Il mistero nascosto dietro la felicità
Presentato Fuori Concorso alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025, La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli è un folk horror che intreccia mistero, dramma psicologico e suggestioni gotiche. Il film è ambientato a Remis, un piccolo paese di montagna in cui ogni abitante sembra nascondere un segreto dietro un sorriso ostinato, in evidente contrasto con un contesto visivamente sbiadito e una quotidianità scandita da gesti ripetitivi.
L’arrivo di Sergio Rossetti, un nuovo professore di educazione fisica interpretato da Michele Riondino, diventa il punto di accesso dello spettatore a questa comunità apparentemente serena. Segnato dalla perdita del figlio e da una profonda dipendenza dall’alcol, l’uomo porta dentro di sé un dolore che stride con l’allegria quasi obbligatoria del paese. Sul fondo della vicenda aleggia inoltre il ricordo di un grave incidente ferroviario. I resti della stazione, progressivamente nascosti dalla vegetazione, diventano il simbolo di una tragedia che la natura e la comunità sembrano voler rimuovere. Il passato non viene immediatamente raccontato, ma continua a occupare silenziosamente lo spazio, trasformandosi in una presenza sempre più difficile da ignorare.
L’atmosfera prima della paura
Più che sulla paura immediata, La valle dei sorrisi punta sulla costruzione progressiva dell’atmosfera. Paolo Strippoli lascia inizialmente sullo sfondo le immagini più forti e i frammenti del passato, permettendo al mistero di emergere attraverso una serie di elementi apparentemente marginali: i sorrisi degli abitanti, i comportamenti ripetuti, i rituali e la sensazione che la normalità del paese sia soltanto una rappresentazione collettiva.
Il contrasto cromatico contribuisce in modo significativo a questa percezione. L’allegria esibita dagli abitanti non trova corrispondenza nell’ambiente che li circonda, dominato da tonalità spente e da un’aria quasi priva di colore. I sorrisi, anziché comunicare calore, diventano così elementi di disturbo: macchie di felicità artificiale all’interno di un mondo che sembra aver perso ogni vitalità. La serenità di Remis non rassicura, perché appare troppo uniforme. È proprio questa dissonanza tra ciò che i personaggi mostrano e ciò che l’ambiente suggerisce a generare l’inquietudine più efficace del film.
Il silenzio e il ritmo delle rivelazioni
Anche il silenzio possiede una precisa funzione drammaturgica. L’alternanza tra rumori improvvisi, momenti sonori più violenti e la quiete statica del paese alimenta una tensione che non ha bisogno di manifestarsi continuamente attraverso immagini spaventose. Il silenzio diventa lo spazio in cui le domande aumentano e la sofferenza del protagonista trova maggiore risonanza. Il ritmo segue la stessa logica. La narrazione procede lentamente, lasciando che lo spettatore percepisca lo scollamento tra la banalità della vita quotidiana e il bisogno sempre più pressante di comprendere ciò che si nasconde dietro la felicità degli abitanti. Le rivelazioni vengono distribuite gradualmente, attraverso indizi, ricordi e immagini che acquistano valore soltanto con l’avanzare del racconto.
Questa scelta permette al film di mantenere viva l’attenzione senza ricorrere costantemente ai meccanismi più prevedibili dell’horror. In alcuni momenti, tuttavia, l’attesa sembra dilatarsi oltre il necessario, mentre nella parte conclusiva numerosi significati e sviluppi vengono concentrati in uno spazio più ridotto. Ne deriva una sensazione di squilibrio tra la lunga preparazione del mistero e la rapidità con cui alcuni elementi vengono infine messi in relazione.
Un horror contaminato dal dramma psicologico
Nonostante la presenza di rituali, visioni, elementi religiosi e particolari volutamente raccapriccianti, La valle dei sorrisi non rimane confinato all’interno del folk horror. Il film introduce progressivamente il dramma sentimentale, il racconto adolescenziale, il tema dell’identità e una riflessione più ampia sul rapporto tra sofferenza individuale e benessere collettivo.
La figura del giovane Matteo permette alla narrazione di interrogarsi sul confine tra dono e sfruttamento, mentre il percorso del professore sposta il centro emotivo dell’opera verso il trauma, la paternità e la difficoltà di accettare il dolore. Il vero orrore non risiede quindi soltanto nel soprannaturale, ma nella possibilità che una comunità costruisca la propria serenità sulla rimozione della sofferenza e sul sacrificio di chi è più vulnerabile. Il film riflette sul desiderio umano di liberarsi dal dolore e sulla tentazione di perseguire il proprio benessere senza interrogarsi sul prezzo pagato dagli altri. La bontà, la cura e la consolazione assumono così contorni ambigui: ciò che appare salvifico può trasformarsi in una forma estrema di egoismo.
L’horror italiano tra identità e contaminazione
Il genere horror diventa quindi la cornice esteriore di un’opera il cui cuore pulsante è soprattutto il dramma psicologico. La valle dei sorrisi è anche una parabola sulla perdita dell’innocenza, un coming of age distorto e una riflessione sociale e filosofica sulla necessità di accettare la sofferenza come parte inevitabile dell’esistenza. Il confine tra bontà e sacrificio, tra ciò che appare divino e ciò che assume contorni oscuri, tra il desiderio di guarire e il rispetto dell’altro costituisce il vero centro della narrazione.
Questa contaminazione rappresenta contemporaneamente il punto di forza e il limite del film. Da una parte permette a Paolo Strippoli di allontanarsi dalle formule più prevedibili dell’horror e di cercare una nuova identità per il cinema italiano di genere. Dall’altra, la sovrapposizione tra mistero, dramma sentimentale, adolescenza, religione e riflessione sociale produce talvolta una certa dispersione. Gli appassionati dell’horror più classico potrebbero restare parzialmente insoddisfatti, perché il film preferisce la riflessione allo spavento. Chi cerca invece un’opera atmosferica, simbolica e aperta alla contaminazione troverà un racconto capace di alimentare interrogativi che continuano ben oltre la visione.

Scheda Film
Titolo originale: La valle dei sorrisi
Titolo internazionale: The Holy Boy
Genere: Horror, drammatico, folk horror
Paese: Italia, Slovenia
Anno: 2025
Regia: Paolo Strippoli
Sceneggiatura: Jacopo Del Giudice, Paolo Strippoli, Milo Tissone
Interpreti: Michele Riondino, Giulio Feltri, Paolo Pierobon, Romana Maggiora Vergano, Sergio Romano, Anna Bellato, Sandra Toffolatti, Gabriele Benedetti, Diego Nardini, Roberto Citran
Fotografia: Cristiano Di Nicola
Montaggio: Federico Palmerini
Scenografia: Marcello Di Carlo
Costumi: Susanna Mastroianni
Musica: Federico Bisozzi, Davide Tomat
Produzione: Fandango, Nightswim, Spok Films, Vision Distribution
Distribuzione italiana: Vision Distribution
Durata: 122 minuti



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