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Unorthodox (2020) è la migliore mini-serie di Netflix: la recensione

07/01/2021 18:34

Rossella Romano

Recensione Serie TV, Netflix Original, Serie Tv Drammatico, Serie Tv USA, Deborah Feldman, Shira Haas,

Unorthodox (2020) è la migliore mini-serie di Netflix: la recensione

Unorthodox è una mini-serie Netflix liberamente ispirata all’autobiografia di Deborah Feldman

Unorthodox, mini-serie Netflix liberamente ispirata all’autobiografia di Deborah Feldman, è un percorso verso la rinascita

Unorthodox è la mini-serie Netflix liberamente ispirata all’autobiografia di Deborah Feldman Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots. Ci fa intraprendere, insieme alla protagonista Esty, un viaggio verso la rinascita. Forse, verso una vera e propria nascita. 

 

È la storia di una donna (ma, idealmente, di tante donne) appartenente alla comunità ortodossa chassidica di Williamsburg, NYC: accettata la vita decisa per lei dai precetti religiosi, sceglie di cercare se stessa nello stesso luogo in cui, anni prima, sua madre aveva orientato la sua fuga e il suo destino, a Berlino.

Sorretta dall'interpretazione potente e intensa di Shira Haas, la serie è il viaggio reale e intimo della protagonista. Ci fa conoscere, in maniera quasi documentaristica, una realtà chiusa e ancorata in un passato troppo presente. Un passato che annulla sia l’evoluzione umana sia quella ambientale: Brooklyn e Williamsburg, moderne e all'avanguardia, lasciano il passo a un microcosmo ancorato a origini austere e rigorose nei riti, negli abiti e nelle usanze. Proprio in questa dimensione si staglia la figura di Esty Shapiro, che porta in sé il peso di un coraggioso e lontano passato e di un futuro che sembra non riuscire a svilupparsi. 

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Di che cosa parla Unorthodox, mini-serie tv Netflix

Esty crede fortemente, corpo e anima, in quello che vive e che le è stato tramandato. Ma, una volta celebrato il matrimonio combinato, sente forte su di sè la pressione di una realtà che non può contenere la sua voglia di vivere e quella di esprimersi in un modo che non è accettato dai dogmi rabbinici a cui lei stessa si è sottoposta per anni. L’unione con un altro corpo (perché solo di questo tipo di unione si tratta), quello di Yanky, le fa prendere coscienza del suo di corpo e della sua reale ambizione. 

 

Nella cultura chassidica, il corpo è funzionale alla procreazione e la donna alla sua funzione di moglie/madre. La "diversa" Esty, come lei stessa si definisce, non rifiuta completamente questa concezione ma ne prende in considerazione un’altra: quella di vivere tutto quello che le viene richiesto, con la possibilità di aggiungere qualcosa di sé all’interno di un’unione più formale che sentimentale. Questa idea non trova spazio né all’interno del suo nucleo familiare, né all’interno di una comunità ormai da troppo fuori dal mondo esterno. 

Per tale ragione Esty è costretta a iniziare un viaggio che, tempo prima, aveva intrapreso sua madre: l’obiettivo è ritrovare le sue vere radici. Così come l'acqua di Williamsburg l'aveva purificata (come se avesse mai avuto la possibilità di "sporcare" quella vita così austera) e l’aveva portata verso un matrimonio/prigionia, così il parallelo che vediamo a Berlino libera Esty per sempre. Ma mentre Esty cerca se stessa, il passato torna a cercare lei. Il marito e il cugino - ortodosso e osservante, ma non troppo coerente - intraprendono un viaggio parallelo per riportarla a casa.

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Unorthodox tra Williamsburg e Berlino

Con l'arrivo della protagonista a Berlino vediamo un cambiamento anche nel suo corpo, che prende una nuova forma e sembra seguire le note di nuove sonorità. Il nuovo percorso della protagonista è scandito da una musica non più solo rinchiusa in un appartamento, ma diffusa in un conservatorio e portata nelle strade. 

La musica è l’elemento che, insieme al corpo, porta in Esty un vero cambiamento. Nella comunità chiusa che la limitava, la musica la sorreggeva, la portava verso posti lontani senza spostarsi nemmeno con lo sguardo; nella sua nuova vita, finalmente, la trasporta realmente all'interno di un ambiente più rumoroso, più vivo, la metropoli di Berlino, che le dà la spinta per sentire non solo pulsioni umane, ma emozioni individuali e legate alla sua natura di donna. 

Per Esty il nuovo corpo e la musica diventano un tutt’uno per orientarsi verso un futuro incerto ma esaltante. Il nuovo ambiente non la spaventa, anzi, la stimola come nulla aveva fatto prima, nemmeno quella vita quasi sconosciuta con cui si era unita in matrimonio. Da bambina e donna privata di ogni tipo di interazione col mondo, Esty diventa protagonista della sua vita e portatrice di ideali quasi irraggiungibili: quelli che la avvicinano a quella musica alta di cui non sapeva nemmeno dell’esistenza. Quelle poche note pesanti, suonate al pianoforte, le fanno credere che tutto è possibile ma che, forse, la strada è più difficile del previsto.

 

Come dice la stessa protagonista: in questo viaggio tutti ne escono più consapevoli ma, per alcuni, è troppo tardi. 

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Unorthodox è la storia di un’umanità che non si arrende alle spiegazioni degli altri e che cerca le proprie. È una storia di luce: luce che si accende sulla vita della protagonista; luce, prima coperta da un velo, che porta con sé la voglia di cambiare le regole. Inserendo quella parte pulsante che ci rende vivi, a tratti inermi, ma ancora più umani.

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