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The Oak Room (2020): la recensione del thriller scritto da Peter Genoway, al TFF38

02/12/2020 12:42

Marcello Perucca

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The Oak Room (2020): la recensione del thriller scritto da Peter Genoway, al TFF38

Tratto da un’opera teatrale di Peter Genoway, qui nella veste di sceneggiatore, approda al 38° Torino Film Festival The Oak Room

Tratto da un’opera teatrale di Peter Genoway, qui nella veste di sceneggiatore, approda al 38° Torino Film Festival, nella sezione Le stanze di Rol, il bellissimo The Oak Room di Cody Calahan, un noir ambientato in una sperduta località canadese. Già dall’incipit veniamo introdotti in una narrazione notturna che ci avvolgerà completamente sino alla fine. Una macchina viaggia di notte in una landa desolata, sotto una fitta tormenta di neve con una musica extradiegetica – azzeccata e funzionale la colonna sonora realizzata da Steph Copeland – che ci cala nel climax della vicenda.

Un uomo, incappucciato, entra in un bar. Non si ferma neanche quando Paul, il proprietario (Peter Outerbridge), gli intima di uscire perché il locale ormai è chiuso. Nel momento in cui l’uomo si rivela in volto vediamo che si tratta di un giovane (R.J. Mitte).

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Dalle parole che si scambiano intuiamo che i due si conoscono e che, fra di loro, ci sono dei conti in sospeso risalenti a molti anni prima: vecchi debiti, rancori covati a lungo. Un passato che, con l’incedere del racconto, lentamente verrà fatto riemergere dal profondo della memoria.

L’avvincente The Oak Room è un film fatto di storie. Un’opera in cui le parole prendono il sopravvento sulle immagini e raccontano il mondo al di fuori delle mura del locale nelle quali vengono pronunciate. Dove i protagonisti si rivelano il contrario di ciò che appaiono.

 

I racconti, con continui flashback, si incastrano l’uno nell’altro; come scatole cinesi che rilasciano il loro contenuto lentamente, sino alla rivelazione finale. Narrazioni che portano lo spettatore a chiedersi a quale rappresentazione si stia realmente assistendo. A domandarsi chi siano veramente i personaggi della vicenda, avvolti da un alone di mistero amplificato dall’ambientazione notturna e dalla bella fotografia di Jeff Maher che dà risalto alle ombre e ai volti illuminati dalle luci al neon. 

Nel film di Cody Calahan erompe prepotente il gusto ancestrale del raccontare e, allo stesso tempo, quello dello stare ad ascoltare. Anche se, in questo caso, l’ascolto porta ad apprendere scomode verità. La sceneggiatura di Genoway è potente, perfetta nel distillare lentamente la suspence sino alla deflagrazione del finale.

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Un film dall’incidere lento, che non privilegia l’azione ma che, al contrario, lavora per sottrazione, basandosi unicamente sul potere evocativo della narrazione. Ne esce fuori una umanità stanca, depressa. Una visione di un’America rurale non più in grado di guardare avanti ma con la mente rifugiata in un passato non particolarmente edificante.

Alla fine non ci saranno più storie da raccontare. Le varie tessere andranno al loro posto. E, sui titoli di coda, capiamo di avere appena finito di guardare un piccolo gioiello proposto sul finire di questa strana edizione completamente in streaming del Torino Film Festival.


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Genere: thriller

Titolo originale: The Oak Room

Paese, anno: Canada, 2020

Regia: Cody Calahan

Sceneggiatura: Peter Genoway

Fotografia: Jeff Maher

Interpreti: RJ Mitte, Peter Outerbridge, Ari Millen, Nicholas Campbell, Martin Roach, David Ferry, Amos Crawley

Colonna sonora: Steph Copeland

Durata: 90 Min

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