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Tenet e il quadrato di Sator: un'interpretazione del film di Christopher Nolan

01/09/2020 16:22

Marco Filipazzi

Approfondimento Film, Christopher Nolan, Tenet,

Tenet e il quadrato di Sator: un'interpretazione del film di Christopher Nolan

Ancora una volta Christopher Nolan realizza un film complesso, pieno di significati nascosti: un'interpretazione lega Tenet al misterioso quadrato di Sator

 

 

 

Ancora una volta Christopher Nolan realizza un film complesso, pieno di significati nascosti: ecco un'interpretazione che lega Tenet al misterioso quadrato di Sator

 

 

Possiamo divertirci a parlare male di Christopher Nolan quanto vogliamo, cercando i buchi di sceneggiature, lamentandoci per i suoi spiegoni, additandolo come uno snob che fa film inutilmente contorti. Però di una cosa bisogna dargli atto: è un autore capace di far discutere. Attorno a ogni suo film fioriscono dibattiti e teorie delle più stravaganti; e queste discussioni vanno avanti per mesi, anni, decenni (è dal 2010 che ci chiediamo se la trottola di Inception cade o no nel finale!). Tenet non fa eccezione. Anzi, tra i suoi, è forse il film più enigmatico e quello che più si presta a varie chiavi di lettura. Perciò benvenuti in questo trip allucinogeno che lo mette in relazione con il quadrato magico di Sator. 

 

Il quadrato del Sator 

Il livello di segretezza che avvolge i film di Nolan è altissimo, eppure quando venne annunciato il titolo qualcuno lo mise già in relazione con il quadrato del Sator. Si tratta di un'iscrizione latina composta da cinque parole: Sator, Arepo, Tenet, Opera, Rotas. La loro giustapposizione forma un palindromo, sia letto da sinistra a destra (e viceversa), sia dall'alto verso il basso (e viceversa). Questo tipo d'iscrizione è presente un po' ovunque in Europa, da Roma a Siena, dall'Inghilterra alla Costa Azzurra, da Santiago di Compostela all'Ungheria, sino alla Svizzera. Gli esempi più antichi sono quelli rinvenuti a Pompei: sarà un caso che una scena di Tenet si svolga in Costiera Amalfitana e che il figlio del personaggio di Kenneth Branagh sia andato in gita proprio a Pompei? 

 

Ma la cosa più bizzarra è che ancora oggi il significato di queste parole non è del tutto chiaro: varie interpretazioni donano alla frase significati totalmente diversi e, in alcuni casi, addirittura inconciliabili.

 

Ma qual è il rapporto tra il quadrato del Sator e il film di Christopher Nolan? 

 

La parola sator significa "seminatore, coltivatore"; in senso figurato "padre, creatore"; per estensione, "Dio". Nel film di Nolan, Andrei Sator è il cattivo shakespeariano interpretato da un monolitico Kenneth Branagh. È il cardine della vicenda, padre e padrone di Kat e suo figlio Max, il demiurgo dei destini di tutti i protagonisti e della razza umana. Verso il finale arriva persino a proclamarsi Dio, sostenendo che la distruzione dell'umanità sia necessaria per salvare le generazioni future. Arepo delle cinque è la parola più misteriosa, in quanto non compare in nessun altro testo della lingua latina classica. Molti la considerarono un nome proprio, ma anche in questo caso resta un unico come nome di persona, di divinità o di luogo. Nel glossario del latino medievale del Du Cange esiste la parola aripus, che indica un attrezzo simile alla moderna roncola. Nell'iconografia classica questo attrezzo è legato a Saturno, protettore dell'agricoltura. Sator arepo, il seminatore con la roncola, potrebbe quindi essere proprio Saturno. Anche nel film Arepo è un nome proprio, quello di Thomas Arepo, un falsario sudamericano, legato al personaggio di Kat Sator. Pur senza mai comparire, il personaggio viene nominato molte volte e attorno alla lui e al suo falso di Goya ruota la prima ora abbondante di narrazione oltre che la spettacolare scena del Freeport. 

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Tenet viene dal latino "tenere, reggere, guidare". In senso più ampio "nascondere" o "fuggire". Nel film è il nome dell'organizzazione segreta (se possiamo chiamarla così) che cerca di contrastare i piani di Sator. Da notare che Tenet è anch'essa un palindromo, che se scomposto non è altro che ten (dieci) unito al suo contrario. Dieci sono i minuti che i protagonisti hanno per portare a termine la missione nella scena finale del film: la manovra a tenaglia in cui due squadre si muovono in due direzioni temporali opposte, palindrome, proprio come Tenet. 

 

Opera potrebbe significare "con cura" ma anche letteralmente "opera" come lavoro e, in senso più ampio, opera d'arte. Anche nel film può avere due diversi significati. Il primo è in riferimento alla scena d'apertura ambientata all'Opera House che dà il via alla storia e fa sì che il Protagonista venga in contatto con l'operazione Tenet. Il secondo potrebbe essere riferito all'opera d'arte di Arepo, ovvero il falso dipinto di Goya conservato nel Freeport.

 

Infine, l'ultima del quadrato: rotas, traducibile con "ruote", potrebbe indicare quelle di un carro o essere una metafora delle ruote celesti del destino. Nel film Rotas è il nome dell'agenzia di sicurezza che gestisce i vari Freeport sparsi per l'Europa.

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Il significato misterioso nascosto dietro Tenet

Come detto sopra, le interpretazioni del quadrato del Sator sono molteplici e differenti. Il seminatore, con il carro, tiene con cura le ruote. Il Creatore delle terre governa le ruote celesti. Dio si prende cura del Creato, come l'uomo si prende cura dei suoi campi. Il seminatore decide i suoi lavori quotidiani, ma il tribunale supremo decide il suo destino. L'uomo decide le sue azioni quotidiane, ma soltanto Dio decide il suo destino. Nello stesso modo anche la "traduzione" del quadrato del Sator applicato al film di Nolan può avere diverse declinazioni. Sator custodisce l'opera di Arepo nel caveau della Rotas (il che sarebbe anche un bellissimo easter egg sulla scena spartiacque del film). Sator ha nascosto (tenet) il macchinario per cambiare il mondo (opera) nel caveau (rotas) dove si trova il falso di Arepo. 

 

Insomma, le declinazioni sono molteplici e affascinanti e, proprio come nel quadrato del Sator, non ve n'è una univoca.

 

È un altro rebus nascosto dentro un film di Christopher Nolan, come un gioco a scatole cinesi.

 

La soluzione non esiste, esiste solo la volontà del regista di tirarci a male il più possibile, ed è bellissimo quando un film ti prende al punto da inghiottirti nella sua narrazione. Grazie Christopher per farlo ogni volta.

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