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The Boys: la recensione della stagione 2

14/10/2020 18:41

Marco Filipazzi

Recensione Serie TV, Amazon Original, The Boys,

The Boys: la recensione della stagione 2

The Boys, al netto delle polemiche e di qualche puntata non all'altezza delle aspettative, si conferma un piccolo capolavoro

 

 

 

Nonostante le polemiche che hanno accompagnato la seconda stagione di The Boys e qualche puntata non all'altezza delle aspettative, la serie di Amazon Prime Video si conferma un piccolo capolavoro

 

La scorsa estate, la prima stagione di The Boys era arrivata come una rinfrescante pioggia sul finire di un luglio torrido. Qualcosa di fresco, originale e inaspettato, in grado di parlare tanto ai conoscitori del fumetto cult di Garth Ennis, quanto al pubblico generalista, che magari non ha mai aperto un fumetto in vita sua eppure conosce alla perfezione lo standard dei cinecomics dopo un ventennio di bombardamento cinematografico. The Boys si è imposto subito come serie di punta di Amazon Prime Video, raccogliendo consensi tra critica e pubblico grazie alla sua irriverenza che riusciva a sovvertire ogni cliché del genere. I Super erano i veri cattivi. Ma non solo: i Super erano anche una spietata metafora alla nostra società, che portavano a galla il lato peggiore non solo dello show business, ma anche di sport, religione, capitalismo imperante e quant'altro. Perciò la seconda stagione era a dir poco attesa.

 

The Boys 2, le polemiche dei binge-watchers

Una grossa sorpresa i fan l'hanno ricevuta quando, lo scorso 4 settembre (agognato giorno d'uscita della seconda stagione di The Boys) si sono trovati caricati sulla piattaforma solo 3 episodi degli 8 programmati. Gli altri sarebbero arrivati con cadenza settimanale, resi disponibili ogni venerdì. Internet è esploso. A sentir le polemiche sembrava che lo streaming esistesse da sempre e fosse una sorta di diritto di nascita. E invece basta tornare indietro di pochi anni (un esempio su tutti? Game of Thrones) per rendersi conto che si può sopravvivere aspettando sette giorni tra una puntata e l'altra. Invece no: ecco arrivare un'ondata di accanimento, con il review bombing sulla pagina della serie di Amazon, registrando un picco del 49% di recensioni a 1 stella. L'equivalente social di quando si litigava da bambini dicendo: «Così non vale, allora io non sono più tuo amico!»​.

 

La strategia dietro questa scelta è chiara, anche se lo showrunner Eric Kripke ha dovuto comunque spiegarla al popolo di internet: «Se gli episodi sono disponibili tutti insieme è come se fosse una abbuffata di zucchero. La gente la brucia; se ne parla per un paio di settimane e poi tutto si sgonfia. Così facendo invece se ne parlerà più a lungo. Penso che un po’ di attesa tra un episodio e l’altro sia salutare per i fan». Insomma, una decisione di distribuzione mirata a mantenere The Boys sulla cresta dell'onda il più a lungo possibile.

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The Boys, la seconda stagione

Le aspettative per questa seconda stagione erano, inutile negarlo, altissime. E sarebbe altrettanto stupido negare che una parte di quelle aspettative siano state un po' tradite da una stagione che non è stata sempre all'altezza della precedente, appesantita da colpi di scena tutt'altro che inaspettati e sottotrame non proprio interessanti.

 

La storia riprende da dove l'avevamo lasciata, con i Boys in fuga dopo essere stati accusati della morte di Madelyn Stillwell.

