio emblematico è la scena dei due ragazzi fermati dalla polizia con violenza, perchè hanno pescato dove era vietato: le riprese sono fatte con un cellulare, ed è probabile che sia stato uno dei ragazzi a filmarle.

Girato in modo magistrale, lirico e concreto, spietato ed umanissimo: Radu Ciorniciuc firma un film documentario molto vicino al capolavoro. Del capolavoro ha le proporzioni del racconto e soprattutto la distanza che riesce a mantenere: a dispetto della vicinanza, in tutti i sensi, con il materiale trattato.

Perchè Acasă non è un semplice lavoro di denuncia e non vuole dare delle risposte. Ma costringe lo spettatore, che ha assistito incantato alla prima parte, a prendere nella seconda delle posizioni su ingombranti questioni etiche. E a chiedersi che ne sarà di ogni membro della famiglia: un film destinato a restare dentro come pochi.


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Genere: drammatico

Titolo originale: Acasă

Paese, Anno: Romania/Germania/Finlandia, 2020

Regia: Radu Ciorniciuc

Sceneggiatura: Radu Ciorniciuc, Lina Vdovîi

Fotografia: Mircea Topoleanu, Radu Ciorniciuc

Montaggio: Andrei Gorgan

Produzione: Manifest Film, Kino Company, Corso Film, HBO Europe, HBO Romania, Yle to 1 Finland

Distribuzione: Autlook Filmsales

Durata: 86'


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