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Belén (2025), recensione film: il cinema civile come strumento di memoria e cambiamento

09/12/2025 15:15

Claudio Cinus

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Belén (2025), recensione film: il cinema civile come strumento di memoria e cambiamento

Il film di Dolores Fonzi ricostruisce un caso giudiziario emblematico, trasformando la denuncia sociale in un racconto civile sulla conquista dei diritti.

Un film argentino tra festival e streaming

È approdato direttamente su Prime Video, dopo il passaggio fuori concorso alla Festa del Cinema di Roma, il film che l’Argentina ha candidato agli Oscar 2026: Belén, diretto da Dolores Fonzi. L’opera si muove nel solco del cinema di denuncia sociale, adottando una messa in scena convenzionale ma solida, sostenuta da un autentico spirito civico. Il fatto di cronaca rievocato dal film contribuì concretamente al dibattito che portò alla modifica della legge sull’aborto in Argentina nel 2021.

Dolores Fonzi tra regia e interpretazione

Fonzi ricopre anche il ruolo della protagonista. La sua carriera di attrice — premiata al Torino Film Festival 2015 per Paulina – La Patota — precede quella registica e trova qui una continuità espressiva nel personaggio dell’avvocata Soledad Deza. È lei a decidere di occuparsi del controverso caso giudiziario di una giovane donna condannata per essersi procurata un aborto e per l’uccisione del feto, in un processo segnato da evidenti storture interpretative della legge.

Il caso Belén come simbolo collettivo

Nonostante una prima condanna, l’accusa appare fin da subito sproporzionata e infondata alla luce dei fatti, ma viene sostenuta con ostinazione da un giudice che si erge a custode della moralità nazionale. Per tutelarne l’incolumità e, al tempo stesso, amplificarne la vicenda, la giovane viene identificata pubblicamente con il nome fittizio di Belén. Quel nome diventa presto un simbolo per il movimento femminista argentino, incarnando una battaglia che va oltre il singolo caso.

Ricostruzione sociale e memoria recente

Le sequenze investigative, le scene processuali, i confronti tra Soledad e l’amica e collaboratrice Bárbara (Laura Paredes), così come le discussioni familiari, concorrono a restituire il clima sociale di circa dieci anni fa. Sebbene possa sembrare una storia lontana nel tempo, il film ricorda come solo pochi anni fa le leggi argentine fossero fortemente punitive nei confronti delle donne, in una società ancora profondamente segnata da un maschilismo strutturale. Belén esplicita con chiarezza il proprio obiettivo: mostrare quanto sia complesso conquistare diritti che non siano effimeri, ma capaci di resistere nel tempo.

Due figure femminili, due livelli della società

Per il ruolo di Belén, Camila Pláate ha ottenuto il premio per la migliore interpretazione da non protagonista al 73° Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián, festival che ha scelto di superare la distinzione di genere nei premi attoriali. Il riconoscimento assume un valore simbolico ulteriore, considerando il tema del film. Se Soledad rappresenta una parte borghese e privilegiata della società, potenzialmente in grado di restare neutrale, Belén incarna una donna comune, combattuta tra il desiderio di giustizia e il timore delle conseguenze personali della propria esposizione pubblica.

Il cinema impegnato oltre i confini nazionali

La decisione di intitolare il film a Belén sancisce definitivamente la trasformazione di una vicenda individuale in un simbolo collettivo. Attraverso la mediazione del cinema civile, questo simbolo profondamente argentino trova ora la possibilità di dialogare con un pubblico internazionale, dimostrando come la finzione cinematografica possa farsi strumento di memoria, consapevolezza e confronto anche oltre i confini del proprio paese.

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Scheda Film

Regia: Dolores Fonzi
Sceneggiatura: Dolores Fonzi
Interpreti: Dolores Fonzi, Camila Pláate, Laura Paredes, Germán de Silva, Paula Grinszpan, Susana Pampín
Fotografia: Agustín Mendilaharzu
Montaggio: Rosario Suárez
Musica: Pedro Onetto
Produzione: Argentina
Distribuzione italiana: Prime Video
Durata: 110 minuti

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