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Quella notte a Miami... (2020), la recensione: il film di Regina King chiude la storia in una stanza

22/03/2021 11:37

Rossella Romano

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Quella notte a Miami... (2020), la recensione: il film di Regina King chiude la storia in una stanza

Il film di Regina King si svolge (quasi completamente) all’interno di una stanza, eppure non si ha mai una sensazione claustrofobica

Regina King ci porta - e poi ci fa rimanere incollati ai personaggi per 115 minuti - all’interno del Hampton House Motel di Miami, nel febbraio 1964, anno in cui Cassius Clay (futuro Muhammad Ali) diventa campione del mondo dei pesi massimi battendo Sonny Liston in un cruciale incontro di boxe.

A seguito di questa vittoria, si riunisce con tre amici nella modesta stanza del motel per festeggiare (questo, almeno, è l’intento iniziale): i tre amici, nonchè co-protagonisti di Quella notte a Miami... sono Malcolm XSam Cooke, pioniere della musica soul e Jim Brown, giocatore del Cleveland Browns. 

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I quattro si ritrovano a riflettere su quello che sta succedendo intorno, sul ruolo che ognuno di loro ha nel mondo, sulle questioni razziali, sui diritti civili degli afroamericani.

Il film si apre tramite la stessa modalità con cui si chiude: mostrando ogni personaggio nel suo habitat naturale, ma - a differenza dell'inizio - con un atteggiamento non più di sfida ma di consapevole partecipazione a una causa grande e eterna del tempo. Questa partecipazione è resa ancora più intensa e più decisa dalle musiche di Terence Blanchard e da quelle di Leslie Odom, che interpreta Sam Cooke.

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Il film di Regina King si svolge (quasi completamente) all’interno di una stanza, eppure non si ha mai una sensazione claustrofobica: si viene proiettati verso orizzonti lontani, ideali alti e questioni universali che aprono porte e eliminano muri. La camera del motel è proiezione di quello che, realmente, vivono i personaggi: per quanto ambiziosi e coraggiosi, non possono fare a meno di rinchiudersi nella propria comunità per evitare di scontrarsi con le sfide che li circondano da sempre e di fare i conti con gli ostacoli ideologici e culturali del mondo che li circonda. 

In quella stanza, temporaneamente un luogo sicuro, i quattro uomini protagonisti possono lasciarsi andare a una discussione personale che diventa universale: il compromesso tra principi/fede e soldi, la voglia di rivincita contro il desiderio di libertà, il peso delle parole e il significato delle scelte. Ognuno di loro incarna ideali che diventano anche contraddizioni e, in modi diversi, troverà modo di rendersi partecipi di una lotta storica.

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La libertà viene discussa e ridefinita: Cassius Clay prova a convincersi che «gli investitori pagano gli allenamenti ma che non possono scegliere i suoi amici»​, Malcolm X, deluso dalla Nazione Islamica, pensa di aprire gli occhi ai suoi amici; Sam Cooke vuole conquistare i bianchi con la musica nera anche se, come ricorda saggiamente Brown, spesso si tratta di dimostrare qualcosa più a noi stessi e agli altri che di essere impegnati in una vera e propria rivoluzione.

E, alla fine, la verità è quella enunciata da Malcolm: «Non sarai mai amato dalle persone che ti sforzi tanto di conquistare»​. Ognuno di questi quattro protagonisti procede verso la meta combattendo una lotta tutta personale, sempre tenendo a mente che non siamo tutti Bob Dylan: non tutti possiamo permetterci di cantare Blowin in the wild, di mettere da parte gli affari in favore della lotta, di essere portatori dei diritti degli oppressi pur rimanendo alti in classifica. 

E quindi la verità è anche un’altra, sempre la stessa e sempre più evidente: non siamo tutti uguali e che non tutti raccogliamo gli stessi benefici dalle medesime battaglie. E la vicenda personale di Sam Cooke, ancora più del finale di One night in Miami..., sembra confermarlo. 

Le vite di AliMalcolm X, Cooke e Jim Brown dimostrano che, portando avanti le proprie idee con coraggio e decisione, non si vive così a lungo ma si vive meglio e si vive iberi. E la libertà che il film racconta è anche la libertà di una donna, Regina King: con partecipazione ed empatia, dirige un film maschile che racconta l'essere umano nel modo più universale che esista. 

Candidato a 3 Premi Oscar: Attore (Leslie Odom Jr.),  Sceneggiatura non Originale, Canzone (Speak Low).


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Genere: biografico, drammatico

Titolo originale: One night in Miami...

Paese: Stati Uniti d'America, 2020

Regia: Regina King

Soggetto: dalla pièce teatrale di Kemp Powers

Sceneggiatura: Kemp Powers

Fotografia: Tami Reiker

Montaggio: Tariq Anwar

Interpreti: Kingsley Ben-Adir, Aldis Hodge, Leslie Odom Jr., Eli Goree, Lance Reddick, Christian Magby, Nicolette Robinson, Joaquina Kalukango, Michael Imperioli, Larry Gilliard Jr., Derek Roberts, Beau Bridges, Aaron D. Alexander

Musiche: Terence Blanchard

Produzione: ABKCO Films, Snoot Entertainment

Distribuzione: Amazon Prime Video

Durata: 115'


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