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Kill Bill: The Whole Bloody Affair (2025), recensione film: l’enciclopedia tarantiniana della vendetta

01/06/2026 18:25

Marco Filipazzi

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Kill Bill: The Whole Bloody Affair (2025), recensione film: l’enciclopedia tarantiniana della vendetta

La versione integrale di Kill Bill riunisce i due volumi in un’unica cavalcata di vendetta, citazioni e ossessioni tarantiniane.

Il mito di Q&U e l’enciclopedia delle ossessioni

Possiamo anche credere alla leggenda che vuole che Quentin Tarantino e Uma Thurman abbiano avuto l’idea di Kill Bill sul set di Pulp Fiction. Possiamo credere che tutto sia nato per caso da quel dialogo sul pilota mai andato in onda di Fox Force Five e che abbia fermentato per quasi dieci anni prima di trovare incarnazione nel quarto film e ¼, esattamente la metà del felliniano 8 ½, del regista di Knoxville. Da un certo punto di vista è romantico, proprio come la dichiarazione nei titoli di coda: basato sul personaggio La Sposa creato da Q&U. Possiamo credere in questo e andrebbe benissimo, magari è pure tutto vero, le similitudini tra Fox Force Five e Kill Bill si sprecano, ma è anche vero che Kill Bill deriva in maniera spudorata da un sacco di altra roba, diventando di fatto una sorta di enciclopedia delle ossessioni di Tarantino. Perché ok il feticismo dei piedi e le sconosciute canzoni anni Settanta, ma qui ci si spinge ben oltre, ributtando in faccia alla critica tutto quel cinema che per decenni è stato ignorato, svilito e umiliato. Come un Re Mida del cinema, Quentin frulla tutto, fa un taglia e cuci di ciò che ama di più, lo inserisce in una nuova cornice e glorifica gli dèi di serie B nel modo più cool possibile. Da un punto di vista citazionistico, Kill Bill è il manifesto del suo cinema.

Tarantino, la libertà creativa e una storia di vendetta purissima

All’inizio del nuovo millennio, Quentin Tarantino è il solo regista ad aver ereditato la libertà creativa che solo Kubrick aveva avuto dagli studios nel corso della sua carriera. È un personaggio schizofrenico, nevrotico, dalla parlantina veloce e dalla mente che va a mille, che unisce di continuo citazioni e rimandi alla cultura pop più disparata. Ogni suo film pare destinato a diventare un cult ancor prima dell’uscita, trasformandosi in un autentico evento per pubblico e critica, entrambi concordi nel glorificarlo. La storia di Kill Bill è la più semplice possibile per un revenge movie e tutto quello che dobbiamo sapere è racchiuso nel prologo in bianco e nero: una donna incinta viene picchiata a sangue durante le prove del suo matrimonio. Il futuro marito, il prete, gli invitati e persino l’organista di colore vengono uccisi. Invece lei no, nonostante la violenza subita non muore; va in coma e si risveglia quattro anni dopo in un letto di ospedale. Così la Sposa si ritrova sola, inerme, senza più un figlio in grembo, una persona da amare o uno scopo; il solo pensiero che la spinge a restare in vita è vendicarsi di coloro che l’hanno ridotta così: I’m gonna kill Bill, sarà il suo giuramento.

The Whole Bloody Affair, la forma immaginata da Tarantino

In origine il film era stato pensato da Tarantino come un unico monolite dalla durata di quasi cinque ore, poi spezzato in due per arrivare nei cinema con una più facile gestione e duplicando così gli incassi. Ma quell’occasione mancata è sempre rimasta lì sino a oggi; grazie a Kill Bill: The Whole Bloody Affair possiamo godere del film come il suo autore lo ha sempre immaginato: una lunghissima cavalcata al grido di “vendetta!”. Il film è diviso in dieci capitoli che frammentano la storia in un ordine non cronologico e che declinano all’interno di ogni capitolo un diverso tipo di revenge movie. 

Capitolo 1: è la vendetta urbana che si svolge in quartieri borghesi, dietro prati perfetti e salotti ordinati: quel tipo di vendetta che ha reso pilastri film come Il giustiziere della notte o Un giorno di ordinaria follia, gente normale che a un certo punto esplode colta da un raptus di violenza. Una resa dei conti affilata come la lama del coltello con cui è combattuta. 

Capitolo 2: La Sposa imbrattata di sangue è un omaggio all’exploitation violenta degli anni Settanta e Ottanta. Serpeggia nel personaggio di Elle Driver, preso di peso dallo svedese Thriller; si gonfia con il memorabile e sboccatissimo Buck, “and I’m here to fuck!”, infermiere che vende i corpi dei pazienti in coma a clienti bramosi di sesso, riecheggiando il rape & revenge e il Buio Omega di Joe D’Amato. Infine esplode sulla musica di Sette note in nero composta da Fabio Frizzi, in una sequenza che non c’azzecca nulla con quella del film di Lucio Fulci, ma con cui la musica si sposa alla perfezione.

Capitolo 3: Le origini di O-Ren introduce O-Ren Ishii attraverso una serie di flashback animati in stile anime, una sorta di prologo alla seconda metà del film che pesca dall’immaginario nipponico per raccontarci come O-Ren sia stata forgiata da odio, vendetta e violenza, il tutto accompagnato dal tema musicale di Lady Snowblood, una delle influenze principali di Kill Bill Vol. I a cui il personaggio di O-Ren si ispira tanto da rasentare il plagio. 

