Una miniserie che può essere vista come un film
Negli scorsi anni, Netflix ha attirato molti grandi registi contemporanei permettendo loro di realizzare film costosi, ambiziosi e con il pieno controllo creativo. Oggi le priorità della piattaforma sono cambiate e il cinema d'autore ha sempre meno spazio: tra i registi che hanno deciso di allontanarsi ci sono Noah Baumbach, il cui The Meyerowitz Stories, in concorso a Cannes nel 2017, segnò una rottura mai sanata tra il festival e la piattaforma, e David Fincher, che aveva contribuito allo sviluppo iniziale di Netflix collaborando alla realizzazione di House of Cards e aveva diretto per la piattaforma anche The Killer, ma ha deciso di non rinnovare il suo contratto in esclusiva, in scadenza nel 2027. Il cileno Pablo Larraín, invece, continua a trovare proficua la collaborazione tra la sua casa di produzione Fábula e Netflix; siccome non c'è più grande dibattito sulla legittimità della presenza delle opere realizzate appositamente per le piattaforme nei festival del cinema, anche nei concorsi principali, con l'eccezione di Cannes, ferma nel suo rifiuto, non è sorprendente che il Festival internazionale del cinema di San Sebastián, sempre molto attento al cinema in arrivo dal Sudamerica, abbia invitato in concorso la sua ultima regia, girata a Buenos Aires e destinata allo streaming, Mis muertos tristes.
Semmai, si è posta con forza un'altra questione: è stato corretto inserire nel concorso dei lungometraggi cinematografici quella che è, a tutti gli effetti, una miniserie concepita in quattro episodi? Durante la conferenza stampa successiva all'anteprima, la confusione era palese: se un giornalista parlava di película, Larraín stesso lo correggeva col termine serie. La proiezione integrale sul grande schermo a San Sebastián è stata un'eccezione che forse, in futuro, si ripeterà solo in occasione di omaggi o retrospettive dedicate al regista: qualche giorno dopo, la miniserie Mis muertos tristes è stata pubblicata su Netflix e il pubblico la può vedere solo in questo formato. Nella versione cinematografica di poco più di tre ore sono stati omessi i titoli di testa e di coda dei singoli episodi, sostituiti da un paio di secondi di schermo nero come stacco. Eppure, la visione non può essere equivalente: sul grande schermo sono emerse maggiormente l'atmosfera gotica che lascia poco spazio alla speranza e la componente scenografica cittadina, che ha una rilevanza cruciale.
La trama di Mis muertos tristes
Mis muertos tristes è una storia di fantasmi: a vederli, a dialogare e a interagire con loro è Ema, medica argentina appena pensionata contro la sua volontà. Nonostante il nome faccia pensare a un'altra Ema, la ragazza spregiudicata e focosa del film omonimo di Larraín del 2019, la donna interpretata da Mercedes Morán è di tutt'altro tipo, oltre che di un'altra generazione: sembra stanca e rassegnata al suo potere, che le permette di passare dalle cure prestate all'anziana madre, molto sofferente per una malattia prima della morte, al contatto quotidiano col suo fantasma, che non ha mai lasciato la casa dove abitava.
Interagire con i fantasmi non è una prerogativa ereditaria, ma è comunque una capacità presente in famiglia: Carolina (Dolores Fonzi), la figlia di Ema, ne è risparmiata; Julie (Carolina Álvarez), figlia di sua sorella, ha la stessa capacità di Ema, ma interagisce con i fantasmi in maniera più fisica ed erotica. Anche se Julie riesce a trovare piacere nel contatto con i fantasmi, non si trova bene con i vivi ed è considerata una ragazza assai problematica dai suoi stessi genitori, che infatti tornano in visita in Argentina dagli Stati Uniti, dopo molti anni, per farla ricoverare in una struttura ospedaliera. Julie, anziché essere curata, provoca inavvertitamente una diffusione parziale del suo potere: tante altre persone iniziano a sentire le voci dei fantasmi pur senza riuscire a vederli, e la sola consapevolezza della loro presenza, spesso inquietante, scatena preoccupazione e panico. Ema, l'unica abituata alla presenza dei morti accanto ai vivi, deve intervenire per tranquillizzare i secondi e placare i primi.
Perché i morti sono tristi?
Si è molto parlato degli obblighi che Netflix imporrebbe a chi realizza i prodotti destinati a finire in catalogo: in particolare, quello di inserire nei dialoghi frequenti riassunti di quanto già accaduto, per aiutare la comprensione dei tanti che guardano distrattamente. È evidente che Larraín abbia concepito in perfetta autonomia la serie, senza adattarsi allo "stile Netflix": in parte perché la sceneggiatura è tratta da quattro racconti della scrittrice argentina Mariana Enriquez, che ha anche collaborato all'adattamento. Non viene esplicitato nessun motivo per cui Ema abbia il suo potere, né si racconta quando sia cominciato o come abbia fatto a portare avanti una vita normale, seppure circondata da visioni assurde. Anzi, nell'unica scena in cui parla del suo passato, chiarendo alcuni aspetti rimasti fino ad allora oscuri, il suo sfogo è così divertente e inserito così perfettamente nella trama da sembrare un esempio ideale di come introdurre nella sceneggiatura una sintesi efficace senza risultare didascalici, come sono invece i famigerati spiegoni.
