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Il mostro della via Morgue 3D (1954), recensione film: quando l’orrore usciva davvero dallo schermo

30/09/2026 11:00

Claudio Cinus

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Il mostro della via Morgue 3D (1954), recensione film: quando l’orrore usciva davvero dallo schermo

Il mostro della via Morgue torna in 3D al Cinema Ritrovato: l’horror del 1954 da Poe recupera la spettacolarità pensata per la sala.

Anche i vecchi film in 3D meritano di essere restaurati

Il periodo d’oro del cinema 3D, negli anni Cinquanta del secolo scorso, non ci ha lasciato molti grandi capolavori e i film girati utilizzando quella tecnologia sono sostanzialmente conosciuti e reperibili soprattutto nelle loro versioni bidimensionali. A regalare agli spettatori contemporanei un tuffo nel passato è stato Il Cinema Ritrovato, il festival bolognese dedicato alla riscoperta e alla valorizzazione della storia del cinema, che ha presentato tre classici d’epoca restaurati nelle loro versioni tridimensionali, le cui proiezioni all’interno di un cinema sono oggi una rarità. Né l’effetto curiosità né l’effetto nostalgia possono ovviamente rendere grandiosi film che non lo sono mai stati, ma indossare gli occhialini per tornare indietro nel tempo e vedere quelle opere come erano state viste dagli spettatori dell’epoca è proprio quel tipo di viaggio nel tempo che da quarant’anni rende speciale e apprezzata dai cinefili di tutto il mondo la manifestazione bolognese. È lo stesso principio che rende prezioso il ritorno in sala dei classici nelle versioni restaurate più vicine possibile alla loro esperienza cinematografica originaria: non soltanto preservare un film, ma recuperare il modo in cui era stato concepito per essere visto.

La tecnologia al servizio della storia

Dei tre film in 3D inseriti nel programma del festival, Il mostro della via Morgue è forse quello che utilizza la tridimensionalità nel modo più efficace, anche se attraverso meccanismi piuttosto basilari; gli altri due erano I figli del secolo e Cacciatori di frontiera. Diretto da Roy Del Ruth, la cui carriera aveva già conosciuto il suo momento più importante negli anni Trenta e che forse proprio per questo sapeva bene come realizzare opere di puro intrattenimento hollywoodiano, il film è tratto da I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe e racconta una serie di misteriosi ed efferati delitti nella Parigi di fine Ottocento. Per i crimini viene sospettato un professore precedentemente coinvolto nelle indagini come esperto, costretto quindi a lottare per dimostrare la propria innocenza. Varie incongruenze non impediscono alla polizia di ritenerlo colpevole, ma il vero responsabile è un altro e le sue azioni finiscono per spiegare tutti gli elementi apparentemente impossibili riscontrati sui luoghi dei delitti. Chi conosce il racconto di Poe sa già chi abbia commesso materialmente gli omicidi e perché, ma anche conoscere in anticipo la soluzione — non ci vuole molto a intuire il mistero e il film non è un vero giallo — non riduce lo stupore nell’osservare la successione dei delitti.
 

La tecnologia 3D viene utilizzata principalmente per far uscire gli oggetti dallo schermo, mettendo lo spettatore nelle posizioni più scomode, come nella scena del lanciatore di coltelli, oppure per consentirgli di entrare con lo sguardo nelle scene del crimine, osservandone la devastazione sanguinaria. Si usa la tecnologia per stupire e divertire, ma in questo caso anche per dare corpo a un orrore che non deve soltanto fare paura: deve incuriosire e intrigare. È un approccio molto distante dall’horror contemporaneo, ma appartiene pienamente a quella lunga storia del genere in cui ogni generazione ha cercato nuovi strumenti per trasformare la paura in spettacolo cinematografico.

Una Parigi di cartapesta che ruba la scena

Ciò che viene messo in evidenza non è la violenza in sé, tanto che i primi delitti sono raccontati attraverso l’audio senza mostrarli, proprio per non svelare immediatamente la soluzione sull’assassino, quanto il caos totalmente illogico prodotto dalla violenza, che deve invece rimanere bene in vista. La Parigi fintissima e inquietante, città oscura e lussuriosa che permette delitti atroci e fughe impossibili, diventa così il set perfetto per una tridimensionalità barocca e teatrale. La profondità dell’immagine non serve a rendere quello spazio più realistico: al contrario, ne enfatizza l’artificialità, trasformandolo in un grande palcoscenico dell’orrore.
 

Nel film recitò anche Karl Malden, che all’epoca aveva già vinto un Oscar; ma persino lui, di fronte al fascino di questa Parigi fasulla messa a soqquadro da una forza misteriosa, finisce quasi per passare in secondo piano. È forse proprio qui che il restauro tridimensionale recupera qualcosa che la normale visione bidimensionale non può restituire completamente: Il mostro della via Morgue non era stato concepito soltanto per raccontare una storia, ma per trasformare lo spazio della sala in parte dello spettacolo, facendo arrivare coltelli, corpi, profondità e caos fin quasi davanti agli occhi dello spettatore.

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Scheda Film

Titolo originale: Phantom of the Rue Morgue
Titolo italiano: Il mostro della via Morgue
Genere: Horror, thriller, poliziesco
Paese: Stati Uniti d’America
Anno: 1954
Regia: Roy Del Ruth
Soggetto: dal racconto I delitti della Rue Morgue di Edgar Allan Poe
Sceneggiatura: Harold Medford, James R. Webb
Interpreti: Karl Malden, Claude Dauphin, Patricia Medina, Steve Forrest, Allyn McLerie, Anthony Caruso, Veola Vonn, Dolores Dorn
Fotografia: J. Peverell Marley
Montaggio: James Moore
Scenografia: Bertram Tuttle
Musica: David Buttolph
Produzione: Henry Blanke per Warner Bros.
Distribuzione originale: Warner Bros.
Distribuzione italiana: Warner Bros.
Formato originale: WarnerColor, 3-D
Durata originale: circa 83-84 minuti
Durata della copia 3D presentata a Il Cinema Ritrovato 2026: 88 minuti

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