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Clara (2025), intervista a Marta Bergman: raccontare un’Europa crudele

11/09/2026 18:00

Matilde Migliosi

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Clara (2025), intervista a Marta Bergman: raccontare un’Europa crudele

Marta Bergman racconta Clara, film ispirato a una tragedia del 2018 che interroga l’Europa sulle sue politiche migratorie e sulla responsabilità individuale.

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Clara, una tragedia europea

C’è un filo sottile che ci collega tutti a Clara, l’ultimo film di Marta Bergman, ed è l’insospettabile teatro in cui vanno in scena ogni giorno soprusi e atrocità. A pagarne le conseguenze, come sempre, sono i più deboli. Il film è liberamente ispirato a un fatto di cronaca avvenuto in Belgio nel maggio 2018: la morte di Mawda Shawri, bambina curda di due anni colpita da un proiettile esploso da un agente di polizia durante l’inseguimento di un furgone che trasportava migranti. Bergman parte da quella tragedia per costruire una storia di finzione incentrata su Sara e Adam, una coppia siriana che, insieme alla figlia Clara, cerca di attraversare il Belgio per raggiungere l’Inghilterra.
 

Lo scontro con la polizia e le sue terribili conseguenze diventano così un’occasione per portare in primo piano la componente morale e politica che si nasconde dietro la tragedia, restituendo un volto alle persone che troppo spesso vengono ridotte alla categoria indistinta di “migranti”. Un principio che avvicina il film, pur attraverso una prospettiva diversa, a Io capitano, dove Matteo Garrone sceglieva di guardare il viaggio dalla parte di chi lo affronta.
 

Ne abbiamo parlato direttamente con Marta Bergman.

Tra cinema del reale e finzione

Ti sei formata come documentarista. Se dovessimo tracciare una linea tra cinema del reale e cinema di finzione, dove collocheresti questo film?
 

Io non traccio linee, perché amo gli ibridi, i generi misti. Per me questo è chiaramente un film di finzione, con tutto il suo processo di scrittura, ma nasce dalla realtà. Abbiamo intervistato molti migranti che hanno affrontato questo tipo di tragico viaggio. La storia è una combinazione di realtà e immaginazione, perché ci sono personaggi di finzione, ma il tono del film è molto realistico. Ho lavorato con attori professionisti per i ruoli principali, ma anche con attori naturali, cioè persone comuni che interpretano il proprio ruolo, e questa combinazione conferisce al film un tono di verità. Per esempio, Adam, il padre della protagonista, non è un attore professionista. I migranti nel van non sono attori, ma persone che hanno vissuto questo viaggio e che portano nel film una parte importante di sé, delle loro storie e delle loro esperienze. In un certo senso interpretano i propri ruoli. Questo è ciò che volevo e li ringrazio molto, perché sono stati davvero generosi per tutto ciò che hanno portato al film. 

Questa combinazione di attori professionisti e attori naturali dà all’opera qualcosa di molto vivo e autentico.

Secondo te, quanto è potente ed efficace il cinema nel portare alla luce storie come questa rispetto ad altri media, come per esempio la stampa?
 

Il mio obiettivo era dare un volto, una presenza a quelle persone che spesso chiamiamo semplicemente “migranti”. Non mi piacciono le generalizzazioni come “migranti” e “polizia”. Non posso dire quale sia o non sia l’effetto sul pubblico, non lo so. Spero naturalmente che abbia un certo impatto. Il mio obiettivo è far riflettere le persone su questa situazione dura e tragica e sulle nostre politiche.

Il film è girato quasi interamente di notte e la colonna sonora rimane molto discreta. Si tratta di scelte espressive oppure di una ricostruzione fedele degli eventi?
 

La musica c’è, ma non volevo che fosse troppo evidente. Volevamo che la colonna sonora fosse organica rispetto alla storia e alle sensazioni, non che sottolineasse l’emozione dicendo: «Ah, qui devi sentirti triste, qui c’è pericolo». Doveva invece contribuire alla componente drammatica. Anche la notte è una scelta artistica. Penso che sia esteticamente bella, è una scelta espressiva e accentua la componente drammatica, perché volevo anche realizzare un film per il cinema, non soltanto rappresentare un evento tragico.
 

Il tuo primo film, Sola al mio matrimonio (2018), guardava anche alle tue radici, mentre Clara è stato guidato da un diverso senso di urgenza?
 

Entrambi i film, così come i miei documentari, hanno un legame, una forte connessione, che è la migrazione.

Sono storie diverse sulla ricerca di una nuova vita, di persone che cercano, soprattutto donne, di cambiare il proprio destino andando altrove, verso un posto migliore in cui vivere.

La migrazione diventa quindi qualcosa di più ampio del semplice attraversamento di un confine: è la ricerca di una possibilità differente, che però si scontra con sistemi politici, economici e sociali capaci di rendere quel percorso estremamente pericoloso.

I protagonisti del film sono, alla fine, pedine nelle mani di giocatori crudeli: i trafficanti e la polizia. Secondo te, noi, come persone comuni, cosa possiamo fare per aiutare i più vulnerabili a vincere questa partita?
 

Nessuno ha una soluzione. Volevo realizzare un film con immagini belle, suoni e una potente prospettiva cinematografica. Volevo anche realizzare un film politico, raccontato da diversi punti di vista, con personaggi forti, per mettere in discussione le nostre politiche sull’immigrazione, che sono disumane e responsabili della morte di troppe persone. È forse proprio questa volontà di evitare categorie assolute a definire meglio Clara. Non esistono soltanto “i migranti”, “la polizia” o “i trafficanti”: esistono individui intrappolati, con responsabilità molto diverse, all’interno di un sistema più grande di loro. Il film cerca così di trasformare una vicenda di cronaca in un’esperienza cinematografica capace di interrogare lo spettatore sull’Europa nella quale vive e sulle conseguenze concrete delle sue politiche.
 

Clara sarà proiettato sabato 19 settembre alle ore 21:00 all’Arena del Cinema Teatro Italia di Ancona, nell’ambito della prima edizione di Odissea Adriatica - Festival di Cinema e Umanità, in programma dal 17 al 20 settembre, di cui Silenzioinsala è Media Partner ufficiale.

Programma completo: Odissea Adriatica - Cinema Teatro Italia

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