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I migliori del 2020 secondo SilenzioinSala: la classifica di Rita

30/12/2020 23:49

Rita Ricucci

Top e Flop, Film Italia, Film Francia, Film Regno Unito, Film USA,

I migliori del 2020 secondo SilenzioinSala: la classifica di Rita

I preferiti del 2020 secondo la Redazione di SilenzioinSala: ecco i migliori di Rita

 

I preferiti del 2020 secondo la Redazione di SilenzioinSala: i film di Rita

 

Un anno difficile per il cinema. L’emergenza sanitaria ha colpito fortemente il settore del grande schermo: sale chiuse e set interrotti. Tra visioni online e uscite rinviate al prossimo anno, un solo intermezzo si è salvato: il Festival del Cinema di Venezia, con annesse anteprime nelle poche sale aperte. A fine anno, le sale rimangono chiuse. Nonostante tutto, le piattaforme digitali hanno offerto grandi film degni di nota. Ecco un’indicazione, soggettiva di film usciti nel 2020 da non perdere.

1 - Notturno, Gianfranco Rosi

Il primo è il film scelto dall'Italia per essere candidato agli Oscar: Notturno, di Rosi. Un docufilm, girato in tre anni, che mostra la bellezza mozzafiato dei paesaggi della Siria, dell’Iraq, del Kurdistan e del Libano dilaniati dalla guerra. Ma Notturno è anche il paesaggio di un’umanità negata, come quella dei bambini raccolti in un centro di accoglienza, resi muti nella loro infanzia dalla violenza subita; è il paesaggio delle menti dei reduci di guerra, chiusi in una clinica, chiamati a recitare la tragedia di cui hanno fatto parte per ritrovare la propria ragione all’esistere; è il paesaggio del dolore di una madre che attende ancora la figlia, arruolata nell’esercito. Notturno è la notte dell’anima dell’uomo nella fotografia esemplare dello stesso regista e nel montaggio di Franco Quadri che accompagna lo spettatore, per mano, nella luce di una nuova speranza.

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2 - Assandira, Salvatore Mereu

A Venezia, Salvatore Mereu presenta Assandira, un adattamento dal romanzo omonimo di Giulio Angioni. La storia è quella di un pastore sardo, Costantino, interpretato da Gavino Ledda, che si trova a fronteggiare il richiamo del business, a discapito della tradizione, da parte di suo figlio, tornato dalla Germania. Un film appassionato che esplora i sogni ancestrali della mente e dell’anima di un umile pastore che conosce solo il linguaggio della natura.

 

3 - Hammamet, Gianni Amelio

Hammamet è il film di Gianni Amelio che vede l’interpretazione strepitosa di Pierfrancesco Favino nei panni di Bettino Craxi. Amelio porta sul grande schermo un pezzo significativo della storia politica e sociale dell’Italia degli anni Novanta. E il declino storiografico di un partito e di un uomo: ritiratosi nella sua residenza tunisina, Craxi muore solo e sbeffeggiato dall’ipocrisia di chi gli era vicino.

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4 - Favolacce, Francesco e Damiano D'Innocenzo

Favolacce dei fratelli D’Innocenzo (Francesco e Damiano) ha ricevuto l’Orso d’Argento per la migliore sceneggiatura a Berlino. Il gusto è quello del grottesco e della farsa, che nasconde la drammaticità di una società incapace di accorgersi del dolore degli uomini e delle donne; incapace di guardare i bambini con gli occhi della comprensione; incapace di amare perché soggiogata da un sistema capitalistico che predilige l’individualismo alla collettività.

5 - Est-Dittatura Last Minute, Antonio Pisu

Un film che aspetta il ritorno in sala, invece è Est-Dittatura Last Minute di Antonio Pisu. Tratto dal libro Addio Ceausescu. Tre Giovani Romagnoli alla scoperta e all’Avventura oltre la Cortina di Ferro di Maurizio Paganelli e Andrea Riceputi, il film racconta il viaggio di tre ragazzi degli anni ’80 da Cesena a Bucarest, passando da Budapest. Antonio Pisu e i tre protagonisti, Lodo Guenzi, il cantante de Lo Stato Sociale, Matteo Gatta e Japoco Costantini, sono capaci di raccontare l’Est di Ceausescu: una Romania povera, tradita dall’ideologia.

Ma i ragazzi vogliono far parte di quella frammento di storia che solo dopo un mese vedrà la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Divertente e intelligente, il film di Pisu lascia spazio al sorriso per la maldestrezza dei ragazzi protagonisti ma non dimentica di far pensare alla condizione di un’umanità ferita dall’autoritarismo che ha oscurato, per decenni, l’Est dell’Europa.   

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6 - Miss Marx, Susanna Nicchiarelli

In tempo ad essere visto in sala, invece è stato il film di grande e condiviso successo di Susanna Nicchiarelli, Miss Marx. Un’esplosione di energia al ritmo punk-rock dei Downtown Boys che ne firmano la colonna sonora. Miss Marx, la splendida Romola Garai, ha convinto proprio tutti come figlia del celeberrimo filosofo e come donna combattiva e combattuta fino all’ultimo respiro.

7 - Waiting for the Barbarians, Ciro Guerra

Waiting for the Barbarians (tratto dall’omonimo libro di J.M. Coetzee, premio Nobel per la letteratura 2003) è invece, l’ultimo film di Ciro Guerra. È un film sul colonialismo, sulla lotta di due civiltà separate dal potere di una e della sottomissione dell’altra. Un Impero nel deserto, un tempo senza data, un Magistrato, lo strepitoso Mark Rylance e un Colonello, il persuasivo Johnny Deep, con il suo Ufficiale, Robert Pattinson. La guerra è tra barbari: chi è però il barbaro? Certamente non chi cerca di preservare la sua terra, la sua cultura. Barbaro è chi del male gioisce e gode. 

8 - Diamanti Grezzi, Josh e Ben Safdie

Su Netflix la rivelazione di Diamanti Grezzi, un film di Josh e Ben Safdie. Adam Sandler è uno strepitoso gioielliere che ama il gioco d’azzardo. Braccato dai debitori, mafiosi italoamericani, rincara la dose di follia riponendo un’assicurazione per la vita in un opale africano, ovviamente privo di valore.

9 - Mank, David Ficher

Ultimo, ma non ultimo, Mank di David Fincher. Film attesissimo, racconta sullo schermo il magistrale sceneggiatore di Quarto Potere (1941) di Orson Welles, Herman J. Mankiewicz. Il film, lontano dal potersi definire biopic, racconta la nascita, sudata e sofferta, di uno dei film più imponenti della storia del cinema. Sudata perché Mank era reduce da un infortunio che lo costringeva a letto, sofferta perché Welles volle negarne la paternità originaria e la firmò in prima persona.

 

Mank è cinema nel cinema e, seppure Fincher non riesca sempre a tenere la scena, c’è quanto basta ad evocare la bellezza degli Anni Quaranta nei quali il cinema si faceva a suon di battaglie e con le grosse case di produzioni.

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