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Cinema vs Streaming: Warner Bros. nel 2021 può cambiare l'industria cinematografica (e anche gli spettatori)

04/12/2020 20:51

Aurora Tamigio

Editoriale, Warner Bros.,

Cinema vs Streaming: Warner Bros. nel 2021 può cambiare l'industria cinematografica (e anche gli spettatori)

La decisione di Warner Bros. sulla distribuzione dei suoi film nel 2021 è destinata a cambiare l'industria cinematografica

La decisione di Warner Bros. per la distribuzione dei suoi film nel 2021 fa discutere: eppure, che piaccia oppure no, si tratta di un cambiamento epocale

Tra quelli che ci sono andati cauti a prendere decisioni durante la pandemia non c’è Warner Bros. Lo studio - oltre cento anni di storia alle spalle, che passa per titoli come Casablanca, Arancia Meccanica, L’esorcista, le saghe di Matrix e l’intero DCEU - ha annunciato che nel 2021 tutte le sue produzioni più attese debutteranno contemporaneamente in sala e in streaming su HBO Max. Per l’industria cinematografica tradizionale e per le sue logiche distributive, così come le abbiamo intese fino a oggi, è un bel colpo al cuore. E le polemiche non si sono fatte attendere. 

 

Ma se questa decisione fa chiacchierare così tanto, i motivi non sono solo legati allo scontento per questa o quella scelta di marketing: per la prima volta, uno studio sceglie di affidare la distribuzione alla forma ibrida, tra sala cinematografica e streaming. E questo, che piaccia oppure no, è un cambiamento epocale.

Come funzionerà la distribuzione Warner nel 2021

Facciamo rewind e fermiamoci, per entrare nel merito della decisione di Warner Bros. Per chi non lo sapesse, HBO Max è il servizio streaming di WarnerMedia, società di cui fa parte anche Warner Bros. Il suo lancio è avvenuto negli USA nella primavera 2020. Per quanto funestato da numerose polemiche (la più “famosa” è stata probabilmente quella del disclaimer prima di Via col vento), è stato un successo: a ottobre i dati parlavano di 9 milioni di utenti, che diventano 29 se si contano coloro che hanno diritto al servizio di streaming in quanto abbonati HBO (più o meno come accade in Italia con RaiPlay).

Nel 2021, quindi, negli Stati Uniti ogni film Warner debutterà simultaneamente nelle sale cinematografiche e su HBO Max. Dopo un mese lo streaming si interromperà e la distribuzione proseguirà solo Theatrical.

 

Tra le produzioni oggetto di questa decisione ci sono il nuovo DuneMatrix 4Space Jam: A New Legacy, Tom & Jerry, l’attesissimo Godzilla vs Kong. Oltre a Wonder Woman 1984, per il quale già era stata annunciata l’uscita il 25 dicembre 2020, giorno di Natale: starà un mese su HBO Max per poi, si spera, continuare in sala. Essendo HBO Max al momento un servizio disponibile solo negli Stati Uniti (a livello internazionale, tutti questi film usciranno esclusivamente in sala), è evidente che tale strategia è rivolta solo al mercato USA. 

La situazione dei cinema negli Stati Uniti

Ann Sarnoff, amministratrice delegata di Warner Bros., ha ribadito in un'intervista come questa decisione sia dettata dalle esigenze del momento, enfatizzando i concetti di «soluzione temporanea» e ribadendo che si tratta di «un piano annuale». Sarnoff ha dichiarato che ritardare le uscite di un altro anno è impensabile, come anche proseguire a fare uscire i film nelle sale sopravvissute alla crisi, a capienza ridotta.

 

Le considerazioni della chairwoman fanno indirettamente riferimento ai risultati deludenti ottenuti da Tenet negli USA: a fronte di 300 milioni di dollari incassati in tutto il mondo, negli Stati Uniti il film di Christopher Nolan si è fermato a 54 milioni. Oltreoceano, molti cinema hanno riaperto alla fine dell'estate ma in alcune località chiave, tipo New York e Los Angeles, la ripresa si è fatta attendere visti i casi in aumento. Molte sale nelle maggiori città statunitensi hanno chiuso definitivamente oppure aspettano a riaprire, tra  esse anche quelle di Regal Cinemas, la seconda catena del paese. Il risultato: il 60% dei cinema statunitensi al momento non è attivo.

