Un autore che non vuole fermarsi
A 86 anni, Francis Ford Coppola non vuole andare in pensione e spera di poter realizzare presto un nuovo film, Glimpses of the Moon, di cui ha già pronta la sceneggiatura. Fatica a trovare i finanziamenti e, purtroppo per lui, stavolta ha bisogno di soldi altrui, avendo già investito buona parte dei propri averi nel film precedente, il progetto sognato per decenni: Megalopolis. Quel film è stato un fallimento commerciale che non ha ripagato l'investimento. Neppure la critica l’ha amato molto, pur avendo una minoranza di estimatori. Eppure, un possibile futuro da cult movie sarebbe tutt’altro che sorprendente; senza dimenticare che Coppola ha già annunciato che ci rimetterà mano - possedendone i diritti, può farci quel che vuole quando vuole - quindi chissà se vedremo mai una versione rivista e corretta da poter nuovamente giudicare.
Un progetto coltivato per decenni
Un passo indietro. Uno dei più grandi registi della storia del cinema sogna per decenni di realizzare Megalopolis, un film epico/fantascientifico cui tiene moltissimo ma molto ambizioso, e perciò molto costoso; inizia a scriverne la sceneggiatura nel 1978 e la rimaneggia per quarant'anni; riesce finalmente a far partire la lavorazione nel 2019, grazie ai soldi ottenuti vendendo una parte della sua profittevole azienda vinicola; le riprese sul set durano tantissimo e si accumulano così tanti problemi e ritardi da far temere che il film non verrà mai portato a termine; infine, Coppola lo conclude, lo porta al Festival di Cannes in concorso, si assicura la distribuzione in sala senza poi ottenere dal pubblico il riscontro desiderato; eppure continua a presentarlo personalmente in giro per i cinema degli Stati Uniti, convinto che debba essere visto esclusivamente sul grande schermo (sarebbe deluso di sapere che da pochi giorni in Italia è disponibile in streaming su Mubi). Una storia così affascinante meritava di essere raccontata, e per fortuna Coppola aveva invitato sul set il collega Mike Figgis per fare delle riprese.
Il metodo Coppola osservato da Figgis
MegaDoc è il risultato del dietro le quinte del film di Coppola assemblato da Figgis, che non sapeva bene cosa aspettarsi e infatti confida più volte, davanti alla macchina da presa, i suoi dubbi su ciò che sta osservando e su come riprenderlo. A partire dalle prime prove degli attori (senza il protagonista Adam Driver, arrivato in seguito) si capisce che la modalità di lavoro di Coppola è molto peculiare: un misto di energia con spirito giovanile (fa preparare gli attori coinvolgendoli in vari giochi) e mentalità da patriarca intoccabile con idee non negoziabili. Le scene di entusiasmo iniziale delle prime prove non sono destinate a durare per tutte le lunghe settimane di lavorazione; se una vecchia volpe come Jon Voight si muove sempre con ironica eleganza, il bizzoso Shia LaBeouf, confermato nel ruolo del malvagio Clodio nonostante la reputazione a pezzi, mostra segni di insofferenza sempre maggiore ma riesce a controllarsi abbastanza da non farsi cacciare dal set. I problemi con gli attori, spinti a seguire le indicazioni del regista anche quando non le condividevano o non le capivano (è il caso di Dustin Hoffman, il cui piccolo ruolo è in effetti indecifrabile), sono poca cosa, però, rispetto alle complicazioni sorte coi comparti tecnici.
Un set fuori controllo
L'impressione che si coglie nel vedere le riprese di Figgis, anche ascoltando le interviste ai protagonisti girate in contemporanea alle riprese di Megalopolis, è che Coppola non sia riuscito a chiarire ai suoi collaboratori tutte le idee che aveva in testa prima di mettere in moto la macchina produttiva; pertanto ha dovuto adattare in corsa, con grande dispendio di soldi, tempo ed energie, un imponente processo già in moto. È comprensibile che volesse vedere sullo schermo esattamente la sua visione, ma l'artista che vediamo all'opera è tanto esigente quanto incapace di valutare correttamente, col dovuto anticipo, la differenza tra una fantasia mentale e la sua realizzazione concreta.
Un racconto incompleto
Figgis si comporta rispettosamente come un ospite che non vuole invadere gli spazi altrui. Si fa da parte quando non si sente gradito (accetta di non riprendere Driver al lavoro sul set, in cambio di un'intervista faccia a faccia alla fine delle riprese), sceglie con cura quando presentarsi sul set e quando non farsi vedere, cerca di analizzare razionalmente tutto ciò che coglie, e filma ciò che lo circonda fidandosi del suo istinto da regista, avendo per la prima volta l'opportunità di osservare da vicino un collega al lavoro giorno dopo giorno. Eppure, anche lui sembra impotente e scioccato innanzi al caos del set di Coppola: è egli stesso travolto da situazioni, immagini, confessioni, che non riesce a mettere coerentemente in fila per farci comprendere una magniloquente e catastrofica operazione cinematografica fuori controllo. MegaDoc è un dietro le quinte pieno di informazioni e ha il pregio di riuscire a catturare ragionamenti schietti che gli attori generalmente non fanno davanti a una macchina da presa, ma non riesce a spiegare in modo del tutto soddisfacente perché il grande sogno di Coppola si sia trasformato in un campo minato nel quale Figgis non ha avuto il coraggio di addentrarsi completamente.

Scheda Film
Regia: Mike Figgis
Sceneggiatura: Mike Figgis
Interpreti: Francis Ford Coppola, Adam Driver, Jon Voight, Shia LaBeouf, Dustin Hoffman
Fotografia: —
Montaggio: Joe Beshenkovsky
Musica: Mike Figgis
Produzione: Ellie Film MegaDoc, Red Mullet Productions
Distribuzione italiana / piattaforma: Mubi
Durata: 107 minuti



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