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Father Mother Sister Brother (2025), recensione film: famiglie, silenzi e legami impossibili

15/10/2025 20:00

Claudio Cinus

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Father Mother Sister Brother (2025), recensione film: famiglie, silenzi e legami impossibili

Jim Jarmusch racconta tre famiglie attraverso silenzi e attese in Father Mother Sister Brother, Leone d’Oro a Venezia, tra minimalismo e memoria affettiva.

Famiglie che parlano in silenzio

In tutte le famiglie si chiacchiera, ma ogni famiglia chiacchiera a modo suo. Sono parole, silenzi, gesti di tre diverse famiglie ristrette (genitori e figli), in tre segmenti indipendenti ma legati tra loro tematicamente, a comporre la trama di “Father Mother Sister Brother”, il film con cui Jim Jarmusch ha vinto il Leone d’Oro all’82ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia; un epilogo sorprendente per un film che al Lido è arrivato per un fortunato scherzo del destino, poiché nessuno (a partire dal regista stesso) si sarebbe aspettato di vederlo escluso dal Festival di Cannes.

Il padre: ritorno all’ovile

Seguendo l'ordine genealogico del titolo, nel primo episodio c'è un padre (Tom Waits) che riceve una visita dai figli Jeff e Emily (Adam Driver e Mayim Bialik): qui e anche successivamente, sono sempre i figli a muoversi fisicamente verso i genitori e quindi simbolicamente a tornare all'ovile. L'uomo anziano vive da solo nel New Jersey, in una casa un po' fuori mano che i figli raggiungono in auto: non si vedono da tempo e quando si incontrano, l'imbarazzo è palese. La descrizione della trama potrebbe terminare qui, non c'è molto altro da aggiungere: domande vaghe, frasi di circostanza, goffe cortesie reciproche, sono la raffigurazione di relazioni familiari poco fluide, senza alcuna volontà di raccontare esplicitamente più di quello che si riesce a cogliere.

La madre: rituali e controllo

Nel successivo episodio dublinese, è la madre (Charlotte Rampling) a convocare le due figlie, Timothea e Lilith (Cate Blanchett e Vicky Krieps): perciò, stavolta, la genitrice è la più interessata all'appuntamento. Lo schema si ripete: il non detto, nelle titubanze dell'ora del tè organizzata con cura maniacale, è più significativo dei pochi dialoghi, nel rappresentare l'egemonia della figura materna su due figlie molto diverse ma entrambe segnate da un timore reverenziale istintivo. Se per atteggiamenti e abbigliamenti sono diverse, le tre donne però hanno un linguaggio del corpo che le accomuna e viene ripetutamente catturato dalle inquadrature dall'alto sulla tavola tonda: la ripetizione meccanica e precisa di gesti, rifugio dal disagio delle parole che non vogliono uscire di bocca, è un'eredità genetica che accomuna eternamente donne che hanno fatto (o subìto) scelte di vita molto differenti.

Sorella e fratello: dialogare con l’assenza

In conclusione, nell'episodio parigino, Skye e Billy, sorella e fratello (Indya Moore e Luka Sabbat) decidono di fare un'ultima sortita nell'appartamento dove risiedevano i genitori, morti da poco tempo, prima di riconsegnarne definitivamente le chiavi alla portiera. Questa volta il dialogo tra genitori e figli è davvero impossibile, eppure il ritorno nelle stanze quasi completamente svuotate in cui percepiscono ancora la presenza del padre e della madre, quasi riportandoli in vita dalle fotografie, lo rende il più schietto dei tre: è un tenero dialogo con la memoria, in cui l'assenza fisica della controparte non è un ostacolo ma la liberazione delle inibizioni sociali, emotive, psicanalitiche che aleggiavano nei primi due segmenti.

Case come trappole emotive

In assenza di una sceneggiatura verbosa senza sottintesi, è probabile che ogni spettatore si faccia un'idea diversa di ogni personaggio e di ogni singola relazione familiare, in base agli indizi che sarà riuscito a cogliere. Non si può parlare di lavoro di sottrazione perché, nonostante l'apparenza minimalista, si può trovare sostanza narrativa anche in ogni momento di attesa silenziosa, in ogni oggetto, e soprattutto nell'osservazione degli ambienti. Le famiglie disperse tornano a essere tali quando si riuniscono sotto lo stesso tetto. Vediamo tre case - due villette e un appartamento - che sono come un inganno, una trappola e un sepolcro: non c'è molta vitalità al loro interno, ma se dai luoghi si può provare a scappare (più e più volte), è molto più complicato se non impossibile recidere i legami di sangue.

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Scheda Film

Regia: Jim Jarmusch
Sceneggiatura: Jim Jarmusch
Interpreti: Tom Waits, Adam Driver, Mayim Bialik, Charlotte Rampling, Cate Blanchett, Vicky Krieps, Indya Moore, Luka Sabbat
Distribuzione italiana / piattaforma: MUBI
Durata: 110 minuti

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un progetto di Piano9 Produzioni

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