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The Girl Who Cried Pearls (2025), recensione: riscrivere la propria storia come fosse una fiaba

06/04/2026 19:00

Claudio Cinus

Corti, Oscar, chris-lavis, maciek-szczerbowski,

The Girl Who Cried Pearls (2025), recensione: riscrivere la propria storia come fosse una fiaba

Premio Oscar 2026 come miglior corto animato, unisce stop-motion, fiaba e memoria in un racconto ambiguo sul valore delle storie.

Nella stanza in cui una bambina si è intrufolata di nascosto, per frugare tra gli oggetti lì conservati, entra un uomo anziano con passo malfermo: è suo nonno, apre le tende e fuori dalla vetrata si intravede la Tour Eiffel. La bella vista sulla città, e la fastosità della stanza, indicano che la casa è abitata da una famiglia ricca. La bambina viene subito scoperta e l'oggetto che aveva suscitato il suo interesse, una custodia rossa con una perla all'interno, è così caro all'uomo da diventare l'occasione per raccontarne la storia segreta, risalente a quando era ancora un ragazzino povero che viveva in Canada, a Montreal, dove era nato. Così inizia The Girl Who Cried Pearls, diretto dagli illustratori e animatori Chris Lavis e Maciek Szczerbowski.

Un personaggio dickensiano nel Canada di inizio Novecento

Dalla ricca borghesia della prima scena, un lungo flashback porta direttamente a un passato di fame e povertà estrema: il protagonista è una figura dickensiana di inizio Novecento che si arrabatta tra la malfamata zona portuale e la stanza vuota e fatiscente di una palazzina dove si rifugia per dormire. Dall'altra parte della parete sottile, una ragazza maltrattata piange di tristezza ogni notte; per magia le sue lacrime diventano perle, ma di mattina le butta via, come vergognandosi. Il ragazzo però riesce a recuperarne un paio, con la speranza che siano oggetti di valore che possano garantire a lui, e magari anche alla fanciulla di cui si innamora pur senza averle mai rivolto la parola, un qualche guadagno.

Per illustrare una storia che ricostruisce le difficili condizioni di vita del proletariato nell'epoca in cui non esisteva ancora uno stato sociale che si prendesse cura dei più deboli, unendo però questo racconto aspro agli elementi di magia e romanticismo espressi nell'atto sovrannaturale che trasforma le lacrime in perle preziose, lo stile dell'animazione a passo uno, o stop-motion, risulta particolarmente efficace. I personaggi sono splendidi pupazzi animati le cui caratteristiche fisiche, i volti in particolare, vengono accentuate per meglio rappresentarne le personalità, ma si muovono in ambienti preparati con meticolosità per consentire allo spettatore un piccolo viaggio nel tempo tra i moli grigi del porto, i quartieri popolari sovraffollati e i negozi piccolo-borghesi della Montreal di più di un secolo fa.

Marionette, memoria e manipolazione

I personaggi però non parlano mai direttamente: è sempre la voce narrante del nonno, di Colm Feore in inglese e James Hyndman in francese, a dare la parola a ciascuno di essi. Infatti le bocche non si muovono mai durante i dialoghi, con l'eccezione di quelle di nonno e nipote nelle conversazioni della prima e dell'ultima scena: è come se vedessimo marionette create dalla fantasia dell'anziano e da lui completamente controllate. Più va avanti il suo racconto, e più si insinuano dei dubbi: sono persone reali del suo passato, personaggi del tutto inventati, oppure rielaborati a distanza di decenni per colorire una storia affascinante da raccontare a una bambina?

La fiaba come verità ambigua

Sembra una fiaba, The Girl Who Cried Pearls, e certamente gioca con gli stereotipi codificati del giovane eroe, dell'avido antagonista proprietario di un banco dei pegni, della principessa da salvare, dell'aspettativa di un lieto fine che porterà il ragazzino povero a trasformarsi, anni dopo, in un anziano benestante: ma proprio perché fiaba e non testimonianza, il narratore non si fa scrupoli a nascondere grande furbizia e un certo cinismo dietro una visione romanticizzata delle avventure della sua giovinezza. La morale? Saper raccontare bene una storia ha un valore superiore a quello di una perla, e il dubbio irrisolto che la nipote esprime al nonno alla fine del racconto rafforza l'ambiguità di chi non ha intenzione di distinguere la realtà dall'immaginazione.

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Scheda Film

Titolo originale: La jeune fille qui pleurait des perles
Titolo originale alternativo: The Girl Who Cried Pearls
Regia: Chris Lavis, Maciek Szczerbowski
Sceneggiatura: Chris Lavis, Maciek Szczerbowski, Isabelle Mandalian
Interpreti: Colm Feore (voce narrante versione inglese), James Hyndman (voce narrante versione francese)
Musica: Patrick Watson
Produzione: National Film Board of Canada
Distribuzione italiana / piattaforma:
Durata: 17 minuti

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un progetto di Piano9 Produzioni

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