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SanPa (2020), la recensione della docuserie Netflix che racconta San Patrignano e i suoi protagonisti

10/01/2021 22:33

Lorenzo Bagnoli

Recensione Serie TV, Netflix Original, Di Tendenza, Serie Tv Documentario, Serie Tv Italia, Serie Tv Storico, Gianluca Neri, Cosima Spender, Paolo Bernardelli, Carlo Gabardini,

SanPa (2020), la recensione della docuserie Netflix che racconta San Patrignano e i suoi protagonisti

Su Netflix dal 30 dicembre 2020 c'è SanPa: un racconto della comunità di San Patrignano e di Vincenzo Muccioli, suo controverso fondatore

Su Netflix dal 30 dicembre 2020 c'è SanPa: un racconto della comunità di San Patrignano e di Vincenzo Muccioli, suo controverso fondatore

Più che le “tenebre” in sé, sono le contraddizioni terribilmente umane a lasciare sgomenti, sia gli spettatori, sia i protagonisti di questa storia. SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano è una docu-serie che non racconta solo fasti e nefandezze della più famosa comunità di recupero di tossicodipendenti in Italia. Racconta soprattutto miserie e virtù di persone che hanno vissuto una vita al limite, simbolo dell'esistere di ciascuno di noi.

Il personaggio principale su cui verte tutto il racconto è Vincenzo Muccioli, il padre-padrone di San Patrignano, un omone tanto istintivamente buono quanto segretamente ambizioso, diventato nella percezione di certa opinione pubblica, prima il salvatore degli ultimi, poi il loro carnefice. Non era un medico, non un terapeuta, non un educatore. Era affascinato dall'esoterico e sentiva il bisogno di fare qualcosa per aiutare le migliaia di persone spente dall'abuso dell'eroina, alla soglia degli anni Ottanta. Pensava che il suo spirito paterno potesse andare oltre qualunque lacuna professionale e che l'amore curasse ogni ferita. Per i tossicodipendenti entrati in comunità è stato a volte vero, altre volte no. Quando l'amore non è bastato, la conseguenza è stata che a San Patrignano è entrata la tragedia.

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Attorno al totem di Muccioli, si è costruita prima una sorta di comunità hippie, nel 1978, poi uno Stato di polizia, tra anni '80-'90. Mano a mano che SanPa s'ingigantiva, Muccioli diventava sempre meno padre e sempre più padrone. Fermamente convinto delle sue teorie educative, quando ha dovuto fare spazio ad altri, per gli impegni sempre più ingestibili, ha incaricato le persone sbagliate. Pensava che tenere vicino a sé i più difficili e violenti, fosse sufficiente a salvarli dai loro demoni e a renderli ciò di cui lui aveva bisogno. Si è sbagliato.

Il racconto del documentario si ferma alla scomparsa di Vincenzo Muccioli, misteriosa quanto la sua persona, avvenuta nel 1995. Il discorso narrativo è costruito sulle voci di chi gli è sopravvissuto, nonostante tutto. Le testimonianze costituiscono infatti il nerbo della serie, insieme ai materiali d'archivio. Sono voci preziose non solo per quello che dicono, ma anche per ciò che fanno trasparire, tra silenzi e frasi a metà. Ogni testimone che appare in video emerge come persona e non mero personaggio: la funzione narrativa non sacrifica la complessità, mai. Francamente non viene mai voglia di giudicare, nessuno. Viene invece voglia di empatizzare con i protagonisti.

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Fabio Cantelli, un fascio di nervi solcato dalla fatica del vivere, entra nel cuore e nella mente dello spettatore per la sua lucidità costruita su pratica e teoretica.

 

Ogni volta che parla, con la sua onestà inscalfibile, distribuisce conoscenza. È un eroe del dubbio, condannato dalla sua integrità e dalla sua incapacità di sopportare le tenebre in nome del poco di luce che potrebbe godersi in cambio. Si staglia altissimo sulle miserie che ha dovuto sopportare. Walter Delogu, invece, è eroico in quanto doppio, in quanto abile a sopravvivere a qualunque avversità senza apparenti danni. È l'unico che sembra in grado di trovare sempre una sua via per la salvezza, anche a costo di compromessi. Però, alla fine, è colui che assesta il colpo decisivo alla propaganda.

Per Andrea Muccioli, il figlio a cui è toccato in sorte Vincenzo come padre naturale e non adottivo, Delogu è un traditore. Puntata dopo puntata, Andrea Muccioli è intento a capire e analizzare San Patrignano, con spirito critico ma colmo d'affetto. In sorte gli tocca anche di portare avanti il progetto, fuori da polemiche e megalomanie paterne. La sua condanna è il vorticoso alternarsi di acclamazioni e condanne popolari, da cui cerca di difendere sé, la sua famiglia e San Patrignano.

 

Paolo Negri è un uomo che, a sentirlo parlare, è risultato del rifiuto in toto di SanPa, che ha trovato il senso nella comunità vissuta all'opposto del modo in cui era costretto a farlo. Antonella De Stefani è l'unica (purtroppo) voce femminile del documentario, vittima due volte: dei metodi riservati alle ribelli come lei e della misoginia che teneva le donne ai margini degli emarginati, anche a SanPa.

Antonio Boschini è invece il salvato che ha dedicato la vita a San Patrignano e al suo salvatore Muccioli. La gratitudine per una vita nuova a volte sembra, umanamente, offuscargli il giudizio e quindi si empatizza anche in disaccordo. Nell'arco delle cinque puntate, per gli spettatori questi e altri narratori diventano persone a tutto tondo con cui empatizzare, amici che si confidano, da accettare per i loro pregi e per i loro difetti.

Oltre agli ex-ospiti ci sono “gli altri”, quelli che stanno fuori dalla città-Stato di San Patrignano, ma che la frequentano, per mestiere o vocazione. Luciano Nigro è il giornalista che si sforza di comprendere anche quando altri pensano solo a schierarsi. Red Ronnie, la sua nemesi, è “il soldato” a prescindere, che "annusa” senza capire. Vincenzo Andreucci è la persona che, per il ruolo pubblico che ricopre, deve mettere in discussione quello che molti consideravano l'ultima speranza, un dio in terra. È il giudice per le indagini preliminari che andrà a fondo di suicidi, omicidi, violenze che avverranno a SanPa.

I Moratti, Gian Marco e Letizia, per il potere economico e politico che detengono, invece, sono quelli che trasformano (per amicizia o altro?) una piccola comunità del riminese nel più grosso centro di recupero d'Europa. Avrebbero potuto intuire che le tenebre si sarebbero infittite con l'espandersi dei confini della città-comunità. Non l'hanno fatto, probabilmente per affetto.

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Gianluca Neri, ideatore di SanPa, insieme alla sua squadra - la serie è scritta insieme a Carlo Gabardini e Paolo Bernardelli, la regia è di Cosima Spender - è riuscito a costruire un testo che non ingabbia, che rifugge le semplificazioni. E che riesce, tuttavia, a dare risposte certe sui fatti, surrogate da una ricerca giornalistica molto rigorosa. I testi degli autori sono talmente forti che a volte le immagini sono superflue: viene da pensare che SanPa avrebbe avuto la stessa intensità anche da podcast.

 

Insomma, tra le produzioni italiane NetflixSanPa sta alle docu-serie italiane come Sulla mia pelle ai film: conferma che, con il coraggio di Netflix, anche dall'Italia si possono raccontare storie difficili. E, da quanto dimostra la classifica dei più visti sulla piattaforma, il pubblico sembra gradire.

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