 

Il gruppo però è ancor più arrabbiato e deciso a distruggere la Vought, rendendo pubblica la verità che si cela dietro il Composto V. Intanto alla Vought le cose non vanno meglio: i Sette sono in cerca di un sostituto per Translucent e la scelta ricade su Stormfront, Super con il vezzo dei social network. Patriota ha la mente occupata dalla voglia di fare il padre (a modo suo, ovviamente) instigando il figlio a manifestare i propri poteri con qualsiasi mezzo possibile. Insomma, la serie prende per molti versi una direzione ben diversa da quella che ci si poteva aspettare; abbandona in fretta la pista dei super-terroristi e accantona del tutto il discorso dell'ingresso dei Super nell'esercito. La narrazione di The Boys diventa più introspettiva, concentrandosi sul percorso e sulla crescita dei suoi personaggi. Ognuno ha il proprio momento  ma, essendo un racconto corale, tutti questi attimi d'introspezione finiscono con il rallentare la parte centrale della storia che dopo un'inizio sprint (le prime tre puntate) tira un po' i remi in barca. Almeno finché non ritrova lo sprint negli ultimi due episodi.

 

Anche la macro-storia si chiude su se stessa. Se nella prima stagione la Stillwell giocava con Giudici e Senatori per far appoggiare la proposta di "militarizzare" i Super, ora che lei non c'è più, chi risponde all'annosa domanda Who watches the Watchmen? Nessuno. Uccidendo lei, Patriota ha eliminato l'unico freno che si frapponeva tra lui e il suo delirio di onnipotenza. E anziché prendere il potere con un colpo di stato militare, con l'appoggio di Stormfront l'ascesa dei Super sembra trasformarsi in una campagna elettorale. Sarà un caso visto che le presidenziali americane (che potrebbero finalmente liberare il mondo da Trump) siano alle porte?

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Le nuove metafore di The Boys 2 

Quello che una parte di pubblico era interessato a scoprire era anche dove si sarebbero spinti i parallelismi tra finzione e realtà, che nella prima stagione avevano toccato temi più o meno attuali e più o meno scandalosi. Sebbene il bouquet di questa seconda stagione sia meno folto rispetto alla prima, i temi toccati sono di un'attualità disarmante. 

 

Nel primo episodio c'è un siparietto dedicato al politically correct, con il tentativo d'inclusione nei Sette di un Super diversamente abile, tentativo troncato sul nascere da Patriota in una delle scene più crudeli della serie. Poi vi è la sottotrama legata ad Abisso in cerca di redenzione attraverso la Chiesa della Collettività, spudorato specchio di Scientology, che getta definitivamente ogni maschera nel finale di stagione con la battuta «Non voglio seguire nessun altro corso. Avete preso il controllo del mio conto corrente. Quando ho saputo delle che siamo delle spore spaziali non ho riso!»: esattamente come professato dalla chiesa di Ron Hubbard. Tutta la sottotrama incentrata sulla relazione tra Patriota e suo figlio potrebbe essere un bello sponsor agli abusi perpetrati dai genitori, ma la dinamica tra i due viene portata sullo schermo in modo fiacco e alla lunga anche ripetitivo. Il vero cardine resta il personaggio di Stormfront, l'ultimo acquisto della Vought. Se nella prima parte della stagione il personaggio si difende a suon di dirette sui social, ostentando la verità, tutta la verità/nient'altro che la verità, questo muro si sgretola nel momento in cui getta la maschera e scopriamo la sua vera natura.

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Ancora una volta apparenza e realtà vanno a scontrarsi per farci interrogare in merito allo splendente mondo dei media.

 

In questo senso Stormfront è l'incarnazione perfetta dei politici manipolatori, che catalizzano l'attenzione delle masse con dei discorsi pregni di razzismo e filosofia sovranista. E qui torniamo al riferimento alle elezioni presibenziali di novembre: «Le persone amano ciò che dico. Ci credono. Solo, non vogliono sentire la parola Nazista» dice in una delle battute più agghiaccianti della serie. Questa sua sottile malvagità la rende ancor più spietata di Patriota e, anzi, contribuisce a spingerlo ancor più in là nel suo delirio di onnipontenza che raggiunge il culmine nella scena finale. Insomma, The Boys 2 si conferma un piccolo capolavoro, che riesce a farsi perdonare i momenti più fiacchi.

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