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Mai Stati Uniti

28/12/2012 11:00

Gabriele di Grazia

Recensione Film,

Mai Stati Uniti

Dopo Vacanze in America e Sognando la California, i fratelli Vanzina ritornano nella terra dei Pellerossa con Mai Stati Uniti, pellicola on the road che va a ch

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Dopo Vacanze in America e Sognando la California, i fratelli Vanzina ritornano nella terra dei Pellerossa con Mai Stati Uniti, pellicola on the road che va a chiudere le festività natalizie ripromettendosi di regalare agli spettatori le prime risate del nuovo anno. Nel cast, oltre a Vincenzo Salemme in grande forma, ritroviamo Ricky Memphis, Anna Foglietta, Ambra Angiolini ed il prodotto di Zelig Giovanni Vernia.


Antonio (Vincenzo Salemme), cameriere con la passione per le scommesse; Angela (Ambra Angiolini), segretaria preda di improvvisi attacchi di panico; Nino (Ricky Memphis), ex meccanico divorziato e con figlio a carico; Carmen (Anna Foglietta), precaria dai modi facili e Michele (Giovanni Vernia), disadattato cresciuto in uno zoo, non hanno mai avuto niente a che fare l’uno con l’altro. Un bel giorno vengono riuniti da un notaio che dice loro di essere figli dello stesso padre, da poco venuto a mancare, ed ereditieri di un’immensa fortuna. Per ottenere l’agognato bottino i cinque dovranno recarsi negli Stati Uniti e spargere le ceneri del defunto genitore in un lago dell’Arizona. Il viaggio sarà un’occasione imperdibile per conoscersi e ricomporre quella famiglia che ognuno di loro aveva sempre sognato.


Inutile negarlo: i Vanzina hanno ormai perso definitivamente il loro smalto. Mai Stati Uniti, la risposta vanziniana al film di Natale di Neri Parenti, non funziona sotto molteplici punti di vista. Il film è essenzialmente sciatto, a partire dai mediocri titoli di testa animati - accompagnati dalla solita hit musicale del momento - che raffigurano un furgoncino in viaggio attraverso i più noti paesaggi del Nord America. Purtroppo le cose vanno via via peggiorando: oltre alla storia che non ingrana, vanno sommandosi la mancanza di mordente dei personaggi - male amalgamati tra loro - e la pochezza delle situazioni comiche. Tra gli interpreti il migliore è Vincenzo Salemme, incisivo in ogni scena e apparentemente l’unico a credere nel progetto; bene anche Ambra Angiolini, capace di infondere al suo personaggio una palpabile inquietudine che lo rende agli occhi del pubblico il più credibile tra tutti. Monoespressivo, di contro, il volto di Ricky Memphis, a cui fa da contraltare la fresca vitalità di Anna Foglietta, qui forse un po’ troppo eccessiva nei panni della tipica coatta romana. Pessimo invece Giovanni Vernia: oltre ad essere fuori luogo, riesce addirittura a risultare irritante con la sua personale e reiterata imitazione di Robert De Niro in Taxi Driver; davvero, del suo personaggio non se ne sentiva il bisogno. Gli unici dieci minuti in cui si ride sono quelli che vedono il one man show di Maurizio Mattioli vestire i panni del giocatore d’azzardo in un casinò di Las Vegas impossessatosi dell’urna cineraria dei protagonisti. Per il resto, oltre a delle citazioni che strizzano l’occhio a commedie di successo recenti come Una notte da leoni e Parto col folle, il film ha realmente poco da dire.


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