Sebbene ufficialmente non sia il suo primo romanzo, La lunga marcia venne scritto da Stephen King nel 1966, quando ancora era una matricola all’Università del Maine, ben otto anni prima che Carrie, il suo esordio letterario, venisse pubblicato. Fu solo nel 1979, però, che raggiunse gli scaffali delle librerie, uscendo sotto lo pseudonimo di Richard Bachman. La storia che racconta è asciutta e spietata. In un futuro distopico e imprecisato, cinquanta ragazzi, uno in rappresentanza di ogni Stato, si offrono volontari per disputare una lunga marcia. Non c’è traguardo: devono solo continuare a camminare senza mai abbandonare la strada né scendere sotto la velocità di 3 miglia orarie. Hanno 3 ammonizioni possibili, dopodiché i camion dell’esercito che li scortano lungo il tragitto sparano un colpo. L’ultimo che resta in vita vince un premio in denaro e un desiderio esaudito dal governo.
Una distopia ridotta all’osso
Attorno a questa storia c’è pochissimo contesto e ancor meno fronzoli. Sia nel romanzo che nel film vengono date vacue spiegazioni sul motivo per cui la marcia viene disputata ogni anno: si intuisce che sia uno strumento di controllo da parte del Governo e al contempo una possibile via di fuga, l’unica, per il vincitore, in un mondo tanto disperato che giocarsi la propria vita sembra la migliore delle opzioni. Ma se c’è una cosa che ci ha insegnato il genere horror è proprio il fatto che dà il suo meglio quando lavora per sottrazione e meno si mostra, o in questo caso si danno informazioni, meglio è. Perciò mentre nell’opera di King la storia può essere letta come una metafora della guerra del Vietnam in corso in quegli anni, dove i giovani venivano arruolati per essere spediti alla morte, nella sua trasposizione cinematografica riecheggia l’ombra del presente, tra disperazione economica, incertezza per il futuro e competizione sfrenata come sola via d’uscita dal sistema.
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Francis Lawrence e la forza della ristrettezza
Il regista Francis Lawrence ha già dimestichezza con i giochi al massacro, la saga di Hunger Games è quasi interamente sua, ma proprio per questo non era necessariamente sinonimo di qualità , dati i risultati altalenanti. Eppure, privato di budget faraonici e costretto, anche dalla storia, a lavorare in ristrettezza di mezzi, Lawrence confeziona quello che probabilmente è il film più riuscito della sua carriera. Sullo schermo si alternano spazi enormi che non lasciano scampo a dettagli strettissimi come piedi che si gonfiano, suole di scarpe che si staccano, caviglie che si spezzano, bisogni corporali che vanno evacuati. Elementi semplici, ma giocati con maestria, che amplificano il senso di angoscia crescente dei marciatori. Per un’ora e quaranta lo spettatore viene intrappolato lì con loro, su quella strada, un’interminabile lingua d’asfalto che si srotola tra campi a perdita d’occhio e fatiscenti cittadine rurali, flagellata da piogge torrenziali che si alternano a pomeriggi cocenti, mentre la tensione cresce inesorabile ogni volta che rimbomba un colpo di fucile. L’adesione al testo di Stephen King fa il resto, affrescando con poche pennellate personaggi a cui ci si affeziona, in alcuni casi persino ci si identifica, facilmente, per poi far pesare la loro morte come un macigno.
Mark Hamill e un adattamento finalmente riuscito
E proprio per la sua semplicità c’è davvero poco altro da aggiungere su La lunga marcia, anche se forse vale la pena segnalare che nei panni del Maggiore, ovvero l’incaricato di supervisionare il regolare svolgimento della marcia, un personaggio più funzionale piuttosto che un vero e proprio cattivo, c’è un Mark Hamill perennemente nascosto dietro un berretto militare ed enormi Ray-Ban a specchio. Considerando quanto molto spesso siano fallimentari gli adattamenti delle opere del Re di Bangor, questa volta possiamo dire che così non è.
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Scheda Film
Titolo originale: The Long Walk
Regia: Francis Lawrence
Sceneggiatura: JT Mollner
Interpreti: Cooper Hoffman, David Jonsson, Garrett Wareing, Tut Nyuot, Charlie Plummer, Ben Wang, Roman Griffin Davis, Judy Greer, Mark Hamill
Fotografia: Jo Willems
Montaggio: Mark Yoshikawa
Musica: Jeremiah Fraites
Produzione: Vertigo Entertainment, About:Blank
Distribuzione italiana / piattaforma: Adler Entertainment
Durata: 108 minuti



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