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Tell me who I am: la recensione dello shockumentary Netflix

07/23/2020 00:00

Marco Filipazzi

Recensione Film, Netflix Original, Documentario,

Tell me who I am: la recensione dello shockumentary Netflix

Una storia assurda e cattivissima, un docufilm che sembra un thriller hitchcockiano

Qualche tempo fa, durante il nostro viaggio nel mondo del Cinema Estremo, avevamo parlato (anche) degli shockumentary: non il tipo di visione a cui ci si approccia a cuor leggero; prodotti che richiedono una certa consapevolezza da parte dello spettatore.

 

Netflix - che di documentari se ne intende, dalle docu-serie come Making a murderer o Giù le mani dai gatti, sino a inchieste Casting JonBenet o Tickled - L'impero del solletico - è solito mettere nel suo catalogo, o a volte addirittura produrre di tasca propria (come in questo caso) alcuni di questi prodotti. Tra di essi c'è Tell me who I am, tradotto con il meno evocativo A volte è meglio dimenticare. Cronaca di una storia bizzarra, che riesce a sollevare nello spettatore un grosso dubbio morale e che si chiude con alcune rivelazioni decisamente scioccanti e ostiche da digerire.

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Un diciottenne si sveglia in un letto di ospedale. Non ricorda nulla, nemmeno il suo nome o la data di nascita. Tra le persone che sono al suo capezzale, il solo volto che gli è familiare è quello del fratello gemello Marcus: Alex (questo è il nome del ragazzo) dipende in tutto dal fratello e fa affidamento su di lui per ricostruire il suo passato e la sua vita.

Ora, se non avete visto il documentario e non volete rovinarvi lo shock con uno SPOILER, vi consiglio vivamente di smettere di leggere quello che segue.

Alex e Marcus, infatti, vivono dall'età di 14 anni in un capanno nel giardino di casa e a entrambi è vietato entrare nell'abitazione (non hanno nemmeno le chiavi di casa!) a meno che non vengano "invitati" dai genitori all'ora dei pasti. Dopo la morte di entrambi i genitori, quando Alex e Marcus hanno la possibilità di entrare liberamente in casa, le stranezze seguitano ad aumentare: trovano rotoli di banconote nascosti in alcuni barattoli o dentro delle tende; un armadio pieno di sex toys di ogni genere; regali di natale ancora impacchettati nascosti in soffitta e una foto di loro due al mare. Nudi. È in quel momento che la storia di Marcus inizia a sgretolarsi, che la facciata di normalità va in frantumi e Alex pretende di sapere quale sia stato davvero il suo passato.

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Una storia assurda e cattivissima, raccontata con la perizia di un thriller hitchcockiano che conduce dritto in una spirale di bugie, violenze e dolore sopito per troppo tempo.​

Cos'è accaduto di così terribile al punto che Marcus, suo fratello gemello, la sola persona che lo colleghi alla realtà, si rifiuta di dirgli? Da qui nasce il dubbio morale che è il vero fulcro del film: è giusto privare una persona di ricordi spiacevoli, per volerla proteggere, oppure è mero egoismo? La volontà di una persona che gioca a fare dio, senza alcun diritto, o l'amore incondizionato di un fratello che vuole evitare di far rivivere traumi una persona a lui cara?

 

Probabilmente a fine visione, dopo la confessione di Marcus (una confessione che ha tenuto nascosta, cercando di dimenticare ciò che era accaduto per quasi 40 anni) la linea che separa il giusto dallo sbagliato non apparirà così netta come può sembrare. E lo spettatore resta attonito.


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Genere: documentario

Titolo originale: Tell me who I am

Paese/Anno: Regno Unito, 2019

Regia: Ed Perkins

Sceneggiatura: Ed Perkins

Fotografia: Erik Alexander Wilson

Montaggio: David Charap

Interpreti: Alex Lewis, Marcus Lewis

Colonna sonora: Gary Welch

Produzione: Netflix

Distribuzione: Netflix

Durata: 86'

Data di uscita: 18/10/2019

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