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Warner Bros vs AMC

A seguito dell'annuncio Warner Bros., una delle voci più polemiche a sollevarsi è stata quella di AMC, la più grande catena di cinema del mondo. Con le azioni in calo del 16%, AMC è in prima linea contro le scelte degli studios di favorire lo streaming. La prima tenzone è stata quella contro Universal Pictures. L’amministratore delegato di AMC Adam Aron ha iniziato minacciando di non accettare più nei suoi cinema film Universal, dopo che quest’ultima aveva dichiarato di volere rilasciare le sue ultime produzioni direttamente sulle piattaforme streaming. Il bisticcio si è concluso con un accordo AMC-Universal, dove la prima accettava di ridurre il periodo di permanenza dei film in sala, in cambio di una parte dei profitti digitali. 

 

Con Warner Bros. i rapporti si stanno facendo sempre più tesi: dopo avere accettato a malincuore la distribuzione ibrida per Wonder Woman 1984, AMC in un comunicato stampa ha dichiarato che quest’ultima decisione rischia di penalizzare il mercato cinematografico per tutto il 2021, anno in cui invece si potrebbe sperare in una ripresa. Adam Aron ha aggiunto che farà «quanto in suo potere» per fare sì che AMC non subisca le conseguenze disastrose di una decisione che ha come solo scopo quello di «sovvenzionare la start up HBO Max». 

Le strategie degli altri studios

Le scaramucce del passato – ve le ricordate? Netflix che “strappa” alla sala cinematografica Alfonso Cuarón e Martin Scorsese – fanno sorridere oggi, in questo 2020 in cui l’industria è flagellata dalla pandemia di Covid-19. Di decisioni controverse ce ne sono state tante, a iniziare dalle scelte di Disney, che produce e distribuisce quasi solo per i propri canali, aumentando per di più i costi dello streaming anche per i già abbonati a Disney+. Dopo Mulan, andato su Disney+, sarà l’ultimo arrivato in casa Pixar, Soul, a uscire direttamente sulla sua piattaforma di streaming a dicembre.

 

Disney sta prendendo in considerazione di rilasciare sul proprio servizio streaming anche i prossimi live action Crudelia, Peter Pan e Wendy e Pinocchio.

Universal Pictures, al momento, sembra non avere ancora deciso da che parte stare e si spende in una serie di patti stretti con le principali catene cinematografiche.

 

Oltre a quello che abbiamo già citato con AMC, Universal ha di recente stretto un accordo con Cinemark Theatres, la terza catena cinematografica più grande del Nord America. Si tratta di un’ulteriore soluzione: sarà l’incasso del film nel primo weekend in sala a deciderne la permanenza al cinema nonché il tempo che passerà prima della messa in streaming. Se al botteghino, nel primo fine settimana, il film supera i 50 milioni di dollari, resterà in sala per le cinque settimane convenzionali; in caso contrario, potrà essere spostato in streaming anche solo dopo 17 giorni. A ben vedere, più che di una forma ibrida si tratta di una convivenza (abbastanza scomoda) tra sala e streaming in cui, per il momento, è lo studio a dettare le regole del gioco

Cosa cambia dopo la decisione di Warner Bros?

Una cosa è certa: dalle intenzioni dichiarate dagli studios per il 2021, capiamo che la ripresa del mercato è ancora lontana. Le strategie delle principali società di entertainment ci comunicano che ancora l’anno prossimo non si potrà fare affidamento su una attività regolare e fruttuosa delle sale cinematografiche.

 

Bisogna essere un po’ ciechi per non osservare che un compromesso tra sala e streaming resta l’unica soluzione possibile, laddove ci sono grandi volumi in gioco, per permettere agli studios di guadagnare, alla distribuzione di non soccombere e al pubblico di fruire dei contenuti. La difficoltà, ovviamente, sta nel tenere questi tre attori in equilibrio per evitare che a guadagnare sia esclusivamente uno di essi (tipo lo studio). 

