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Qualcosa nell'aria

13/12/2012 11:00

Erika Pomella

Recensione Film,

Qualcosa nell'aria

A due anni di distanza da Carlos - Le film, il regista parigino Olivier Assayas si presenta alla 69° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia con

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A due anni di distanza da Carlos - Le film, il regista parigino Olivier Assayas si presenta alla 69° Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia con Après Mai (letteralmente "dopo maggio"). La pellicola spinge sull'analisi dello sviluppo dell'individualità culturale post '68 e, seppur alla lontana, sembra voler continuare il discorso che Assayas aveva già iniziato nel 2005 quando indirizzò un componimento dal titolo Une adolescence dans l'après mai a Alice Becker-Ho, moglie del compianto intellettuale Guy Debord, una delle figure più in vista della sinistra francese degli anni '60.


Gilles (Clement Metayer) è un liceale diciassettenne che, al suo ultimo anno di scuola, si divide fra l'amore per l'arte e il desiderio, riflesso dalla verve dei suoi coetanei, di partecipare attivamente alle manifestazioni e alle rivoluzioni atte a cambiare il volto del mondo, sulla scia dei grandi movimenti del '68. Durante una notte di dissenso, però, Gilles e i suoi amici feriscono un guardiano, spedendolo in coma. Mentre uno di loro viene indagato, gli altri - compreso Gilles - partono alla volta dell'Italia, dove entrano in contatto con la realtà dei collettivi italiani, in particolar modo di quelli toscani e calabresi. Con il forte desiderio di entrare a lavorare nel mondo del cinema come regista, Gilles non riesce a comprendere nè ad apprezzare i molti video propagandistici che i rivoluzionari girano e poi mostrano ai collettivi. Inizierà così per il protagonista un viaggio verso la disillusione e, al contempo, verso una più chiara identificazione di sé.


Da sempre il cinema francese si è dimostrato strumento eclettico nel produrre pellicole contenutisticamente differenti tra loro, ma accomunate da eleganza formale e attezione ai dettagli. Tuttavia l'argomento scelto da Assayas è uno di quelli di cui i media - non solo trasalpini - cominciano ad essere saturi. Si pensi a Milou en Mai di Louis Malle, passando per il The Dreamers di Bertolucci fino al meno riuscito Come Te Nessuno Mai: in questo senso il cinema ha finito per diventare compendio, spesso saccente, di un periodo storico che, pur con la sua evidente importanza, ha subito la trasformazione in cliché narrativo. Après Mai, in questo senso, non fa eccezione. Seppur con uno stile registico puntuale, Olivier Assayas cade nella trappola dell'ennesimo ritratto di una generazione depauperata della sua identità storica a favore di una reificazione in oggetto di scena, eterno ritorno di topoi autoreferenziali che, al massimo, potrebbero far presa sulle nuove generazioni - spesso inconsapevoli - che si fregiano di simbologie politiche. Assayas racconta le avventure di un gruppo di paladini d'una sinistra movimentista, divisa tra impegno politico e desiderio d'arte. Il risultato è uno spettacolo di più di due ore che affianca la bella confezione ad una narrazione zoppicante. Non basta infatti la pur palese consapevolezza del mezzo: ai dolly eleganti sui profili di un'Italia trasformata in terra promessa e ai primissimi piani dei protagonisti, il regista affianca lunghe scene con macchina a mano che rispecchiano l'alternanza dei sentimenti di Gilles di fronte alla rivoluzione. L'aspetto più interessante della pellicola, al di là dello stile, rimane la disillusione che, alla fine, Assayas dipinge negli occhi dei suoi giovani, il tutto accomagnato da una splendida colonna sonora che include, tra gli altri, brani di Nick Drake e Syd Barrett.


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