Un film mai distribuito in Italia, ora riscoperto
Con la vittoria dell’Orso d’Oro di L’estate arida alla Berlinale del 1964, Metin Erksan è stato il primo regista turco a vincere uno dei maggiori festival cinematografici internazionali. Dalla sua lunga filmografia, composta da oltre quaranta titoli, MUBI, per la sua prima attività di restauro, ha ripescato un film dell’anno successivo, dandogli una nuova visibilità, di cui anche Il Cinema Ritrovato di Bologna ha prontamente approfittato mostrandolo sul grande schermo. Time to Love, titolo internazionale di Sevmek Zamanı, come invece è stato presentato nel programma ufficiale del festival bolognese, è un’opera così eccentrica nel raccontare una storia d’amore che sarebbe potuta essere classicissima da risultare ancora oggi moderna, perché completamente fuori dal tempo.
Di cosa parla Time to Love
Un uomo entra in una casa e si siede davanti alla grande fotografia di una giovane donna, restando a lungo a fissarla; lo sguardo penetrante della foto nel controcampo è un mistero per lo spettatore. Ci si domanda quale rapporto possano avere i due: sono sposati, separati, amici, parenti, amanti? Il mistero viene risolto poco dopo. Quando la donna entra nella casa, in cui torna dopo una lunga assenza, trova l’uomo davanti alla propria fotografia e scopriamo che i due non si conoscono. L’uomo, Halil, aveva lavorato alla ristrutturazione dell’appartamento e si era innamorato della fotografia appesa al muro senza aver mai visto dal vivo la donna ritratta. La donna, Meral, all’inizio è giustamente turbata; lui promette di non tornare mai più. Poi, però, è Meral a cercarlo: parlandogli e ascoltando la sua storia, capisce che quella forma di amore senza intermediazioni e senza compromessi è così potente da spingerla, a sua volta, a innamorarsi di lui.
Ma Halil ama la foto, non la donna. E quel rapporto d’amore, basato su una duplice illusione — quella fotografica per lui e quella caratteriale per lei — diventa una giostra di sentimenti in cui pare che i due protagonisti facciano a gara per essere infelici. C’è anche un terzo incomodo in questo rapporto altalenante, in cui i due si prendono e si lasciano con volubilità adolescenziale ma pesantezza esistenziale: il fidanzato di Meral, che non soltanto vuole sposarla a tutti i costi, ma è anche il tipo d’uomo capace di diventare violento pur di difendere la stabilità di una relazione, perché considera la coppia un legame in cui l’uomo decide e la donna si adegua senza fiatare.
L’illusione disperata di un amore puro
La feroce gelosia del fidanzato ripudiato è probabilmente il sentimento più comprensibile tra tutti, perché il più diffuso tra le persone comuni. La purezza idealistica cercata da Halil e Meral, nella fissità delle immagini con cui non si può interagire o nella passione per un desiderio altrui puramente concettuale, rappresenta invece una sfida alla comprensione delle loro intenzioni. Il problema di Halil non è semplicemente quello di essersi innamorato di una donna che non conosce: è essersi innamorato dell’idea di quella donna prima ancora della donna stessa. L’amore reale rischia quindi di diventare quasi una minaccia, perché introduce nella perfezione immobile della fotografia l’imprevedibilità di un essere umano.
È un’idea che dialoga, da una prospettiva molto diversa, con la ricerca impossibile dell’amore ideale raccontata ne L’amore secondo Isabelle, dove è ancora una volta lo scarto tra ciò che si desidera e ciò che realmente esiste a generare sofferenza. Meral, a sua volta, finisce per innamorarsi proprio della radicalità di quel sentimento. Ma anche il suo desiderio nasce da una proiezione: ama l’uomo capace di amarla in modo assoluto, prima ancora di riuscire a conoscere realmente quell’uomo. L’amore diventa quindi un sentimento continuamente inseguito e continuamente respinto. I due protagonisti sembrano desiderarlo soprattutto quando rimane irraggiungibile e iniziano invece a temerlo nel momento in cui potrebbe assumere una forma concreta.
Il bianco e nero di un limbo sentimentale
Girato in bianco e nero, il film rifugge ogni passione carica di colori e sfuma invece i sentimenti in un vortice di insoddisfazioni autoindotte che suggeriscono una grande paura di vivere. Già a partire dall’ossessione per una fotografia inanimata, infatti, si intuisce che i personaggi siano più simili a fantasmi che vagano senza meta alla ricerca dell’impossibile anziché a persone reali con desideri reali. Gran parte del film è ambientata in paesaggi isolati, cosicché sembra che i due protagonisti siano costretti a muoversi in un limbo lontano dalla civiltà, che offre loro soltanto qualche velata illusione di poter trovare una via d’uscita soddisfacente. Proprio in quel limbo sfiorano una traballante serenità, che invece risulta del tutto impossibile quando entrano in contatto con chi non può condividere il loro modo di affrontare i rapporti umani. La dimensione paesaggistica finisce così per assecondare quella sentimentale: Halil e Meral sembrano poter vivere il proprio amore soltanto fuori dal mondo, lontani da una realtà che inevitabilmente chiederebbe loro di trasformare l’immaginazione in qualcosa di concreto.
Una storia d’amore fuori dal tempo
Lo sguardo affettuoso ma sconsolato del collega e confidente di Halil si sovrappone infine al nostro nell’osservare persone a lui vicine delle cui azioni e scelte non riesce a comprendere il senso. Ed è forse proprio questa incomprensibilità a rendere Time to Love ancora così affascinante. Erksan parte dagli elementi più riconoscibili della storia romantica — l’innamoramento, il rivale, la differenza sociale, il desiderio di stare insieme — e li riorganizza attorno a personaggi che sembrano preferire l’idea dell’amore alla possibilità di viverlo realmente. È quasi il contrario di quanto accade in **Once, dove il sentimento acquista significato proprio quando smette di essere possesso e diventa esperienza concreta dell’altro. In Time to Love, invece, la realtà sembra continuamente contaminare la perfezione dell’ideale. Ed è così che un film turco del 1965, costruito attorno a un uomo innamorato di una fotografia, riesce ancora oggi a rimescolare ogni certezza su cosa significhi innamorarsi: della persona che abbiamo davanti o dell’immagine che abbiamo costruito di lei.

Scheda Film
Titolo originale: Sevmek Zamanı
Titolo internazionale: Time to Love
Genere: Drammatico, romantico
Paese: Turchia
Anno: 1965
Regia: Metin Erksan
Sceneggiatura: Metin Erksan, Kemal Demirel
Interpreti: Müşfik Kenter, Sema Özcan, Süleyman Saim Tekcan, Fadil Garan
Fotografia: Mengü Yeğin
Montaggio: Turgut Inangiray
Musica: Metin Bükey
Produzione: Metin Erksan
Restauro: MUBI, in collaborazione con Zeynep Özlem Havuzlu e Ahmet Hızarcı, presso Atlas Post Production
Disponibile in Italia: MUBI
Durata: 85 minuti nella copia restaurata presentata a Il Cinema Ritrovato



.png)

-pic.jpeg)