Nella galleria di fantasmi visti da Ema, però, sembra ci siano esclusivamente persone che hanno avuto una morte violenta, dolorosa o solitaria: ecco perché i suoi morti sono tristi, come dice il titolo della serie. Non può farli sparire dalla sua vista; in alcuni casi probabilmente neppure lo vorrebbe, come con la madre, che ogni tanto si premura di calmare prendendone la mano e parlandole con dolcezza. Invece, può cambiare le condizioni in cui continuano a tornare nei luoghi dove sono morti, talvolta inscenando in continuazione l'evento traumatico che li ha portati alla fine. Ema, e noi con lei, può essere testimone anche di ciò che nessun altro ha visto: omicidi violenti, linciaggi, overdose. Può vedere tutti i mali che la società preferirebbe nascondere e che infatti nessuno riesce a reggere quando è costretto ad ascoltarli.
Mis muertos tristes, attraverso una storia di genere, è un racconto della gioventù rovinata dalla microcriminalità di quartiere o dal consumo di droga, dell'insofferenza cieca nei confronti degli immigrati colpiti in quanto tali e non solo per ciò che fanno, della ghettizzazione di interi quartieri delle metropoli, ma anche della malasanità e dei problemi legati al fine vita, perché il dolore e la violenza prima della morte possono toccare davvero tutti. Ema è la testimone che ci permette di scoprire non ciò che è invisibile, ma ciò che si decide di ignorare, almeno finché non se ne viene toccati direttamente. I fantasmi, ben lungi dall'essere un semplice espediente horror, sono il rimosso su cui è stata edificata una società ingiusta, diseguale e aggressiva: una società che passa dalla paura all'odio, al fascismo, come viene perfettamente sintetizzato.
Una storia legata al Barrio Piedrabuena
La vicenda si adatta particolarmente bene al luogo dove è ambientata: il complesso residenziale Piedrabuena, nel quartiere di Villa Lugano, nella zona sud-occidentale di Buenos Aires. È una zona che mostra contraddizioni architettoniche evidenti: vicino alle case unifamiliari del nucleo originario è stato costruito un grande complesso immobiliare popolare. Ema decide di tornare a vivere lì, trasferendosi nella casa della madre, e ritrova un quartiere pericoloso e degradato; anche i luoghi di aggregazione sociale, come le piazze, o gli elementi architettonici comunitari, come la cisterna dell'acqua che serve la zona, comunicano sensazioni di abbandono ed emergenza costante e diventano centrali nel far sprofondare gli abitanti in un'ansia continua.
È un sobborgo dove si vive male e si muore tanto, perciò è l'ideale per una storia di fantasmi. I morti, infatti, non sembrano capaci di allontanarsi dai luoghi cui appartengono ma, se vengono ascoltati e aiutati, possono almeno sperimentare un'alternativa alla sofferenza eterna; non arriveranno mai in paradiso, ma possono evitare di rivivere per sempre l'inferno in cui si è conclusa la loro vita. Anche se sembra stanca e sfiduciata, Ema deve mettere in pratica l'empatia verso il prossimo cui è costretta dal suo potere: la sua azione nei confronti dei morti, che ha un impatto anche sui vivi, rappresenta un piccolo argine sociale alla paura, e quindi all'odio, e quindi al fascismo.

Scheda Film
Titolo: Mis muertos tristes
Titolo originale: Mis muertos tristes
Titolo internazionale: My Sad Dead
Anno: 2026
Paese: Argentina, Cile
Regia: Pablo Larraín
Sceneggiatura: Guillermo Calderón, Anastasia Ayazi, Pablo Larraín, Mariana Enriquez
Opera originale: racconti di Mariana Enriquez
Cast principale: Mercedes Morán, Dolores Fonzi, Alejandra Flechner, Carolina Álvarez, Carlos Portaluppi, Luz Jiménez, Germán de Silva
Fotografia: Sergio Armstrong
Montaggio: Sofía Subercaseaux
Musiche: Francisco Durán, Mauricio Durán
Scenografia: Rodrigo Bazaes
Produzione: Fábula
Produttori: Juan de Dios Larraín, Pablo Larraín, Ángela Poblete
Distribuzione italiana / piattaforma: Netflix
Genere: Drammatico, fantasy, horror
Durata: 4 episodi (56, 50, 47 e 48 minuti); versione cinematografica di 187 minuti
Data di uscita su Netflix: 24 settembre 2026
Festival: 74º Festival internazionale del cinema di San Sebastián (2026), Selezione ufficiale in concorso, presentazione in versione cinematografica



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