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The Evening Hour (2020), un racconto country: la recensione del film di Braden King al TFF38

22/11/2020 11:10

Valentina Pettinato

Recensione Film, Festival, Torino Film Festival, #TFF38, Braden King,

The Evening Hour (2020), un racconto country: la recensione del film di Braden King al TFF38

Un racconto, quello di King, di tragedie e abissi al suono di musica country

Presentato in concorso al Torino Film Festival, in questa sua nuova versione online, il secondo lungometraggio (il primo era Here del 2011) di Braden King, regista, artista e autore di video musicali. Il film, The Evening Hour, è l’adattamento cinematografico del romanzo di Carter Sickels, da una sceneggiatura di Elizabeth Palmore, un dramma che racconta attraverso il suo protagonista il dolore di un’intera comunità in declino economico, di valori e di aspettative.

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Cole (Philip Ettinger) si occupa degli anziani nella casa di cura della sua piccola cittadina sulle montagne. Esce con Charlotte (Stacy Martin) e fa di tutto per essere un bravo nipote, visto che sono i suoi nonni a occuparsi di lui.

Nonostante la faccia da bravo ragazzo, Cole qualcosina di illecito la fa: non riuscendo per etica personale a rubare le medicine dalla casa di riposo dei suoi anziani, si mette in combutta con un amico per comprare antidolorifici in eccesso e spacciarli durante il suo secondo lavoro, le sue consegne a domicilio. Grazie a questo lavoretto si barcamena economicamente, ma sempre con un basso profilo: rivende i suoi medicinali a chi ne ha estremo bisogno, sentendo un po' di colmare i vuoti di un sistema sanitario carente, e ben attento a non pestare i piedi a Everett (Marc Menchaca), uno spaventoso spacciatore locale. La sua tranquilla routine viene però bruscamente messa a repentaglio dal ritorno di Terry (Cosmo Jarvis), un amico infanzia, che ha un piano diabolico per inserirsi nel traffico di oppioidi e altre sostanze e far soldi facili.

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The Evening Hour sembra apparentemente un film molto scolastico. Di afflato indie, racconta di miserie umane, di caduta nelle dipendenze, di paesi abitati da anziani ammalati e di giovani che non hanno più sogni e futuro. Ci sono bellissimi paesaggi e una fotografia (Declan Quinn) assolutamente coerente con tutto ciò che viene portato in scena.

 

Eppure, nonostante questo suo assomigliare all’ennesima versione di un certo cinema di genere, il film di King non si apre a queste dinamiche, e decide di raccontare derive sociali e i fallimenti nel modo più asciutto possibile, senza ambire a fare altro, prendendosi beffardamente gioco di chi si improvvisa criminale in un piccolo paesino di anziani. Il racconto rimane davvero molto superficiale: non conosciamo la storia di nessun abitante al quale Cole fa visita, nessuno spazio è lasciato a sentimentalismi e a spiegazioni.

Il film si poggia silenziosamente sul suo protagonista: un uomo compassionevole che aiuta le persone, che cerca di risparmiare loro di buttarsi nelle grinfie degli spacciatori ‘cattivi’ e che allo stesso tempo si oppone alla loro autodistruzione.

 

Questa tesi è rafforzata dal dualismo con il vero criminale del posto, Everett, e ancora una volta l’andamento narrativo si avvale del contrasto per spiegare l’approdo alle azioni illecite di un ragazzo che preserva un cuore così puro. Non solo: Cole è nipote di un Pastore, e recita le sacre scritture a memoria. E’ in questa mite indulgenza verso il protagonista che risiede il cuore del film: persino una persona così caritatevole non può che sottostare a certe logiche in un luogo dimenticato da Dio, flagellato economicamente e volto all’autodistruzione.

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E il paradosso è sicuramente vincente, e funziona fino all’epilogo, anche se la sensazione a fine visione è che il film forse meritava più ritmo, più spessore. Un racconto, quello di King, di tragedie e abissi al suono di musica country; di banconi di bar malfamati e roulotte nei parcheggi: tutto sembra suggestivo e giusto, ma, forse non abbastanza. Forse qualche elemento in più delle pagine del libro avrebbe colmato qualche vuoto narrativo e dato un po' più di respiro rendendo più amalgamata questa versione cinematografica, che comunque, è un bellissimo urlo disperato da uno dei posti in America in cui è difficile vivere.


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Genere: drammatico

Paese/Anno: USA, 2020

Regia: Braden King

Sceneggiatura: Elizabeth Palmore

Fotografia: Declan Quinn

Montaggio: Andrew Hafitz, Joseph Krings

Interpreti: Philip Ettinger, Stacy Martin, Cosmo Jarvis, Michael Trotter, Kerry Bishé, Lili Taylor

Colonna sonora: Boxhead Ensemble

Produzione: Secret Engine, Washington Square Films

Durata: 115'

 

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