Un nuovo successo del cinema rumeno
Il Nuovo Cinema Rumeno, chiamato internazionalmente Romanian New Wave, non è più tanto nuovo come movimento, avendo ormai più di vent’anni di film e prestigiosi successi alle spalle, ma i registi che ne hanno fatto parte fin dall’inizio continuano a ottenere riconoscimenti nei festival. Nel 2026 Cristian Mungiu ha vinto la sua seconda Palma d’Oro a Cannes con Fjord e, tre mesi dopo, è stata la volta di Florin Șerban, che ha conquistato il Pardo d’Oro al Locarno Film Festival con Nu e locul tau aici (You Don’t Belong Here).
Se esistono degli elementi capaci di caratterizzare questo tipo di cinema rumeno, il film di Șerban ne possiede parecchi: è una storia realistica, girata con stile asciutto, con lunghe sequenze che valorizzano la qualità della recitazione e, infine, affronta temi sociali scomodi molto presenti nella società rumena contemporanea, ma che possiamo facilmente riconoscere anche nel resto d’Europa e, più in generale, nei Paesi occidentali. È una vocazione che attraversa anche altri film rumeni raccontati su Silenzioinsala, come Poppy Field, ritratto dell’omofobia e del nazionalismo nella Romania contemporanea.
Di cosa parla Nu e locul tau aici
La frase che dà il titolo al film significa letteralmente «questo non è il tuo posto», ma nel contesto potremmo adattarla più chiaramente in «questa non è casa vostra»: il suo significato è palesemente razzista. Compare su alcuni adesivi che un gruppo di ragazzi in bicicletta, a volto coperto, appiccica sulle automobili parcheggiate in una strada durante un raid vandalico contro gli abitanti della zona. Questo atto dimostrativo diventa violento quando un uomo esce in strada per affrontarli e viene ucciso. Le conseguenze dell’evento ricadono pesantemente sulla vita di Marius e Ioan. Il primo è un medico serio e rispettato, responsabile dell’ospedale dove viene portato il cadavere della vittima e per questo costretto ad affrontare l’ira dei suoi familiari, di etnia rom. Il secondo è suo figlio, che si sveglia con un forte dolore alla gamba, raccontando a chi gliene chiede conto, incluso il padre, che sia conseguenza di una caduta accidentale dalla bicicletta; ma permette a noi spettatori di riconoscerlo come uno dei partecipanti al raid finito in tragedia. Marius viene coinvolto suo malgrado nella brutta storia del pestaggio mortale, trovandosi nel mezzo tra le richieste aggressive dei familiari della vittima e l’indagine portata avanti da un poliziotto suo amico fin dai tempi della scuola. Si comporta sempre in maniera molto razionale, ma tutto cambia quando intuisce che quel figlio, cresciuto da solo dopo la morte della moglie, potrebbe avere combinato un grosso guaio.
Un padre che crede di avere tutto sotto controllo
Șerban è autore a tutto tondo del film, di cui ha curato anche sceneggiatura e montaggio. La scrittura ha un incedere lento e inesorabile: incontriamo Marius come medico abile e stimato, come un uomo capace di analizzare con logica ogni circostanza per poi comportarsi sempre con lucidità. Ma questo accade soltanto quando possiede il pieno controllo della situazione. La sua ragionevolezza va lentamente in pezzi quando iniziano ad accadere eventi che crede di poter comunque governare, invano. Le avvisaglie c’erano già: la difficoltà di essere l’unica figura genitoriale per un figlio adolescente e la mancanza di una relazione sentimentale sincera lo rendono fragile quando gli altri non lo osservano. Adrian Văncică, che lo interpreta, ha a disposizione molte lunghe sequenze per manifestare questa lenta discesa dalla disciplina al caos interiore. Il suo autocontrollo nei rapporti con gli altri rende così esplosiva l’unica scena in cui perde le staffe, che infatti resta impressa per la sofferenza implacabile, fino a quel momento repressa, che riesce a manifestare.
Ciò che si può vedere e ciò che non si vuole vedere
Marius vive immerso in una società che si illude di riuscire a capire, anche grazie al proprio ruolo super partes di medico, ma in realtà non è in grado di distinguere neppure ciò che accade dentro la sua stessa casa. Manca d’immaginazione, e per contrasto questo suo limite viene ribaltato sugli spettatori. Șerban evita di fornire continuamente immagini capaci di chiarire ciò che sta accadendo e costruisce invece una visione nella quale è necessario osservare, ricordare e collegare quanto è già comparso davanti ai nostri occhi. La stessa fiducia che Marius ripone nella propria capacità di interpretare razionalmente le persone finisce quindi per diventare la sua principale debolezza: vede ciò che è abituato a vedere e non riesce a immaginare che qualcuno a lui così vicino possa appartenere a un mondo che non conosce.
Più di una volta la sobria regia di Șerban tiene ferma la macchina da presa su un’inquadratura fissa, senza mostrare ciò che accade al di fuori del quadro oppure mantenendo una distanza che lascia le immagini nella vaghezza. Chi guarda è così costretto a congetturare ciò che sta succedendo in un’altra stanza o in un angolo nascosto, tirando le fila di quanto mostrato in precedenza per trovare autonomamente le risposte. È una scelta formale che trova un interessante punto di contatto con altri esempi recenti del cinema rumeno, come 3 Days in September, costruito attorno alla durata e alla continuità del piano sequenza, pur utilizzando qui la fissità e il fuori campo per ottenere un risultato molto diverso. Due ore e mezza di film hanno così, paradossalmente, come risultato l’indicare troppo tardi ciò che non era stato visto per tempo, anziché ciò che era già comodamente sotto gli occhi di tutti. Ed è forse proprio qui che il dramma di Marius smette di riguardare soltanto una famiglia rumena. Il film mette lo spettatore nella stessa condizione del protagonista: osservare una realtà che crede di conoscere e accorgersi, soltanto quando è ormai troppo tardi, di non averla mai guardata veramente.

Scheda Film
Titolo originale: Nu e locul tau aici
Titolo internazionale: You Don’t Belong Here
Genere: Drammatico
Paese: Romania
Anno: 2026
Regia: Florin Șerban
Sceneggiatura: Florin Șerban
Interpreti: Adrian Văncică, Teodor Butănescu, Alex Conovaru, Cristina Richter, Janir Izdrăilă, Claudiu Maier, Cosmin Dominte
Fotografia: Liviu Mărghidan
Scenografia: Bogdan Ionescu
Costumi: Cosmina Croitoru
Montaggio: Florin Șerban
Musica: Marius Leftărache, Nikita Dembinski
Produzione: Fantascope Films, in collaborazione con Scharf Film Production, Avanpost, Earlybird e Școala de Film
Produttore: Florin Șerban
Produttrice esecutiva: Minodora Șerban
Distribuzione internazionale: Reason8 Films
Distribuzione italiana: non ancora annunciata
Durata: 154 minuti



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