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Love on Trial (2025), recensione film: l’amore vietato nel mondo del J-Pop

04/05/2026 19:00

Claudio Cinus

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Love on Trial (2025), recensione film: l’amore vietato nel mondo del J-Pop

Fukada Kōji racconta il conflitto tra amore, carriera e controllo dell’immagine nell’industria delle Idol giapponesi.

L’amore come clausola contrattuale

Nell’industria musicale pop giapponese, nota in tutto il mondo col nome di J-Pop, l’amore deve essere a senso unico: i fan possono, anzi devono, amare le star; le star non possono ricambiare nessuno in particolare perché, per appartenere equamente a tutti, non possono davvero appartenere a nessuno. La clausola contrattuale che prevede il divieto di frequentare qualcuno con intenti romantici, in vigore anche per gli altrettanto idolatrati gruppi coreani, ha solide ragioni commerciali dal punto di vista di chi gestisce i gruppi musicali e pensa che la purezza di chi ne fa parte sia un bene essenziale da promuovere e tutelare; ma è assai discutibile sul piano umano, oltreché di dubbia legalità. Fukada Kōji, ispirandosi alla vera storia di una cantante che ha dovuto affrontare un processo per avere violato la clausola che le vietava relazioni sentimentali, in Love on Trial ha messo in scena il conflitto tra sentimenti e obblighi che segna la vita di ragazze disposte a fare sacrifici personali enormi, fin da giovanissime, pur di inseguire il sogno di diventare una cosiddetta Idol.

Di cosa parla Love on Trial

Saitō Kyōko, prima che attrice, qui per la prima volta in un ruolo da protagonista, è stata componente del gruppo Hinatazaka46: ha quindi potuto attingere direttamente alle sue esperienze personali per dare corpo al personaggio di Mai, una delle cinque componenti di un gruppo in ascesa e già con molti fan accaniti, ma non ancora di primissimo piano. La giovane vive in un appartamento assieme a due colleghe: più indipendente rispetto a molte coetanee, ma tenuta a seguire delle regole generali di comportamento ferree per non rischiare di intaccare la sua immagine. Una sera, in un parco, rivede dopo alcuni anni Takashi, una sua vecchia conoscenza; anche il ragazzo ha un’attitudine artistica ma di successo nettamente inferiore, dal momento che si esibisce come prestigiatore di strada e, per risparmiare, vive nel camioncino su cui si sposta di luogo in luogo. I due decidono di continuare a vedersi e pian piano il loro rapporto diventa più intenso, anche se ad avvicinarli in modo più travolgente, oltre all’amore, sono anche alcuni eventi che rendono Mai sempre più insofferente non tanto verso la carriera che ama, come ama l’ebrezza del successo, quanto verso il contesto sociale e culturale cui viene forzatamente sottoposta e che le procura pressioni psicologiche esagerate. La carriera e l’amore non possono coesistere nel J-Pop, e per Mai inizia il difficile periodo delle scelte che possono definire il suo futuro.

La presa di coscienza di una Idol

Fukada si è affidato sapientemente alla protagonista per costruire uno sguardo sul pop giapponese che fosse sia critico, sia appassionato: una contraddizione che poteva essere affrontata solo dall’interno, mettendosi nei panni di una ragazza con un sogno mai venuto meno, ma anche con una crescente coscienza sociale formatasi osservando le colleghe e sperimentando sulla propria pelle la rigidità del proprio ambiente lavorativo. Dapprima Mai ci viene presentata come una Idol costruita a tavolino che vediamo pian piano trasformarsi in ragazza reale, con desideri e bisogni reali; quando poi le sue scelte la fanno tornare a essere una ragazza qualunque, tolta dai manifesti e scesa dal palcoscenico, in lei vediamo al contrario riaffiorare di tanto in tanto la Idol che non vuole smettere di essere tale, come se quel personaggio non fosse solo una costruzione minuziosa realizzata dai manager, ma una componente indissolubile della persona, alimentata e coccolata sin dall’infanzia, alla quale non avrebbe mai voluto rinunciare ma che avrebbe preferito gestire autonomamente.

Gli uomini, ovvero l’altra faccia del J-Pop

L'altra faccia di questa storia che dà tanto spazio alle reali personalità delle ragazze che pubblicamente recitano il ruolo di Idol è la presenza maschile attorno a loro. Se nei confronti delle figure femminili si percepisce comprensione, come a voler arricchire di umanità coloro la cui figura pubblica è un costrutto fittizio, con le figure maschili non c'è altrettanta indulgenza. Takashi, il prestigiatore gentile e premuroso di cui Mai si invaghisce, è certamente il più positivo, ma a lungo andare dimostra meno carattere della protagonista; sono ritratti con ancora meno favore il manager del gruppo pop, per cui le ragazze non sono persone ma oggetti di consumo, e i fan ben oltre l'età adolescenziale che denotano un distacco dalla realtà spropositato perché, di quei presunti oggetti di consumo, rischiano di fare un'ossessione patologica. Love on Trial, presentato fuori concorso a Cannes nel 2025 e in anteprima italiana al 23° Asian Film Festival, cerca di rendere giustizia alle persone su cui si basa un'industria musicale e culturale remunerativa ma problematica, almeno secondo i nostri standard, mostrando il dietro le quinte di un ambiente in cui l'apparenza conta più del talento, la sottomissione collettiva conta più delle individualità.

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Scheda Film

Titolo originale: Love on Trial
Titolo originale alternativo: Renai Saiban
Regia: Fukada Kōji
Sceneggiatura: Fukada Kōji, Mitari Shintano
Interpreti: Saitō Kyōko, Karata Erika, Kura Yuki, Tsuda Kenjiro
Fotografia: Shinomiya Hidetoshi
Montaggio: Sylvie Lager
Musica: Agehasprings
Produzione: Toho, Knockonwood, Survivance
Durata: 124 minuti

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