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Amazing Grace (2018), la recensione del documentario sul celebre album gospel di Aretha Franklin

14/06/2021 14:52

Rita Ricucci

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Amazing Grace (2018), la recensione del documentario sul celebre album gospel di Aretha Franklin

Arriva in Italia Amazing Grace, diretto da Alan Elliott, e resta in sala per i soli giorni di 14-15-16 giugno 2021

Arriva in Italia Amazing Grace, diretto da Alan Elliott, e resta in sala per i soli giorni di 14-15-16 giugno 2021. Dopo oltre 45 anni si rende disponibile, anche grazie ad Elliott (che aveva soli 7 anni nel 1972) la visione del documentario che racconta la partecipazione della Regina del Soul presso la Chiesa Battista Missionaria di Detroit, L.A., presieduta dal Reverendo Cleveland.

 

I gospel divinamente cantati da Aretha entreranno a fare parte dell'omonimo disco, unico caso di canto gospel al mondo, che venderà oltre 2 milioni di copie.

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Il Rev. Cleveland annuncia l’operazione che intende fare - registrare e girare le due intere serate - e invita il pubblico, nel caso ci si dovesse fermare e “rifare”, a ripetere esattamente le parole e i gesti compiuti precedentemente. E, anzi ad approfittare dei molteplici occhi delle cineprese (ben cinque per oltre 20 ore di girato), per esternare il più possibile la gioia della partecipazione.

Il Rev. Cleveland non esita a cercare di impossessarsi della scena, afferrando la mano di Aretha e stringendola così forte, quasi a dire «comunque qui, ci sono io». Ma Aretha Franklin arriva al cuore di ognuno e sfonda qualsiasi barriera.

 

Tra il pubblico, oltre alla presenza del grande Mick Jagger con Charlie Watts, c’è Sidney Pollack. La Warner Bros - con la quale ha appena concluso il suo ultimo film, Corvo rosso non avrai il mio scalpo, 1972, un’avventura western con Robert Redford - lo ingaggia a raccogliere le riprese dell’evento. E certamente qualcosa si muove nella psiché di Pollack se il suo film successivo sarà Come Eravamo, 1973, che vince l’Oscar nel 1974 per la Migliore Colonna Sonora con brani ispirati proprio al gospel.

Amazing Grace diventa così quella pagina segreta di un diario cantato di The Queen of Soul che per questo si rifiuterà per oltre 40 anni di lasciare montare il girato e di esibire il film. Aretha Franklin in Amazing Grace ha cantato inni, ha pregato, ha reso grazie a quel Signore nel quale crede e l’ha fatto per, e con, quei fedeli presenti in chiesa.

 

La funzione ha inizio. Entrano il coro Southern California Community Choir, in camicia nera e gilet argentato, il direttore del coro Alexander Hamilton. I passi di ognuno sono simili a quelli di uno sposo pronto ad attendere la sua futura consorte. Prendono posto. Il Rev Cleveland annuncia la “Regina del Soul”.


Aretha è vestita di bianco, abito lungo sul quale luccicano gemme argentee, le stesse che si confondono con le gocce di sudore sulla fronte e sul collo. È un corpo mite quello che prende posto al pianoforte a coda, Steinway.  The Queen of Soul chiude gli occhi. Comincia a cantare.

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Da subito si percepisce che non si sta assistendo a un concerto. Si sta ascoltando un gospel straordinario, stiamo condividendo una preghiera: perché quel canto religioso da cui origina il gospel è nelle viscere di quella giovane donna, sul suo volto, sulla sua bocca. L’occhio della cinepresa si avvicina al profilo delle labbra così tanto vicine al microfono che sembrano voler sussurrare all’orecchio i segreti più nascosti. Non si perde mai di vista la sua bocca, la sua gola vibrante di acuti.

What A Friend We Have In Jesus - chi è Gesù, ci si chiede in quella chiesa di Detroit - e Aretha risponde con la sua voce: arriva dall’eternità di quel tempo di Dio e per Dio, dove Never grow old, niente invecchia e tutto è santo; Wholy Holy, perché è Dio che si prenderà cura di te. God Will Take Care of You.

 

Amazing Grace è un documentario prezioso che va trattato con cura. A ben ragione, Aretha ha fatto causa per ben due volte negli ultimi anni, prima di lasciarci, affinchè non uscisse.

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Perché Amazing Grace rischia di essere ascoltato solo come la voce sublime di Aretha e, invece, testimonia la voce di Aretha al servizio della sua fede. Amazing Grace è la sua professione di fede, è la voce più intima di Aretha, quella voce che parla con il suo Dio a cui chiede Precious Lord, Take My Hand & You've Got A Friend.

 

Per i fedeli giunti in chiesa questo è chiaro: Aretha è lo strumento che utilizza il signore per scuotere i loro cuori. Così si alzano, si muovono, ballano perché non possono fare a meno di confermarsi nella preghiera che Aretha suona con il suo timbro, con quelle note alte fino allo spazio divino e quelle più basse, circondati da uomini ai quali prega Give Yourself To Jesus.


Nella seconda serata arriva anche suo padre, il grande predicatore C. L. Franklin e la sua fonte ispiratrice, Clara Ward, nota cantante gospel negli anni ‘50. Si avverte una riverenza notevole, perfino eccessiva nei confronti del padre che chiamato a fare un discorso dal Rev. Cleveland, sale senza timore sul podio. È gonfio di orgoglio e la cinepresa ce lo mostra sempre frontale, dal basso all’alto: il padre Franklin sembra occupare la scena, l’intero schermo, mentre Aretha resta seduta, silenziosa e più timida di una bambina.

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I suoi occhi, questa volta aperti, suggeriscono la memoria che ha di sé, mentre il padre la racconta: fin dai sei-sette anni Aretha ha dimostrato il suo talento nel canto religioso e, nonostante la separazione della madre, alla quale si affianca quella del fratello maggiore, Aretha segue il padre nelle sue funzioni religiose e acquisisce quel tono profetico che la connoterà nell’intera carriera. Insomma, conclude C. L. Franklin, mia figlia non è solo una sintesi perfetta (tra bel canto e preghiera) è spirito stesso della preghiera.

 

Le due serate, incise su disco restituisco al mondo intero un’artista di assoluto notevolissimo spessore che venderà oltre 2 milioni di copie restando ancora oggi il componimento gospel più audace di sempre. La voce di Aretha Franklin non ha bisogno di essere descritta, nessuno può neppure lontanamente azzardarne un giudizio. E neppure su questo splendido documentario, dono prezioso per conoscere un talento divino.


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Genere: documentario

Paese, Anno: USA, 2018

Regia: Alan Elliott, Sydney Pollack

Montaggio: Jeff Buchanan

Produzione: Sundial Pictures

Distribuzione: Adler Entertainment

Durata: 89'

Data di uscita:14 giugno 2021


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