Ma, come si diceva all’inizio, la decisione di Warner Bros. ci mette tutti di fronte a un cambio di paradigma importante. Non solo per quello che riguarda le logiche commerciali, ma anche per il rapporto tra il medium cinematografico e quello televisivo.

Il CEO di WarnerMedia Jason Kilar, fresco di nomina a maggio 2020, ha rilasciato una dichiarazione interessante a Deadline magazine. Si è detto un grande fan della sala cinematografica in quanto «l’unica cosa che può competere con un venerdì sera in salotto a vedere un film con qualcuno che ami è sentire raccontare una grande storia su uno schermo gigantesco in un ambiente comunitario». Così è questa, secondo il boss di una delle più importanti società di entertainment del mondo, la differenza tra tv e cinema: tv = casa, divano, quelli che ami; cinema = schermo grande e gente attorno.

Quanti di voi hanno mancato Avatar al cinema, lo hanno recuperato a casa e finita la visione hanno pensato: ok, Pocahontas però blu. Avete mai parlato con chi lo ha visto al cinema? A malapena si ricorda la trama, però che figo Avatar. E Gravity di Alfonso Cuaron? Se non lo avete visto in sala, potete anche lasciare perdere. Di recente, stesso discorso per 1917 di Sam Mendes: in tv, avrete un altro film rispetto a quello visto in sala. 

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Parliamo di serie tv, invece. Vi ricordate la polemica su quanto fosse buio l’episodio 8x03 The Long Night di Game of Thrones? I fan si sono lamentati che non vedevano niente e il direttore della fotografia Fabien Wagner ha risposto (ebbene sì, è successo anche questo) dicendo che «Game of Thrones è una serie “cinematografica”: le persone dovrebbero vederla come al cinema, in una stanza buia. Se guardate le scene notturne in una stanza molto illuminata, questo non vi aiuterà a vedere le immagini in maniera appropriata».

 

Ha ragione. Peccato che, per quanto cinematografica, Game of Thrones resti una serie tv. La gente la vede sul divano con amici/amanti/parenti/figli (come piace al CEO di Warner), che magari non hanno visto le puntate precedenti e fanno un sacco di domande; nel letto/in treno/sul water, rigorosamente sullo smartphone; mentre cucina, mentre stira, mentre risponde a una telefonata. E se il tuo episodio è buio, Fabien Wagner, è buio.

Tutto questo per dire che: splendidi questi discorsi che contrappongono la sala alla tv, come se si confrontasse il vinile a Spotify. Ma il cinema non è solo esperienza collettiva ed emozione, il cinema è proprio un altro medium.

 

I prodotti scritti e realizzati per il grande schermo sono diversi da quelli scritti e realizzati per la tv. O almeno dovrebbero esserlo. Dovrebbero avere tempi e blocchi narrativi differenti, differenti curve dei personaggi, scelte creative pensate in funzione delle caratteristiche del medium. E non entriamo nelle difficoltà tecniche nel girare un film che forse andrà al cinema o forse in tv o «vediamo come va e poi decidiamo».

Sulla base delle direzioni che sembrano intraprendere gli studios ma anche i colossi dello streaming indipendente (ormai si parla di uno “stile Netflix”, “di stile Amazon” come se fossero essi stessi dotati di carattere autoriale), sala e streaming sono destinati a diventare sempre più intercambiabili nella percezione del pubblico, sempre meno distinguibili. Potenzialmente, data per scontata una gestione illuminata che non punti solo al profitto, tutto questo è fantastico. Le possibilità aumentano, per gli autori e le autrici e anche per chi guarda. Ma a questa meravigliosa possibilità di scelta, si accompagna negli spettatori e nelle spettatrici la consapevolezza che tv e cinema non sono la stessa cosa?

 

La vera sfida, oggettivamente entusiasmante, diventa spiegare questa differenza. E no, non è solo che a casa c’è il divano e al cinema i pop corn. 

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