photo

NETFLIX

copertine blog.jpeg

NOW TV

footer
pngwing.com(17)
sis nero

ULTIMI ARTICOLI

I PIÙ LETTI

SOSTIENI IL PROGETTO

Dio ride (2026), recensione film: quando l’amore si nasconde dietro un sorriso

23/09/2026 09:00

Elisabetta Maresio

Recensione Film, Festival, Festival di Venezia, film-drammatico, film-italia, film-2026,

Dio ride (2026), recensione film: quando l’amore si nasconde dietro un sorriso

Dio ride di Giovanni Veronesi trasforma la risata in un gesto di libertà, amore e resistenza al potere, con Pierfrancesco Favino.

Ci sono film che si lasciano guardare e altri che, una volta terminati, continuano a interrogarci. Dio ride, scritto e diretto da Giovanni Veronesi e presentato fuori concorso come film di chiusura dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, appartiene alla seconda categoria. È un’opera intensa, colta e profondamente umana, capace di commuovere senza ricorrere al sentimentalismo e di parlare al presente attraverso una storia ambientata nel cuore del Seicento. Un film che avrebbe meritato il Concorso e, a mio avviso, anche la possibilità di vincere.

Il sorriso come atto politico

Nel cuore di una Toscana seicentesca povera, aspra e lontana dall’immagine da cartolina, frate Leopoldo possiede un dono apparentemente innocuo e proprio per questo rivoluzionario: riesce a far ridere le persone. La sua non è una risata che umilia e non nasce dallo scherno. È una risata condivisa, che consola, avvicina e restituisce per qualche istante la libertà a chi non possiede nulla. Ed è qui che il sorriso diventa un gesto politico.
 

Il potere teme la risata perché essa ne incrina la rappresentazione, ne mette a nudo le contraddizioni e libera le persone dalla paura. Si può governare chi resta isolato, impaurito e incapace di immaginare un’alternativa; diventa molto più difficile dominare chi ritrova negli altri un legame, una speranza e persino la possibilità di dire di no. Non sorprende, allora, che in ogni epoca il potere abbia cercato di allontanare da sé l’ironia, lo sberleffo, la satira e la comicità.

Non contro la Chiesa, ma contro il potere

Dio ride, tuttavia, non è un film contro la Chiesa. La Chiesa e il potere del Seicento rappresentano qui il volto storico assunto dal dominio all’interno del racconto: un potere assoluto, politico e persino militare, che pretende di stabilire non soltanto ciò che gli uomini debbano fare, ma anche ciò che possano pensare e provare.
 

L’obiettivo di Veronesi è più ampio. Il film si oppone a ogni struttura che trasformi la verità in pensiero unico, la fede in obbedienza e la fragilità umana in uno strumento di controllo. Per questo la sua riflessione non rimane confinata al passato. La tirannia cambia abito, impara linguaggi più rassicuranti e può perfino presentarsi con un volto gentile o apparentemente democratico. Il suo bisogno, però, resta lo stesso: dividere le persone e convincerle che non esista altra possibilità. La risata di frate Leopoldo spezza questo incantesimo non perché offra risposte semplici, ma perché riapre uno spazio di relazione.

La complessità dell’amore

Il film non celebra infatti la semplicità come garanzia automatica di bontà. La purezza può trasformarsi in testardaggine e la fedeltà a se stessi non coincide necessariamente con l’avere ragione. Veronesi conserva questa ambiguità e rifiuta di consegnarci eroi senza contraddizioni. Essere fedeli a se stessi significa continuare a interrogarsi, ascoltare le proprie emozioni e assumersi la responsabilità delle conseguenze che le proprie scelte producono sugli altri. È proprio questo dubbio a rendere il racconto complesso e contemporaneo. Al centro di Dio ride si trova, soprattutto, l’amore. Non quello idealizzato o privo di conflitti, ma quello che si manifesta come solidarietà, ascolto e possibilità di cambiamento. 

Isabella, cresciuta senza il permesso di ridere e imprigionata in un matrimonio violento, non incontra qualcuno che pretende di salvarla. Incontra una persona che parla con il cuore e che, semplicemente restando fedele alla propria umanità, le permette di riconoscersi viva. La libertà non le viene concessa: nasce dentro di lei, attraverso la relazione con l’altro. Ridere insieme diventa così una delle forme più alte dell’amore. Papa Francesco ricordava che si può ridere anche di Dio, «come si gioca e si scherza con le persone che amiamo». È una distinzione decisiva: si può ridere dell’altro, trasformando la comicità in scherno, oppure ridere con l’altro, condividendo debolezze, paure e domande. Nel film il sorriso non cancella il dolore, ma permette di attraversarlo insieme.

