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Nollywood: la seconda industria cinematografica del mondo scende in piazza (e conquista Netflix)

13/01/2021 22:09

Lorenzo Bagnoli

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Nollywood: la seconda industria cinematografica del mondo scende in piazza (e conquista Netflix)

Dopo aver conquistato Netflix, Nollywood si schiera al fianco del movimento #EndSARS e si prepara a riscrivere la storia del cinema africano

Dopo aver conquistato Netflix, Nollywood si schiera al fianco del movimento #EndSARS e si prepara a riscrivere la storia del cinema africano

In Nigeria nel 2020 si è scatenato un movimento di protesta popolare debordante, la versione subsahariana di Black Lives Matter. Si chiama #EndSARS e chiede, come i manifestanti negli Stati Uniti, una profonda riforma delle forze dell'ordine allo scopo di mettere fine della brutalità della polizia.

Come scrive su Africa Is A Country il critico cinematografico Wilfred Okiche, il movimento ha portato in piazza anche Nollywood, dai produttori agli attori più noti, segnando l'inizio di una nuova partecipazione dell'industria cinematografica alla vita politica del Paese. Per inquadrare la portata della decisione da parte dell'industria di schierarsi con #EndSARS è utile ricapitolare per sommi capi la storia del movimento.

Perchè Nollywood si è schierata a fianco di #EndSARS

La protesta ha messo sotto tiro la Special Anti-Robbery Squad, SARS appunto, una forza speciale nigeriana nota per essere avvezza a mazzette e omicidi, che è stata effettivamente smobilitata dal governo l'11 ottobre. Solo tra il 2017 e il 2020, la SARS ha commesso 82 «esecuzioni extragiudiziali», termine con cui si definiscono omicidi per mano di quelle che dovrebbero essere le forze dell'ordine.

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I tweet di denuncia con l'hashtag #EndSARS iniziano ad apparire già nel 2017, ma diventano virali solo a ottobre 2020, dopo l'omicidio di un ragazzo di fronte a un albergo nello Stato del Delta, una delle regioni più povere della Nigeria. Il video dell'esecuzione è divenuto popolare e la protesta sempre più partecipata. Mentre assecondava le richieste del movimento, il governo della Nigeria, a ogni livello, non esitava a bloccare i conti correnti dei volti più popolari della protesta, arrestarli e reprimere le manifestazioni di piazza. È in questa fase che il movimento è diventato dirompente.

Il mondo della cultura, in Nigeria, è sempre stato militante, ma il cinema di massa aveva finora preferito rimanere spettatore, perso in un immaginario di esistenze da riscattare, sogni da realizzare, mariti infedeli, ricconi e vip stressati dalla vita sotto i riflettori. Il superamento della neutralità politica arriva in concomitanza con il momento in cui Nollywood smette i panni della start-up permanente per prendere maggiore coscienza di sé.

 

L'industria produce 50 film a settimana (è seconda solo a Bollywood) e l'Onu stima produca introiti per 590 milioni di dollari l'anno: Nollywood è ormai è diventata tra le principali fonti di reddito del Paese.

Nollywood fuori dall'Africa: l'attenzione di Netflix

Mai come nel 2020 l'industria nigeriana del cinema è osservata fuori dall'Africa. Netflix a giugno ha lanciato il teaser Made by Africans, Watched by the World, «un'ode a ricchezza, genio e creatività della narrazione africana e dei suoi narratori», come scrive il colosso streaming nella presentazione del video. Netflix è in Africa dal 2016. Ha acquistato il primo film nel 2017 (Lionheart) e dal 2020 sostiene le produzioni africane, anche per quanto riguarda le serie tv. Nollywood, che rappresenta l'unica vera industria cinematografica del continente, fa da capofila.

A giugno Netflix ha firmato un accordo per la distribuzione di più titoli prodotti da EbonyLife Media, una delle case di produzione più interessanti della Nigeria. Tra i film in lavorazione, c'è un adattamento dello spettacolo teatrale La morte e il cavaliere del re dello scrittore premio nobel per la letteratura nel 1986 Wole Soyinka, oltre a una serie tratta da Prudenti come serpenti, romanzo d'esordio di una delle portavoci dei diritti delle donne in Nigeria, la scrittrice Lola Shoneyin.

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A dirigere EbonyLife è Mo Abudu, che nel 2015 si è guadagnata il titolo di imprenditrice di maggior successo del Paese secondo Forbes.

 

La stessa a ottobre 2020 twittava con l'hashtag #EndSARS per chiedere che la protesta di piazza non si esaurisse con la chiusura della polizia speciale ma portasse a una riforma più profonda del Paese. A conferma di quanto il tratto femminile nelle cultura nigeriana stia imprimendo una svolta, sua nipote Feyikemi, che conduce il podcast di successo I Said What I Said, è stata tra le principali voci della protesta che ha fatto più clamore, quella di Lagos.

Tra i titoli Netflix ce n'è uno che rende particolarmente l'idea di quello che può raccontare EbonyLife Media anche ad altre latitudini: Òlòtūré, il film africano più visto del 2020. Il film racconta di una giornalista sotto copertura che sta conducendo un'inchiesta sul mondo della prostituzione. Il gruppo criminale di cui vuole scrivere porta ragazze nigeriane in Italia. Il viaggio dell'eroina Òlòtūré (il cui nome significa «perseveranza» in una delle lingue locali) è una via crucis tra le violenze a cui sono costrette le vittime di tratta.

La forza del film è combinare una storia ben nota al pubblico estero con delle sensibilità tutte africane che danno al lungometraggio una prospettiva diversa, meno folkloristica e caricaturale. Peccato per certi personaggi maschili, macchiettisticamente bidimensionali, e per la rappresentazione politica che «è tutto un magna-magna» e nulla di più. Però le potenzialità per storie di impatto e non scontate ci sono tutte.​ 

Raccontare con la propria voce è uno dei temi fondanti delle produzioni di EbonyLife e non a caso Mo Adubu compare nel video Made by Africans, Watched by the World.

 

Il cinema nigeriano ha le possibilità per appassionare spettatori a ogni latitudine, incline com'è al blockbuster e all'emulazione dei film tamarri di Hollywood. Ma il bello di Nollywood è che ha le carte in regola per andare anche molto oltre, per realizzare opere più autoriali senza dover essere culturalmente succube di Regno Unito e USA (come invece accade troppo spesso al cinema senegalese con la Francia). Insomma, per la prima volta nella storia, il cinema africano ha davvero la possibilità di raggiungere un pubblico internazionale con la propria voce. Senza mediazione.

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