Il padre di quell’attore famoso
C’è stato un tempo in cui il piccolo Robert Downey Jr. era ancora conosciuto come il figlio del regista, sceneggiatore e attore Robert Downey Sr.; non è durata molto la necessità di fare questa precisazione, perché la fama del figlio ha presto oscurato quasi completamente quella del padre. Ma Junior era ancora troppo giovane nel 1969, quando suo padre diresse il suo film più famoso, Putney Swope: tanto che allora il regista risultava accreditato semplicemente come Robert Downey. A riportare oggi l’attenzione sul film è stato Il Cinema Ritrovato di Bologna, che nella sezione Recovered & Restored ha presentato la copia restaurata dall’Academy Film Archive e The Film Foundation. È la stessa vocazione alla riscoperta che negli anni ha permesso al festival di riportare sul grande schermo opere dimenticate, eccentriche o diventate oggetti di culto molto tempo dopo la loro uscita, come accaduto anche con la riscoperta di Arrapaho al Cinema Ritrovato.
Come Putney Swope conquista Madison Avenue
Quest’opera provocatoria è ambientata all’interno di un’agenzia pubblicitaria, il cui presidente muore durante una riunione del consiglio d’amministrazione. Con il cadavere ancora caldo, si decide di organizzare un’elezione per scegliere il nuovo presidente: viene eletto Putney Swope, l’unico nero del consiglio e presenza sostanzialmente simbolica all’interno di un ambiente aziendale dominato dai bianchi. Non viene scelto perché sia particolarmente stimato: quasi tutti, non potendo votare per sé stessi, votano per lui, convinti che nessun altro avrebbe fatto altrettanto. Sfruttando questo incredibile errore di valutazione dei colleghi, Swope fa piazza pulita della gestione precedente e impone sia una compagine aziendale quasi completamente nera sia una visione della pubblicità improntata a un alto senso di moralità, vietando di lavorare per aziende di armi, alcol e tabacco e inimicandosi così persino il governo. L’agenzia viene ribattezzata Truth and Soul, Inc. e il ribaltamento dei rapporti di forza è immediato: chi era stato confinato ai margini dell’azienda si ritrova improvvisamente a controllarne denaro, personale e comunicazione.
Le pubblicità a colori, piccoli cortometraggi comici
Il rigore morale di Swope non significa che le pubblicità realizzate sotto la sua gestione siano altrettanto pesanti; al contrario, sono esilaranti. Ogni tanto la narrazione principale, tutta girata in bianco e nero, viene interrotta dagli spot a colori: piccoli cortometraggi surreali, irriverenti e pieni di doppi sensi volgari, che sembrano parodie di quelle pubblicità zuccherose che in Italia associamo al famoso mulino. La satira su una società dei consumi profondamente bianca parte dall’immaginare lo sguardo di un pubblicitario nero sulle debolezze e sui difetti dei consumatori, in prevalenza bianchi; se chi viene deriso non se ne accorge neppure quando la derisione diventa un’arma di conflitto razziale, allora merita di essere privato dei propri soldi. L’intuizione funziona anche perché gli spot non interrompono semplicemente il film, ma condensano in pochi minuti la sua critica alla pubblicità: vendere non significa descrivere un prodotto, ma costruire un desiderio abbastanza efficace da spingere qualcuno a pagare. Downey porta questo principio verso il paradosso, trasformando il linguaggio commerciale in un’arma contro gli stessi consumatori ai quali dovrebbe rivolgersi.
Una satira razziale firmata da un regista bianco
Putney Swope potrebbe essere una delle rappresentazioni più lucide dell’arguzia sociale della comunità nera nella storia del cinema statunitense, se non fosse per un piccolo particolare: Robert Downey Sr. era bianco. Non solo. Non essendo soddisfatto della voce dell’attore protagonista Arnold Johnson, il regista stesso doppiò integralmente il personaggio di Swope. Se si ignora questo particolare, il tono di voce graffiante del protagonista può risultare semplicemente divertente e perfettamente coerente con il personaggio; osservato con la sensibilità contemporanea, il fatto che un regista bianco abbia prestato la propria voce a un personaggio nero può invece risultare molto più problematico. Sarebbe però ingiusto, per questo, negare al film un posto importante nella storia del cinema Black e della rappresentazione cinematografica del potere razziale, per il modo in cui mette in scena personaggi neri fortemente indipendenti e spesso più lucidi dei bianchi influenti con cui hanno a che fare. Il bersaglio, del resto, non è soltanto il razzismo. Downey prende di mira il capitalismo, il conformismo, la pubblicità, il potere politico e persino lo stesso Swope, evitando di trasformare il passaggio del potere dai bianchi ai neri in una rassicurante inversione morale. Il controllo del denaro rimane qualcosa capace di modificare chiunque lo possieda.
Una locandina memorabile, un film da riscoprire
Swope non è un santo, ma alcuni suoi principi morali sono saldi; cerca anche di imporli, ma non è disposto a tutto pur di riuscirci. Le sue posizioni rappresentano bene tanto la consapevolezza dei danni causati dall’abbellimento pubblicitario di certi prodotti nocivi quanto la precarietà di un sistema economico che fatica a fare a meno degli appoggi politici, a loro volta portatori di interessi da difendere. Un rapporto tra potere economico e politico che continua a essere terreno fertile per la satira cinematografica, come mostra in forme molto diverse anche Living Twice, Dying Thrice. Se Swope regge agli urti esterni ai quali è continuamente sottoposto, è perché ha successo; se ha successo, è perché le sue pubblicità non convenzionali sanno dare ai prodotti che promuove un valore che va oltre il semplice consumismo. È un personaggio così imprevedibile che non si è mai sicuri se il suo obiettivo sia arricchirsi, e arricchire i compagni che lavorano con lui, oppure mandare tutti a quel paese, in primis i potenti che vorrebbero blandirlo e domarlo. Una risposta, in effetti, potrebbe trovarsi nella famosa locandina che mostrava una mano fare il dito medio, anche se il dito era ironicamente sostituito dal corpo di una giovane donna. Finora la locandina è stata più famosa del film; adesso che Putney Swope è tornato sul grande schermo nella sua versione restaurata, merita di essere riscoperto. Magari ricordando anche che quell’attore famoso, Robert Downey Jr., è nientemeno che il figlio del regista di questo film.
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Scheda Film
Titolo originale: Putney Swope
Genere: Commedia, satirico
Paese: Stati Uniti d’America
Anno: 1969
Regia: Robert Downey Sr.
Sceneggiatura: Robert Downey Sr.
Interpreti: Arnold Johnson, Stan Gottlieb, Allen Garfield, Archie Russell, Ramon Gordon, Bert Lawrence, Joe Madden, David Kirk, Antonio Fargas
Fotografia: Gerald Cotts
Scenografia: Gary Weist
Montaggio: Bud S. Smith
Musica: Charley Cuva
Produzione: Robert Downey Sr. per Herald Productions
Distribuzione originale: Cinema V Distributing
Distribuzione italiana: D.A.E. – Distribuzione Art Essai
Restauro: Academy Film Archive e The Film Foundation
Formato: 35 mm, bianco e nero e colore
Durata: 84 minuti



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