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Norimberga (2025), recensione film: il male a processo tra storia e rappresentazione

28/12/2025 16:00

Claudio Cinus

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Norimberga (2025), recensione film: il male a processo tra storia e rappresentazione

Il Processo di Norimberga rivisitato tra ricostruzione storica, interpretazioni attoriali e riflessione sul nostro rapporto con le immagini dell’orrore.

Un film storico inevitabilmente contemporaneo

Di questi tempi, un film sul Processo di Norimberga, e quindi sui crimini commessi dal regime nazista tedesco contro gli ebrei, non può che incrociarsi con la cronaca quotidiana dei conflitti in corso. Il regista e sceneggiatore James Vanderbilt – alla sua seconda regia, dieci anni dopo Truth – non è stato però così ingenuo da politicizzare troppo il suo nuovo film Norimberga (Nuremberg). Durante la conferenza stampa del Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián, dove il film era in concorso, gli sono state rivolte varie domande a sfondo politico; sempre cortese e sorridente, è riuscito con eleganza a svicolare in ogni occasione, evitando ogni tipo di dichiarazione che potesse sembrare un commento sulla politica contemporanea. Il suo obiettivo, secondo lui, non era parlare del presente in modo obliquo, ma portare alla luce una storia poco nota già raccontata nel libro Norimberga. Il nazista e lo psichiatra di Jack El-Hai.

Douglas Kelley e il fascino del male

Al centro del film, infatti, c'è un personaggio storico poco noto: il militare e psichiatra Douglas Kelley (Rami Malek), il cui compito era monitorare gli ufficiali nazisti arrestati dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e portati a processo, in particolare affinché non si suicidassero prima della sentenza. Kelley è intrigato dal compito, ma il suo principale obiettivo non è la salvaguardia dei “pazienti”, quanto piuttosto il desiderio di scrivere un saggio che esplorasse la mentalità malvagia dei nazisti. Anche se Kelley è il protagonista, la scena è tutta per Hermann Göring, il numero due del regime nazista, nell’interpretazione di Russell Crowe. Pare che Göring fosse un uomo fascinoso e di gradevole compagnia, e Crowe lo interpreta così: furbo, intelligente, simpatico, pacato, amorevole con la famiglia, capace perfino di suscitare empatia, mentre lo psichiatra che lo dovrebbe controllare sembra il più instabile dei due.

Attori in equilibrio (o meno)

Se Crowe si fa tanto apprezzare nella sua trasformazione, è anche perché invece Malek esagera al contrario, con una mancanza di misura che a tratti ridicolizza un personaggio complesso come uno psichiatra costretto a confrontarsi con il presunto male assoluto. Riescono invece a tenere testa a Crowe i due attori che interpretano la pubblica accusa, Michael Shannon e Richard E. Grant: il primo nel ruolo del giudice Jackson, di cui ricostruisce con classe l’abilità oratoria, in particolare nella lunga scena processuale che lo vede opposto dialetticamente a Göring; il secondo nei panni di David Maxwell Fyfe, capo degli avvocati accusatori britannici, meno visibile ma di notevole arguzia.

Scrittura barocca e forza del processo

Anche se la storia è vera e i personaggi sono quasi tutti reali, il film subisce il peso di un trattamento cinematografico che punta a rendere il racconto più avvincente e ricco di colpi di scena, allontanandolo però da una realtà credibile. La maggior parte degli scambi tra Göring e Kelley soffre infatti di una scrittura barocca e talvolta fuori luogo, mentre il film si risolleva nelle sequenze più squisitamente processuali, dove era meno opportuno distaccarsi da quanto documentato. Tra i momenti più significativi viene ricostruita la prima proiezione pubblica dei filmati girati nei campi di concentramento nazisti, sconvolgente perché mai, prima di allora, delle immagini in movimento avevano mostrato tanto orrore. Per lo spettatore di oggi, che forse non può davvero comprendere il turbamento di allora, questa scena centrale – probabilmente la più importante di Norimberga – diventa una riflessione sul nostro fallimento di esseri umani, ormai assuefatti alle atrocità provenienti da tutto il mondo, visibili ventiquattr’ore al giorno persino sullo schermo di un telefono. Rivedere quel momento in cui ci si promise solennemente che nulla di tutto ciò sarebbe mai più accaduto è la vera critica al mondo contemporaneo contenuta nel film.

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Scheda Film

Regia: James Vanderbilt
Sceneggiatura: James Vanderbilt
Interpreti: Russell Crowe, Rami Malek, Michael Shannon, Richard E. Grant
Fotografia: Giles Nuttgens
Montaggio: Lee Smith
Musica: Alan Silvestri
Produzione: Walden Media, FilmNation Entertainment
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 118 minuti

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un progetto di Piano9 Produzioni

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