Material Love è una commedia romantica contemporanea in cui l’amore non scocca più come un colpo di fulmine alla Notting Hill, ma germoglia attraverso calcolo e programmazione, nell’ossessiva ricerca di un ideale. Un ideale che, nella nostra epoca, si rivela però solo superficiale: sappiamo che i nostri desideri sono plasmati dalla pubblicità e da un flusso costante di stimoli che ci trascina da un oggetto all’altro, tutti effimeri. E così finiamo per non sapere più nemmeno ciò che vogliamo, proprio come Lucy.
Di che cosa parla Material Love
Lucy è una giovane donna in carriera: il suo lavoro consiste nel “creare” l’amore, nell’individuare i punti di congiunzione perfetti tra due persone per formare una coppia. È, in fondo, un’applicazione di incontri in carne e ossa. Verrebbe da pensare che la personificazione moderna di Cupido non incontri alcuna difficoltà nella sfera sentimentale; niente di più falso: Lucy non sa amare, e forse non sa nemmeno che cosa sia davvero l’amore.
In un’epoca in cui tutto deve essere immediato, anche l’amore diventa una merce da ordinare e consumare: si richiede, si riceve, e se non soddisfa lo si sostituisce. Lucy, la matchmaker di punta della sua compagnia, ha capito che cercare l’amore equivale a compilare una lista della spesa: bisogna selezionare ciò che corrisponde al canone moderno, soddisfare esigenze di reddito o altezza, di provenienza culturale o di orientamento politico.
Eppure, dietro l’aria altezzosa e quasi sprezzante che rivolge ai clienti, Lucy cela lo stesso disprezzo verso sé stessa, nel silenzio buio di una stanza condivisa: ride degli altri, ma ride anche di ciò che lei stessa è diventata. La sua vicenda prende avvio durante il matrimonio di due clienti da lei uniti, cerimonia che da sacramento e unione civile si trasforma in vetrina per nuovi clienti, nuovi “adoni” da esibire, nuove vittime da conquistare. È qui che incontra Harry, l’uomo perfetto per il suo mercato: ricco, bello, educato, capace di suscitare attrazione persino in lei, ma deciso a conoscere davvero chi ha di fronte prima di lasciarsi trasformare in un profilo da esporre. Nello stesso evento, Lucy rivede anche John, il suo ex fidanzato, ora cameriere.
Nasce così un triangolo amoroso che, almeno nella mente di Lucy, la mette davanti a un bivio: da un lato l’uomo ideale, privo di problemi e pieno di risorse, dall’altro un amore imperfetto che non si è mai davvero spento. In lei convivono il desiderio di perfezione e il disprezzo per il proprio materialismo, ma anche la consapevolezza che il passato non è del tutto alle spalle.

Celine Song torna a raccontare le relazioni
Celine Song dimostra ancora una volta sensibilità nel raccontare le relazioni interpersonali; tuttavia, Material Love, soprattutto se confrontato con lo splendido Past Lives, sembra mancare di qualcosa. Nel film precedente la forza stava nella delicatezza dei gesti: la vicinanza, le parole sussurrate, gli sguardi, le mani che si sfioravano. Qui, invece, tutto appare artificioso: persino il bacio finale sembra costruito, quasi che con il passaggio a un film interamente statunitense la regista abbia dimenticato la grazia del cinema asiatico da cui proveniva.
Forse, proprio nel tentativo di rappresentare la falsità del nostro tempo, Material Love finisce per rispecchiarla, diventando a sua volta un’opera fragile ed effimera come i sentimenti che mette in scena. Un film che si smarrisce, perché se tutto è effimero, nulla rimane davvero da raccontare.
Eppure, questo smarrimento non è privo di interesse: Song sembra voler restituire allo spettatore lo stesso senso di incertezza che attanaglia i suoi personaggi. Se in Past Lives la tensione nasceva dalla possibilità di un futuro mai realizzato, qui si genera dall’impossibilità di distinguere ciò che è autentico da ciò che è costruito. Il risultato è un’opera che lascia interdetti: frustrante nella sua artificiosità, ma al tempo stesso specchio fedele di una società che ha trasformato il sentimento in merce di scambio, la passione in algoritmo, l’intimità in performance.

Forse Material Love non emoziona né commuove quanto il precedente film della regista, ma apre comunque una riflessione necessaria: se oggi l’amore appare come un prodotto confezionato, cosa resta allora dell’esperienza più imprevedibile e irrazionale che conosciamo? È davvero possibile ridurlo a una formula perfetta, o la sua essenza si rivela proprio nell’imperfezione, nell’imprevisto, nell’errore?
In questo senso, il film si condanna e si salva allo stesso tempo: condanna, perché rischia di diventare vuoto come il mondo che critica; salvezza, perché nel suo vuoto costringe lo spettatore a interrogarsi, a riempire con la propria esperienza e il proprio desiderio lo spazio che lo schermo lascia incompiuto.
Genere: commedia, drammatico, sentimentale
Titolo originale: Materialists
Paesea, anno: USA, 2025
Regia: Celine Song
Sceneggiatura: Celine Song
Fotografia: Shabier Kirchner
Montaggio: Keith Fraase
Interpreti: Baby Rose, Chris Evans, Dakota Johnson, Dasha Nekrasova, Eddie Cahill, John Magaro, Joseph Lee, Louisa Jacobson, Marin Ireland, Pedro Pascal, Sawyer Spielberg, Zoë Winters
Colonna sonora: Daniel Pemberton
Produzione: 2AM, Killer Films
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 116'
Data di uscita: 04/09/2025



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