Un viaggio verso l’ignoto
Ci sono film horror che riescono a trasformare uno spazio quotidiano in qualcosa di profondamente inquietante. Passenger di André Øvredal prova a farlo scegliendo come scenario il viaggio on the road: Tyler e Maddie, una giovane coppia di futuri sposi, decidono di abbandonare la stabilità di una vita ordinaria per vivere in camper, attraversando strade isolate e paesaggi notturni nel tentativo di costruire una nuova esistenza nomade. Un desiderio di libertà che però, per Maddie, si fonde con l’angoscia dell’ignoto.
L’incidente e la presenza invisibile
Il film entra rapidamente nel vivo quando i due protagonisti assistono a un incidente nel cuore della notte: un’auto sfreccia fuori controllo e si schianta contro un albero. Il ragazzo alla guida, ferito e sotto shock, tenta disperatamente di uscire dal veicolo, ma viene trascinato nell’oscurità da una presenza invisibile, che inizierà a seguire i due protagonisti. Da quel momento, però, con il venire a meno dell’entusiasmo iniziale dei protagonisti, viene anche meno il ritmo del film. La misteriosa entità che inizia a perseguitare la coppia rimane intrappolata in un’estetica horror piuttosto derivativa: una figura quasi sempre nascosta, vestita come un sacerdote, mostrata attraverso il classico “vedo-non-vedo” ormai abusato dal cinema horror contemporaneo. Invece di alimentare davvero il mistero, la regia finisce spesso per appoggiarsi a jumpscare prevedibili e a un accumulo di apparizioni improvvise che funzionano solo a tratti.
Intuizioni visive vs sceneggiatura debole
Non mancano comunque alcuni elementi riusciti. La fotografia, soprattutto nelle sequenze notturne in strada, riesce talvolta a creare immagini suggestive: l’utilizzo delle luci nelle scene notturne, gli interni claustrofobici del camper e i paesaggi desertici contribuiscono a costruire un’atmosfera di vulnerabilità e spaesamento. È proprio sul piano visivo che il film mostra le intuizioni più interessanti, lasciando intravedere quello che avrebbe potuto essere un horror psicologico molto più inquietante. Il problema principale è che la sceneggiatura non sviluppa mai davvero le proprie idee. I protagonisti rimangono poco approfonditi, il rapporto tra loro evolve in modo superficiale e la presenza demoniaca, pur acquisendo identità, non va oltre il semplice meccanismo narrativo della persecuzione. La tensione, dopo un inizio promettente, si ripete sempre uguale a sé stessa fino a un finale che lascia più indifferenti che spaventati.
Un horror discreto, ma senza personalità
Passenger resta quindi un horror con qualche buona intuizione estetica e alcuni momenti di tensione riusciti, ma incapace di distinguersi davvero all’interno del panorama contemporaneo. André Øvredal costruisce qualche immagine efficace, ma non riesce mai a dare al film una personalità autentica né a trasformare la sua minaccia soprannaturale in qualcosa di memorabile. Ed è forse proprio questo l’aspetto più deludente: da un regista che in passato aveva dimostrato di saper maneggiare il genere con ben altra precisione — basti pensare ad Autopsy, un horror claustrofobico assai riuscito, e a Scary Stories to Tell in the Dark, capace di reinventare con intelligenza l’immaginario dell’horror adolescenziale — ci si sarebbe aspettati molto di più. In confronto, Passenger appare come un’opera irrisolta, visivamente discreta ma narrativamente troppo debole per lasciare davvero il segno.

Scheda Film
Titolo originale: Passenger
Regia: André Øvredal
Sceneggiatura: Zachary Donohue, T.W. Burgess
Interpreti: Jacob Scipio, Lou Llobell, Melissa Leo, Joseph Lopez
Fotografia: Federico Verardi
Montaggio: Martin Bernfeld
Musica: Christopher Young
Produzione: 18Hz Productions, Coin Operated
Distribuzione italiana / piattaforma: Paramount Pictures
Durata: 94 minuti



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