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La regina degli scacchi (2020): la recensione della nuova, affascinante mini-serie Netflix

30/10/2020 00:29

Valentina Pettinato

Recensione Serie TV, Netflix Original, Anya Taylor-Joy,

La regina degli scacchi (2020): la recensione della nuova, affascinante mini-serie Netflix

The Queen’s Gambit è la nuova mini-serie Netflix ambientata nel mondo degli scacchi

The Queen’s Gambit è il nome di una mossa di apertura degli scacchi ed è anche il titolo della nuova affascinante mini-serie Netflix, tradotto in italiano come La regina degli scacchi 

In questo periodo di chiusura delle sale cinematografiche diventa importante trovare sulle varie piattaforme a disposizione contenuti piacevoli, che ci facciano compagnia durante le serate a casa. Sfogliando il catalogo di Netflix è impossibile non essere attratti da una splendida locandina di una ragazza dai capelli rossi davanti a una scacchiera, che fissa lo schermo con aria di sfida. Sulla scacchiera alcuni pezzi sono stati sostituiti da mini taglie di alcolici e un tubetto di tranquillanti, come in un piccolo spoiler su quello che ci aspetterà appassionandoci alla serie.

 

The Queen’s Gambit è il nome di una mossa di apertura degli scacchi: la scelta del titolo (l'italiano La regina degli scacchi non è altrettanto bello) è decisamente in linea con l’andamento della nuova serie Netflix, in cui sono proprio i pezzi sulla scacchiera gli assoluti coprotagonisti di tutta la vicenda. La storia ripercorre abbastanza fedelmente le pagine del libro dal quale è tratta: seguiamo la crescita di una bambina che, dopo essere stata abbandonata dalla madre, scopre gli scacchi grazie al custode dell’orfanotrofio al quale è affidata e ne diventa ossessionata.

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Beth Harmon, genio e sregolatezza

La bellissima ragazza dall’aria aliena è Beth Harmon, interpretata magnificamente dai suoi sedici anni da Anya Taylor-Joy: è la protagonista della serie creata da Scott Frank e Allan Scott, tratta dall’omonimo romanzo del 1983 di Walter Tevis, incentrata sulla vita di una giovane prodigio degli scacchi, dall’infanzia in orfanotrofio fino alla sua tormentata adolescenza.

 

«Creatività e psicosi spesso sono compagne»​: con questa frase Beth Harmon svela al pubblico e alla sua amica Jolene la sua più grande paura, quella di aver ereditato da sua madre i geni della pazzia, forse nascosti dalla sua esuberante genialità sulla scacchiera. Con questa dichiarazione la protagonista si apre al racconto di sè, confessando che la sua mancanza di empatia è forse terrore di fare del male al mondo che non le appartiene. Perché da quando aveva nove anni l’unica dimensione in cui riesce a muoversi comodamente è un pavimento di quadrati bianchi e neri, è farsi spazio tra schemi possibili in cui l’unico obiettivo è riuscire a fare scacco matto - forse un po' matto come lei - e far soccombere il suo antagonista. Dal rapporto un po’ confuso con gli uomini a quello tenero con la sua matrigna, fino alle dipendenze dall’alcol e dai tranquillanti: la pista narrativa di questa mini-serie attraversa tutte le classiche tappe di un percorso di crescita fatto di luci e ombre, ma anche dei tentativi disperati della protagonista di provare a trovare un equilibrio difficile per chi è fagocitato da solitudini e dalla sregolatezza di una mente geniale.

L'atmosfera di The Queen's Gambit

Nel seguire di torneo in torneo la vita della protagonista, nella splendida ricostruzione di un’America a cavallo tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta, è facile appassionarsi a una ragazzina molto sola, con tanti disagi legati alle sue vicende personali, che trova nel gioco l’unica possibilità di affermare se stessa come donna in un mondo ancora maschilista e che si affaccia a nuove rivoluzioni sociali. Lo sfondo è quello della Guerra Fredda, che carica il racconto di quel realismo legato a significati politici e rende la protagonista più vera, togliendole la patina onirica legata al suo personaggio: una bellissima ragazza degli anni Settanta, che incarna le mode del momento e che è tormentata dai pezzi della scacchiera per tutta la sua vita. Il lavoro fatto sulla ricostruzione scenografica, con questi meravigliosi vestiti alla moda, con il make up che parla di donne che vogliono graffiare un mondo che le ha sempre relegate ad angeli del focolare, è senza dubbio splendente.

 

Le vetrine dei negozi, i manichini dei centri commerciali, i banconi dei bar ai quali si accomodano giovani donne rivoluzionarie senza sapere ancora di esserlo, contribuiscono a dare una carica simbolica al racconto che si fa metafora di prigionie domestiche e desideri di indipendenza.

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Perchè The Queen’s Gambit vi piacerà

The Queen’s Gambit è destinata a diventare una serie di successo. Riesce a dominare i cliché grazie a una rappresentazione che non lascia gli scacchi sullo sfondo; allo stesso tempo non toglie importanza al contesto e alla sua protagonista. La regia, grazie a un sapiente montaggio, permette alla serie di avere un ritmo appassionante: lascia col fiato sospeso fino alla fine e fa un ottimo lavoro nel portare sulla ribalta la nobiltà, i retroscena, i dettagli di uno dei giochi più antichi e amati del mondo, enormemente vario e incredibilmente stratificato, di cui solitamente si conosce così poco. Fanno parte del cast altri splendidi attori: Marielle Heller nei panni della madre adottiva Alma, Bill Camp come custode dell’istituto, Thomas Brodie-Sangster nel ruolo del bambino prodigio Benny.

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