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WandaVision (2021), la recensione della prima stagione: perchè vedere la serie tv Marvel su Disney+

15/03/2021 11:00

Samantha Ruboni

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WandaVision (2021), la recensione della prima stagione: perchè vedere la serie tv Marvel su Disney+

Perché WandaVision è piaciuta così tanto? Analizziamo la serie Marvel su Disney+ per capire le ragioni del successo

Perché WandaVision è piaciuta così tanto? Analizziamo la serie Marvel su Disney+ per capire le ragioni del successo

Ambientata tre settimane dopo gli eventi accaduti nel film Avengers: Endgame, vediamo all'inizio della serie Wanda (Elizabeth Olsen) e Visione (Paul Bettany) vivere una vita da sit-com nella cittadina di Westview. Ci ricordiamo solo dopo, però, che Visione è morto nel film Avengers: Infinity War. Nel film del 2018 difatti, dopo aver convinto Scarlet Witch a ucciderlo, in modo da distruggere così anche la Gemma della Mente incastonata sulla sua fronte, Visione è costretto a morire una seconda volta per colpa di Thanos che, utilizzando la Gemma del Tempo, riesce a riportarlo in vita per un breve lasso di tempo, per strappargli brutalmente dal capo la gemma.

Ma quindi cosa stiamo vedendo sullo schermo? Sappiamo che Wanda è una strega e quindi capiamo, facendo due più due, che per scappare dalla dolorosa e difficile realtà crea una sua “dimensione” dove il mondo è come quello delle sit-com più confortanti, che le hanno fatto compagnia per tutta la sua vita. Decide quindi di riprendere con Visione da dove avevano lasciato: da quando, all’inizio di Infinity War, avevano iniziato una convivenza a Edimburgo.

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Questa convivenza continua così nella sua testa in note e tranquille vicessitudini da sit-com. Sit-com che possiamo riconoscere man mano che gli anni che sullo schermo gli anni passano e i protagonisti si evolvono. E così, se per ogni episodio abbiamo un periodo diverso (dagli anni ‘50 fino al 2000), segnalato dal cambio di costumi, colori e arredamento, ogni puntata sarà una sit-com diversa.

 

Se la prima puntata è il Dick Van Dike Show, la seconda è Vita da strega, la terza La famiglia Brady. La quarta è Casa Keaton, la quinta Malcom in the Middle e la sesta puntata Modern Family.

Viene così analizzata la storia della televisione e delle sit-com, che dagli albori del piccolo schermo  ci fanno compagnia e ci allietano all’interno delle nostre case con battute e buoni sentimenti; dove non succede mai nulla di violento o cattivo, dove abbiamo la certezza che tutto si risolverà per il meglio alla fine della puntata. Wanda Vision è di certo un inno e una dichiarazione d’amore al mondo della televisione.

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Ma WandaVision tratta anche un argomento molto più profondo: il lutto.

 

Nel 1969 la psichiatra Elisabeth Kuebler Ross pubblicava il libro On death and dying, dove descrive come davanti a ogni grande perdita e dolore, le persone attraversano cinque fasi: la negazione, la rabbia, la negoziazione, la depressione e l’accettazione. Se ci facciamo caso, sono tutte le fasi che affronta Wanda durante la serie.

Nelle prime puntate, infatti, Wanda nega la realtà dei fatti, creando una realtà parallela e fingendo che Visione sia in vita. La seconda fase è quella della rabbia, che ritroviamo nel terzo episodio con l’aggressione a un membro dello SWORD. La terza fase coincide con l’arrivo di Pietro, in un momento in cui Wanda cerca di riprendere il controllo degli avvenimenti della sua vita. La depressione coincide con il quinto episodio, dove Wanda (spettinata e trasandata) decide di passare una giornata da sola a casa, in stile Modern Family. L’accettazione è la fase più spettacolare, che coincide con la puntata finale della serie: Wanda dovrà accettare di essere Scarlet Witch e affrontare quello che è accaduto a Visione. 

Wanda Vision, forse, non è una serie che rivoluzionerà la tv, ma che di certo risulta piacevole da vedere. Con puntate leggere e brevi, riesce a parlarci di temi che sentiamo molto vicini, ma senza dimenticarsi di intrattenere e allietare le nostre giornate. Proprio come le sit-com care a Wanda.


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