Un Seicento “ricco di povertà”

Pierfrancesco Favino costruisce frate Leopoldo attraverso il corpo, la voce e uno sguardo nel quale convivono innocenza e ostinazione. Silvio Orlando restituisce al cardinale Maculani tutta la complessità di un uomo colto che riconosce nell’altro una fede autentica, forse proprio quella che egli ha sacrificato alla ragion di Stato. Alma Noce accompagna con misura e delicatezza la trasformazione di Isabella. Intorno a loro, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi contribuiscono a un racconto corale nel quale ogni personaggio aggiunge una diversa sfumatura al conflitto tra coscienza e obbedienza. Anche la natura partecipa alla narrazione. La fotografia di Maurizio Calvesi evita la Toscana armoniosa e rassicurante per cercarne il volto più duro: canyon, fiumi, fango e montagne guidano il cammino dei personaggi come una presenza superiore. La scenografia di Carmine Guarino, i costumi di Carlo Poggioli e le musiche di Paolo Buonvino costruiscono un Seicento fatto di candele, corpi, miseria e materia. È un film “ricco di povertà”: proprio dalla mancanza di tutto emerge il valore immenso di un istante di gioia.

La forza di Dio ride sta nella capacità di tenere insieme commedia e tragedia, leggerezza e pensiero, fede e dubbio. Fa ridere e fa piangere, come le grandi commedie italiane evocate dal regista, senza trasformare il dolore in spettacolo né la spiritualità in retorica. Si esce dalla sala commossi, ma soprattutto con una sensazione di forza: la possibilità di essere liberi, di amare davvero e di non smettere di cercare la propria voce. Il potere teme le persone che ridono insieme perché, in quell’istante, non sono più sole. Ed è forse proprio dietro quel sorriso che l’amore trova il suo nascondiglio più luminoso.

dio-ride-pierfrancesco-favino-film.webp

Scheda Film

Titolo: Dio ride
Titolo internazionale: God Laughs
Anno: 2026
Paese: Italia
Regia: Giovanni Veronesi
Sceneggiatura: Giovanni Veronesi, Nicola Baldoni, Gianluca Bernardini, Nicola De Orsola, con la collaborazione di Paolo Portone e Jean Jacques Ilunga
Cast principale: Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi, Carlo Cecchi
Fotografia: Maurizio Calvesi
Montaggio: Patrizio Marone
Musiche: Paolo Buonvino
Scenografia: Carmine Guarino
Costumi: Carlo Poggioli
Suono: Giulio Capanna, Cristiana Faravalla
Produzione: Indiana Production – una società VUELTA, PiperFilm, Ogi Film, in collaborazione con Netflix
Distribuzione italiana: PiperFilm
Vendite internazionali: PiperPlay
Genere: Drammatico
Durata: 114 minuti
Uscita italiana: 29 ottobre 2026
Festival: 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – Venice Open, Fuori Concorso, film di chiusura
Prima mondiale: 12 settembre 2026

sisbianco
sisbianco

un progetto di Piano9 Produzioni

cinemadvisor
Silenzioinsala.com © | All Right Reserved | Powered by Vito Sugameli

Disclaimer legale
SilenzioinSala.com è un blog culturale e divulgativo gestito da appassionati di cinema, senza alcuno scopo di lucro. Non rappresenta una testata giornalistica ai sensi della Legge n. 62/2001, poiché viene aggiornato senza alcuna periodicità regolare e senza struttura redazionale organizzata. Tutti i contenuti pubblicati – articoli, recensioni, approfondimenti e immagini – hanno esclusivamente finalità informative, educative e critiche, in pieno rispetto della normativa sul diritto d'autore (L. 633/1941, art. 70 e seguenti). Le immagini utilizzate (come locandine, fotogrammi, still promozionali, loghi, ecc.) sono di proprietà dei rispettivi titolari dei diritti (produttori, distributori, artisti, ecc.) e vengono impiegate unicamente a scopo illustrativo e senza fini commerciali. Se un contenuto visivo pubblicato risultasse lesivo di diritti di proprietà intellettuale, invitiamo i titolari a contattarci per richiederne la modifica o la rimozione, che sarà effettuata con tempestività. SilenzioinSala.com declina ogni responsabilità civile e penale per un eventuale utilizzo improprio, illecito o strumentale dei contenuti da parte di terzi. Il sito può ospitare banner pubblicitari gestiti da circuiti esterni, il cui unico scopo è contribuire alla copertura dei costi tecnici e di gestione (hosting, manutenzione, domini, ecc.). La presenza di tali annunci non costituisce in alcun modo promozione o approvazione da parte nostra dei prodotti o servizi pubblicizzati. Non siamo responsabili per eventuali contenuti ingannevoli o dannosi presenti nei materiali promozionali visibili tramite il sito. Per maggiori informazioni clicca qui.