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Il Racconto dell'Ancella, la recensione della stagione 4 (2021): dove va la serie tratta da Margaret Atwood

21/06/2021 14:36

Aurora Tamigio

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Il Racconto dell'Ancella, la recensione della stagione 4 (2021): dove va la serie tratta da Margaret Atwood

Ci serviva un altro rape&revenge o ci aspettavamo qualcosa di più dalla serie tratta dal capolavoro visionario di Margaret Atwood?

Ci serviva un altro rape & revenge o ci aspettavamo qualcosa di più dalla serie tratta dal capolavoro visionario di Margaret Atwood? Alla fine della stagione 4 di The Handmaid's Tale, la domanda resta  aperta 

Nel 2017, alla fine della prima stagione di The Handmaid's Tale, era più che naturale domandarsi tra fan dove sarebbe andato a parare questo affascinante dramma distopico tratto dalla penna di Margaret Atwood. All’inizio della seconda stagione siamo - più o meno - arrivati/e tutte finchè, verso la puntata 3 della season 2, il pubblico ha iniziato a spaccarsi: c’è chi ha proseguito a dare fiducia allo show di Bruce Miller, sorvolando su incongruenze, inverosimiglianze e vuoti di sceneggiatura; c’è chi ha abbandonato, ritenendo The Handmaid's Tale una visione torture porn insopportabile.

Non che debba esserci per forza qualcosa di male nel torture porn cinematografico, ma quando questo si applica ai temi del romanzo di Atwood, poi resi mainstream dalla serie di Miller (entrata anche nell’immaginario popolare, basti pensare alle proteste in giro per il mondo di donne vestite col mantello rosso delle Ancelle), non si può evitare di farsi delle domande.

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È necessaria questa insistenza sulle scene più cruente e sadiche? Qual è lo scopo di una rappresentazione tanto spettacolarizzata di una società in cui le donne sono costantemente brutalizzate? Ci serviva un altro rape & revenge o ci aspettavamo qualcosa di più da una serie tratta dal capolavoro visionario di Atwood? Tutte queste domande, alla fine della stagione 4 di The Handmaid's Tale restano aperte e spingono al limite la pazienza del pubblico.

La stagione 4 di The Handmaid’s Tale

Dopo che la pandemia ha ritardato la produzione, la stagione 4 di The Handmaid's Tale (Il Racconto dell’Ancella) è arrivata su Hulu il 28 aprile 2021; in Italia su Tim Vision dal 29 aprile. L’attrice Elisabeth Moss è sempre più la chiave di questo show, di cui è ormai non solo protagonista ma anche produttrice esecutiva e regista: in questa stagione, Moss dirige tre dei dieci episodi.

 

La season 4 riprende da dove ci eravamo lasciati: June, ormai simbolo della resistenza dopo avere fatto fuggire 86 bambini da Gilead, è ferita e in fuga con le sue compagne (ex)ancelle. Nel frattempo continua la prigionia dei Waterford in Canada, mentre Emily, Moira e Luke tentano di ricostruire le proprie vite da rifugiati a Toronto.

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Dieci puntate che somigliano a una tempesta di sabbia furiosa e soffocante. Andrebbe sentito il parere di chi ha fatto binge watching (a patto che esista) ma chi tra noi ha visto la serie settimana dopo settimana è perlopiù accomunato da un grande senso di incompiutezza: gli ottimisti dicono che questa è stata una stagione di passaggio, chi scrive appartiene a coloro che si domandano se non sarebbe stato meglio ricavare da The Handmaid’s Tale una miniserie compatta, densa ma soprattutto autoconclusiva come già fatto su Netflix per Alias Grace (tanto per citare un altro capolavoro letterario di Atwood).

 

Le prime tre puntate della stagione sono uno stillicidio, lento e impietoso, che ripropone il solito scenario: June scappa/June viene catturata, June si ribella/June si sacrifica. Il culmine viene raggiunto nella feroce puntata 4x03, The Crossing, così tanto oggetto di discussione: i primi 40 minuti di torture e abusi sono faticosi da mandare giù anche per i fan storici della serie, ma non che sul finale le cose migliorino.

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Con gli episodi 4 e 5 si torna a respirare un po’ e il mondo della serie si espande nuovamente dalla sola protagonista al rapporto di June con le compagne, gli antagonisti e con coloro che la attendono in Canada; in particolare sul personaggio di Janine (eccezionale Madeline Brewer, da collezione il suo flashback nella 4x04 Milk) questa stagione raggiunge i suoi apici di scrittura.