Capitolo 4: L’uomo di Okinawa mette al centro Sonny Chiba, il che equivale a una dichiarazione d’intenti dato che lo stesso Tarantino lo ha definito “il più grande attore che abbia mai lavorato nei film di arti marziali”. Chiba interpreta Hattori Hanzo, un maestro nel fabbricare katane, che ha promesso di non creare più strumenti di morte. Nel capitolo meno action del film, il revenge si incarna in una storia tormentata e sottintesa, che lascia intravedere onore, giuramenti davanti a Dio ed errori per cui non è mai troppo tardi rimediare. 

Capitolo 5: Resa dei Conti alla Casa delle Foglie Blu è vendetta in pieno stile yakuza: sboccata, violenta, impietosa. Inizia con il braccio di Sofie Fatale che vomita un geyser esagerato di sangue e procede con la Sposa contro gli 88 Folli che, anche se non sono davvero 88 ma si fanno chiamare così perché il nome è cool, sono comunque un sacco di tizi. È un tripudio di sangue, arti mozzati, gente lanciata nelle piscine e giù dai balconi, in una sinergia perfetta di coreografie marziali e musica. Poi tutto si calma, ovattato dal silenzio della neve in un giardino dove l’unico suono è quello ritmico di una fontana. Tarantino abbandona ogni pudore e glorifica ancor di più Lady Snowblood, pellicola a cui Kill Bill deve tantissimo: dalla divisione in capitoli alla presentazione dei personaggi tramite fermoimmagini, dal tema della vendetta femminile alla stessa O-Ren Ishii, sino a questa lunga sequenza che culmina con la canzone Shura no hana (Flowers of Carnage), tema musicale proprio di quella vecchia pellicola giapponese. 

Capitolo 6: Massacro ai Due Pini, girato in un carichissimo bianco e nero, costituisce l’antefatto di tutta la vicenda, ciò che fino a quel momento avevamo solo immaginato attraverso le parole dei personaggi. Una sequenza quasi saffica per la delicatezza con cui ci viene raccontata, eppure al contempo torbida perché lo spettatore già sa come andrà a finire. Una spirale che ci avvolge sino a stritolarci. È la vendetta irrazionale di Bill nei confronti della Sposa, che per come ci è narrata non ci dà appigli sulle motivazioni che lo spingano a commettere un gesto tanto folle. 

Capitolo 7: La tomba solitaria di Paula Schultz è western allo stato puro, che potrebbe tranquillamente trovar luogo in un revenge western qualsiasi da quanto riesce a tendere la tensione attraverso silenzi e tempi dilatati, caricandola di rabbia grezza, facendoci attecchire in gola l’asfissiante sapore della polvere che si stacca da terra. C’è tanto Sergio Leone ovviamente, ma anche Corbucci, Castellari, Martino, Damiani, Margheriti, Fulci e su tutto aleggia lo spettro onnipotente di Ennio Morricone. 

Capitolo 8: I crudeli insegnamenti di Pai Mei è l’addestramento della Sposa, un girone infernale che le farà toccare il fondo prima di darle la forza necessaria per risollevarsi. Partendo dal mandarino parlato da Pai Mei, tutto si rifà ai wuxia, i film di cappa e spada cinesi, che ruotano attorno all’allenamento del suo protagonista, continuamente spronato a mettere alla prova la propria tenacia pur di perseguire il suo scopo, che in molti casi è proprio la vendetta. 

Capitolo 9: Elle e Io torna a pescare nell’exploitation, ma cambiando genere. Ci sono tratti che anticipano già dove Tarantino andrà a parare con il suo film successivo, Death Proof: un cinema fatto di auto, paesaggi desertici e vendetta ovviamente, che mescola cult degli anni Settanta come Punto Zero, Zozza Mary, pazzo Gary, Trincea d’asfalto; un immaginario polveroso e adrenalinico, che odora di sudore, benzina e olio per motori e che trova il suo apice in un duello all’interno di un caravan in mezzo al nulla, a picco sotto il sole. 

Ultimo capitolo: Faccia a faccia attinge da tutto ciò a cui abbiamo assistito prima, calandolo in un clima da western metropolitano che si sviluppa lentissimo tra corridoio, camere d’hotel e lussuosi appartamenti, il tutto contaminato da rimandi nipponici a katane, kung fu e mosse letali alla Kenshiro, come l’esplosione del cuore con cinque tocchi delle dita. I tempi si dilatano all’infinito, così come la tensione, per poi risolversi veloce e nemmeno così appagante, segno che la vendetta non è mai come ce la immaginiamo. 

Visto tutto d’un fiato, questo Kill Bill: The Whole Bloody Affair è potentissimo e sfiancante, ma anche un sogno che si realizza, tanto per Quentin Tarantino quanto per lo spettatore finalmente appagato.

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Scheda Film

Titolo originale: Kill Bill: The Whole Bloody Affair
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Interpreti: Uma Thurman, David Carradine, Lucy Liu, Vivica A. Fox, Daryl Hannah, Michael Madsen, Julie Dreyfus, Chiaki Kuriyama, Sonny Chiba, Gordon Liu, Michael Parks
Fotografia: Robert Richardson
Montaggio: Sally Menke
Musica: RZA
Produzione: A Band Apart, Super Cool ManChu
Distribuzione italiana / piattaforma: Plaion Pictures, Midnight Factory
Durata: 281 minuti

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