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Monster Hunter (2020), la recensione del deludente film con Milla Jovovich tratto dalla saga videoludica

26/02/2021 12:31

Marco Filipazzi

Recensione Film, Film Azione, Film Avventura, Film Videogiochi, Film USA, Ron Perlman, Milla Jovovich, Tony Jaa,

Monster Hunter (2020), la recensione del deludente film con Milla Jovovich tratto dalla saga videoludica

Un film che dovrebbe regalare allo spettatore mostri e un po’ di botte, finisce per deludere

È (già?!) passato un anno da quando questa pandemia è iniziata e, soprattutto, da quando i cinema hanno chiuso, salvo una fugace parentesi estiva. E per quanto all’inizio potesse essere divertente annegare il lockdown nello streaming, divorando avidamente film e serie tv, ben presto tutto ciò ci ha annoiati. Perché possiamo raccontarcela quanto vogliamo, ma la verità è che certi film vanno visti al cinema. Sono espressamente concepiti per il buio di una sala, su uno schermo il più grande possibile, con i bassi che ti fanno vibrare la poltrona. D’altra parte l’“esperienza cinematografica” è qualcosa di più rispetto a una semplice “visione”.

 

Monster Hunter è di certo un film che andava visto al cinema. Per carità, probabilmente alla fine ci avrebbe lasciato comunque un retrogusto insipido in bocca, ma almeno avremmo goduto di mostri giganti che impazzano sul grande schermo, il che è sempre un bel vedere!

Monster Hunter, in origine, è un videogioco della Capcom (gli stessi creatori della saga di Resident Evil) e quando la casa di produzione decide di farne un film, a farsi avanti è il regista Paul W. S. Anderson (quello dei Resident Evil cinematografici), grande fan della saga videoludica.

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Ora: chi scrive non ha mai giocato a Monster Hunter, ma pare che la devozione ai dettagli (dalle armi usate alle mosse, dagli attacchi combinati fino a bizzarri personaggi secondari più, ovviamente, i mostri) abbia del maniacale. Il fim di Paul W. S. Anderson, invece, sembra essere girato da un fan che ha fatto i compiti a casa. Davanti alla macchina da presa ci sono due star dell’action fisico come Milla Jovovich (protagonista di... Resident Evil!) e Tony Jaa, insieme a una leggenda vivente come Ron Perlman.

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La storia va con il pilota automatico: Milla Jovovich è a capo di una spedizione di salvataggio su un’altra squadra che è scomparsa.

I militari attraversano un vortice spazio-temporale che pare uscito da Mad Max: Fury Road e si ritrovano in un altro mondo, un deserto sconfinato popolato da mostri giganti. La squadra viene fatta fuori nel giro di 30 minuti di film e a reggere il resto del minutaggio restano Milla e Tony Jaa, un natio del luogo che si è smarrito nel deserto e ha imparato a cavarsela da solo.

Cosa potrà mai andare storto mixando tutti questi elementi (giustissimi) in un film che, diciamoci la verità, non mira a essere Quarto Potere, ma solo a regalare allo spettatore mostri e un po’ di botte? Dobbiamo proprio dirlo? Monster Hunter è terribilmente noioso.

Dura 100 minuti, di cui 70 sono un lunghissimo prologo, che in più di un’occasione gira a vuoto senza senso mentre lo spettatore inveisce contro lo schermo gridando «Voglio le botte! Voglio i mostri!». Tanto il canovaccio è il solito: due che all’inizio si odiano, ma poi uniscono le forze per necessità e diventano una squadra

Le scene d’azione sono anche girate e coreografate bene, ma nello stesso minutaggio di cui sopra si vedono solo e unicamente due creature. Belle, bella la grafica, gli attacchi, il design e tutto, ci mancherebbe, ma all’ennesima termite gigante ci si ritrova a sbuffare «Basta, fammi vedere qualcos’altro!».

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Poi il qualcos’altro arriva: il mostro grossissimo da battere nel finale  - ma proprio nel finale, a 10 minuti dai titoli di coda - e resta lì. Lo scontro epico, che avrebbe dovuto spaccare tutto e gridare agli spettatori «Gente, è per questo che avete pagato il biglietto e vi siete sorbiti 90 minuti di film»... semplicemente, non c’è. Stacco. Ci vediamo in Monster Hunter 2 (se mai si farà).

E no, basta. Già ce ne sono a pacchi di film con un finale insulso, di narrazioni troncate a metà, di storie infarcite di sottotrame lasciate aperte per potenziali franchise che probabilmente non vedremo mai. Da tempo vediamo finali del genere sulle piattaforme streaming (The Old Guard, Six Underground, Bright, Bad Boys for life: sono tutti giganteschi prologhi di due ore a qualcos’altro); in più siamo anche stati privati persino del semplice godimento visivo di vedere mostri grossi sul grande schermo! 

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La sola gioia nel guardare film del genere è rimasta l’azione sfrenata: se adesso si inizia pure con il trend di rimandarla alla prossima volta... anche no. Da spettatori, non ci stiamo. Ci sentiamo presi in giro. E dispiace un sacco che la presa per i fondelli arrivi da uno come Paul W. S. Anderson.

 

A saperlo, era meglio rivedere per l’ennesima volta Mortal Kombat, Punto di non ritorno, Death Race, persino Alien vs Predator: almeno lì una storia coerente e conclusa la si trova.


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Genere: videogiochi, avventura, azione

Paese, Anno: USA/Cina/Germania/Giappone, 2020

Regia: Paul W. S. Anderson

Sceneggiatura: Paul W. S. Anderson

Fotografia: Glen MacPherson

Montaggio: Doobie White

Interpreti: Milla Jovovich, Tony Jaa, T.I., Diego Boneta, Josh Helman, Ron Perlman

Musiche: Paul Haslinger

Produzione: Constantin Film, Impact Pictures, Capcom Company, Tencent Pictures, Toho Company

Distribuzione: Sony Pictures, Warner Bros.

Durata: 99'


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