Uno sguardo sulla manodopera femminile nell’agricoltura spagnola
In Spagna, proprio come in Italia, il comparto agricolo utilizza massicciamente la manodopera straniera. I clienti che nei supermercati acquistano prodotti spesso raccolti in condizioni brutali di caporalato se ne rendono conto — brevemente — solo quando qualcuno muore per un incidente, per sfruttamento inumano o per maltrattamenti. Un settore che in Spagna si affida molto alle lavoratrici straniere è la raccolta delle fragole: attraverso il sistema della contratación en origen, i datori di lavoro possono assumere donne straniere direttamente nei loro Paesi di provenienza e portarle in Spagna, garantendo loro vitto e alloggio, ma non certo un tenore di vita accettabile. Proprio in questa realtà, che il sistema produttivo preferisce tenere nascosta ai consumatori finali, è ambientato La más dulce, terzo film della regista franco-marocchina Laïla Marrakchi, presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2026.
Dal Marocco ai campi d’Europa
Le interviste alle aspiranti lavoratrici marocchine della sequenza di apertura ci informano su alcuni dei requisiti richiesti dal personale amministrativo che valuta le candidature. È un dialogo senza volti tra impiegati sempre fuori campo, che fanno domande, e le varie donne interrogate, delle quali vengono inquadrate soprattutto le mani, cioè il loro principale strumento di lavoro futuro. Il volto di Nisrin Erradi, nel ruolo di Hasna, è l’unico che ci permette di osservare il misto di speranza, imbarazzo e sfrontatezza che le donne alternano durante l’esame: qualche piccola esitazione fa sospettare che su alcuni punti possa non essere stata del tutto sincera. Tuttavia viene assunta e poco dopo si trasferisce in Andalusia per lavorare nei campi in cui si raccolgono le fragole.
Partita con l’idea di guadagnare una cifra tale da poter comprare una casa in Marocco, Hasna scopre che il valore economico del suo duro lavoro è inferiore a quanto aveva preventivato. Una brutta vicenda che riguarda la sua amica Meriem le fa capire che anche il valore umano suo e delle sue compagne viene ritenuto molto basso dai datori di lavoro. Da ex atleta di sport da combattimento, però, Hasna non accetta la sconfitta e l’umiliazione, a differenza di quanto sono costrette a fare quasi tutte le altre donne nella sua stessa posizione.
La disillusione dell’immigrazione
La gravità della situazione delle lavoratrici viene svelata poco a poco, facendo crollare una dopo l’altra le illusioni formatesi prima della partenza. La prima è la disillusione sulla sistemazione logistica: gli alloggi isolati, piccoli e spogli non sono campi di concentramento, perché si può uscire, ma comunicano una sensazione di desolazione resa meno amara soltanto dalla consapevolezza di far parte di una vivace comunità femminile. Poi arriva la disillusione economica, nella fila per ricevere la paga, che trasforma l’attesa in frustrazione. Infine, la disillusione sulla dignità negata alle lavoratrici immigrate, quando anche ottenere una breve pausa diventa un’avventura pericolosa.
Una sportiva come Hasna trova poi particolarmente odiosa e inaccettabile la percezione della perdita dei diritti sul proprio corpo, diventato oggetto di uno sfruttamento altrui quasi illimitato. Una consapevolezza accentuata dalla relazione con l’avvocata spagnola interpretata da Itsaso Arana, la quale, pur avendo un genuino interesse per il benessere delle immigrate, gode di una libertà d’azione che le permette di essere spregiudicata, ma non le consente di comprendere pienamente quando rischia di mettere in pericolo, anziché salvare, le donne che difende attraverso gli strumenti legali a sua disposizione. La ribellione di Hasna non è rivolta soltanto contro un sistema economico che sfrutta chi lavora, ma più in generale contro un sistema sociale che promette benessere diffuso e poi lo concede soltanto a determinate condizioni o a determinate categorie. L’ingiustizia, per lei, non risiede semplicemente in ciò che ha subito e visto subire, ma nello scarto avvilente tra la donna ingenua che ha lasciato il Marocco con il sorriso e la donna amareggiata che non verrà mai valorizzata né apprezzata nella Spagna delle speranze tradite.
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Scheda Film
Titolo originale: La más dulce
Titolo internazionale: Strawberries
Genere: Drammatico
Paese: Francia, Marocco, Spagna, Belgio
Anno: 2026
Regia: Laïla Marrakchi
Sceneggiatura: Laïla Marrakchi, Delphine Agut
Interpreti: Nisrin Erradi, Hajar Graigaa, Hind Braik, Fatima Attif, Itsaso Arana, Larbi Mohammed Ajbar, Paco Mora, Nando Pérez
Fotografia: Tristan Galand
Montaggio: Jean-François Elie, Nicolas Chaudeurge
Musica: Clara de Asís
Produzione: Lumen, Atelier de Production, Mont Fleuri Production, Fasten Films, Mirage, Praesens-Film Production, France 3 Cinéma, Impact Film
Distribuzione italiana: Non disponibile
Durata: 101 minuti



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