 

La svolta, attesissima, arriva in maniera disequilibrata solo alla puntata 6. Se, infatti, la prima metà della stagione fatica a ingranare, 7 e 8 sono gli episodi in cui si manifesta dirompente il vero tema di The Handmaid's Tale 4: l’indagine del post-trauma e il desiderio di vendetta di chi è sopravvissuto. La furia di June si propaga verso le compagne “sane e salve” in Canada come una scarica elettrica sino a esplodere nel season finale 4x10, intitolato – senza troppi giri di parole – The Wilderness.

 

Se la stagione 1 dirompeva come una bomba, la 2 conservava alcuni episodi indimenticabili e la 3 allargava il discorso sul piano politico, questa season 4 stringe di nuovo su June recuperando in regia primi piani virtuosi e dettagli su lividi, occhi, sangue e qualsiasi altra cosa possa fare malissimo allo spettatore. A chiarire, ancora una volta, chi è la protagonista: l’Ancella di cui stiamo sentendo il racconto.

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La rabbia di June e di tutte le sopravvissute

Mai nessuna serie mainstream aveva approfondito tanto il discorso sul post-trauma e sulla rabbia delle survivor. Il tema è trattato sin dall'episodio 4x01 Pigs, con la storyline di Esther, la giovane Moglie che si vendica dei suoi stupratori grazie a June; si prosegue nella impeccabile 4x08, Testimony, dove la vicenda della testimonianza di June contro i Waterford si intreccia all’incontro tra Emily e la sua Zia aguzzina; l'arco si chiude nel finale di stagione 4x10 con un’esplosione di violenza al limite del cannibalismo.

 

La June di questa stagione è una donna molto diversa da quella che avevamo conosciuto all'inizio della serie: è una persona infranta, che non può tornare indietro ma nemmeno riesce a guardare avanti («A good mother would be able to let go»). E il modo in cui, disperatamente, si appiglia all’amore per le sue figlie appare quasi più folle della lucidità con cui architetta i suoi piani di vendetta.

Ora che finalmente, dopo quattro stagioni, assistiamo a una reunion collettiva dei sopravvissuti, appare lampante come il tempo trascorso a Gilead sia una discriminante crudele che separa senza pietà coloro che sono scappati da molto tempo (Luke, Moira) da chi ha finito per assimilarne l’aria tossica (Emily, Rita). Come dice June in uno degli ultimi dialoghi con Mark Tuello:«Gilead turns you into a bit of a cunt», Gilead ti fa diventare un po’ stronzo. Tanto per usare un eufemismo.

 

Resta uno degli aspetti meglio riusciti di questa stagione, la de-costruzione del rapporto tra June e Luke, costretto a stare accanto a una donna spezzata che non può e non sa amarlo come un tempo e che è diventata un pericolo (la sequenza dello stupro di Luke è una delle più potenti della serie) e anche un’arma.

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Tutte le debolezze di The Handmaid’s Tale 4

Per quanto i contenuti continuino a risuonare forti nello show di Bruce Miller, The Handmaid’s Tale 4 patisce più delle stagioni passate le trame strascicate e le storyline abbandonate. Non solo il succoso piano politico aperto nella season 3 è qui completamente dimenticato, ma l’intero impianto corale sembra ricevere una brusca battuta di arresto che penalizza alcuni dei personaggi più interessanti.

 

Emily è in questa stagione poco più di un espediente per la trama di June. Nel personaggio di Moira viene appena accennato, ma subito accantonato, il tema del trauma dei bambini “strappati” a Gilead e portati in Canada. Rita, che ha forse il più bel finale di puntata nella 4x04, viene presto messa da parte.

I momenti dedicati a zia Lydia confermano il talento di Ann Dowd e il fascino del personaggio, ma la sua storyline è marginalizzata e abbandonata ben prima del finale di stagione. E si è sentita parecchio anche la mancanza di Serena Joy, non tanto in termini di minutaggio quanto di incidenza sulla trama. C’è da augurarsi che saranno proprio loro due, Lydia e Serena, le grandi pedine della stagione successiva, specie ora che di antagonisti la serie ha un disperato bisogno.

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L’impressione finale è che The Handmaid’s Tale 4 sia stata concepita come una stagione di passaggio, complici forse anche le difficoltà di produzione dovute alla pandemia, in vista di una season 5 confermata ma di cui non è ancora nota la data di rilascio. Vorrà dire che torneremo - con il cuore spezzato - a (ri)leggere Margaret Atwood, che non fa mai male.


La nuova stagione di The Handmaid's Tale è disponibile in Italiano su Tim Vision. Guarda il Trailer.


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