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Antrum, il film maledetto: la recensione del mockumentary horror

07/01/2020 03:00

Marco Filipazzi

Recensione Film, Horror,

Antrum, il film maledetto: la recensione del mockumentary horror

Un film sicuramente non per tutti, dato il suo taglio estremo, eppure affascinante, inquietante e ansiogeno

L'idea di un film in grado di uccidere lo spettatore è una leggenda metropolitana radicata da tempo nell'immaginario comune. Folklore popolare che il cinema ha assimilato, risputandolo sullo schermo con film come Ringu, prima, The Ring poi e l'episodio dei Masters of Horror, Cigarette Burns. Pellicole diversissime tra loro, ma che condividono l'incipit: un film maledetto, in grado di uccidere chi lo vede. Anche Antrum parte da questo presupposto, ma lo sviluppa con un taglio inedito e molto più angosciante. 

 

Inizia come un documentario - o mokumentary, se da subito decidiamo di non credere a quello che ci viene raccontato - parlando del legame tra cinema e magia (nera), mentre sullo schermo scorrono le immagini di Haxan - La stregoneria attraverso i secoli e L'Inferno, adattamento de La Divina Commedia, datato 1911, forse il primo horror italiano in assoluto. Si passa poi a un rullo dove si susseguono immagini di repertorio e interviste agli addetti del settore, il cui filo conduttore è Antrum, film del 1979, proiettato al pubblico una sola volta in un cinema di Budapest nel 1988. In sala divampò un incendio che uccise 56 persone e distrusse il cinema. Il film venne poi inviato a numerosi festival (dove venne rifiutato), ma i selezionatori che ebbero la sfortuna di vederlo morirono poco dopo, nel giro di pochi giorni dal rifiuto. Poi lo schermo diventa nero e compare l'avvertenza che produttori e cast declinano ogni responsabilità dagli eventi che potrebbero verificarsi durante o dopo la visione, danni, malattia e persino la morte. Sono passati appena dieci minuti, ma il livello di suggestione è già altissimo: specie considerando che il film è disponibile su Amazon Prime Video… e non c'è nemmeno il buio della sala ad alimentare il tutto. 

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Dopo la premessa, ci viene mostrato - in versione integrale rimasterizzata - la famigerata pellicola maledetta (l'ultima copia sopravvissuta sino ai giorni nostri, rinvenuta a un'asta in Connecticut) nel suo minutaggio integrale. La storia è quella di Nathan e di sua sorella Oralee che, dopo la morte del loro cane, si avventurano nel bosco in cerca di un luogo mistico per poterlo riportare in vita.

Una volta trovato il posto adatto, i ragazzi inizieranno a scavare una buca recitando formule rituali, evocando così maligne presenze fuoriuscite dall'Inferno. I due fratelli però andranno avanti nel rito, seguendo le istruzioni riportate in uno strano libro diviso in capitoli. Capitoli in cui lo stesso film è suddiviso, accompagnando i protagonisti in una discesa verso gli inferi. Tutto qui? Sì, tutto qui.

La storia non ha fronzoli o inaspettati colpi di scena, procede liscia sino al suo inevitabile epilogo; ma nascosti all'interno del film ci sono diversi livelli di suggestione in grado di "disturbare" lo spettatore.

Innanzitutto il simbolismo classico, quello più legato a leggende e folklore. C'è il grimorio maledetto assimilabile al Libro delle Tre Madri, a quello di Eibon, al famosissimo Necrnomicon. C'è il bosco come luogo mistico, quasi metafisico, e un parallelismo sfacciato con la favola di Hansel e Gretel: due fratelli che si addentrano nel bosco, si perdono e poi incappano in una coppia di redneck (inquietante declinazione della strega) che vivono in un capanno fatiscente anziché in una casetta di marzapane, e intendono cuocere e sacrificare i due giovani in un forno a forma di capro nero. La suddivisione in capitoli riscrive la discesa agli inferi di Dante, girone dopo girone. 

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Un espediente simile, basato sempre sul mistico numero 5, è presente anche nel misconosciuto Toad Road, mokumentary (anche se la fama di film maledetto è reale, dato che la protagonista è morta poche settimane dopo la fine delle riprese per overdose... proprio come il suo personaggio!) pregno di suggestione. La Toad Road è una via per l'Inferno che si snoda nel bosco: percorrendola, oltrepassando 5 "portali", aumenta il senso di disorientamento e disperazione, fino alla perdita totale di coscienza e consapevolezza. Poi c'è la parte più "satanica", sigilli d'evocazione e simbolismi mistici (aguzzate la vista e noterete una quantità smodata di triangoli celati in ogni inquadratura) incisi direttamente sulla pellicola, in precise scene chiave. Il sigillo di Astaroth (Principe dell'Inferno e braccio destro del Diavolo) appare più di 170 lungo tutta la durata di Antrum. Infine c'è l'alterazione del montaggio, ovvero alcune scene in bianco e nero totalmente slegate dalla narrazione del film.

 

Alcune sequenze sembrano uscite da un film snuff, con due persone rinchiuse in uno scantinato, nudi, coperti di ferite e sangue rappreso. Umiliate e torturate sino alla morte. Un film sicuramente non per tutti, dato il suo taglio estremo, eppure affascinante, inquietante e ansiogeno. In merito alla maledizione, invece, chi scrive lo ha visto circa una settimana fa, ma al momento va tutto bene. Per ora!


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Genere: horror

Titolo originale: Antrum: The Deadliest Film Ever Made

Paese/Anno: Canada, 2018

Regia: David Amito, Michael Laicini

Sceneggiatura: David Amito, Michael Laicini 

Fotografia: Maksymilian Milczarczyk

Montaggio: David Amito, Michael Laicini 

Interpreti: Nicole Tompkins, Rowan Smyth, Dan Istrate

Colonna sonora: Alicia Fricker

Produzione: Else Films

Distribuzione: Amazon Prime Video

Durata: 95'

Data di uscita: -

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