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The Tourist

18/12/2010 12:00

Marco Papaleo

Recensione Film,

The Tourist

Florian Henckel von Donnersmarck alla regia di un film non proprio riuscito

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Prendete Angelina Jolie e mettetela nel ruolo che è la summa artistica della sua carriera: una donna bella, affascinante, misteriosa e potenzialmente letale. Prendete ora Johnny Depp e mettetelo in un ruolo decisamente diverso dai soliti personaggi eccentrici e sopra le righe a cui ci ha abituato. Prendete ampi scorci di una splendida Venezia, di Parigi e aggiungete elementi di commedia, thriller e spy story. Fate mescolare il tutto da un regista tedesco famoso per un film drammatico e riuscitissimo (Le vite degli altri) e avrete The Tourist, remake del francese Anthony Zimmer, con Sophie Marceau e Yvan Attal.


“Dove è finito Alexander Pearce?” è la domanda ricorrente che la Polizia Tributaria inglese si fa da molto tempo. L'uomo, ricercato per evasione fiscale per una cifra esorbitante, ha fatto perdere le proprie tracce ormai da mesi e non c'è neanche la sicurezza che i suoi connotati fisici siano gli stessi: l'unica traccia che l'Interpol può seguire è la sua amante Elise (Angelina Jolie), misteriosa, affascinante e intenzionata a ricongiungersi con il truffatore. Pearce, per sviare le indagini, affida via lettera alla donna il compito di trovare un uomo della sua corporatura su cui far ricadere i sospetti e potersi così muovere con più scioltezza, essendo inoltre sulle sue tracce anche il mafioso russo Ivan Demidov (Steven Berkoff). I detective Acheson (Paul Bettany) e Jones (Timothy Dalton) seguono così la falsa pista, che li porterà da Parigi alla magica Venezia, per seguire gli spostamenti del turista Frank Tupelo (Johnny Depp), anonimo professore statunitense invaghitosi della bella Elise...


Arriva infine anche da noi il nuovo film di Florian Henckel von Donnersmarck, apprezzato regista drammatico alle prese stavolta con l'inaspettato: un action thriller con forti influenze comiche e rosa. L'accoglienza tiepida riservata dalla stampa estera al film è in parte dovuta al fraintendimento delle intenzioni del regista, fraintendimento che però non si è fatto nulla per evitare in fase di promozione della pellicola. Ci si aspettava, infatti, una storia ad alta tensione, credibile e con personaggi di un certo spessore da un autore come von Donnersmarck, mentre il risultato finale è tutt'altro. A dispetto dei primi, ispirati, minuti di film, il regista tedesco ha invece voluto realizzare un film intenzionalmente leggero, sulla scia della saga degli Ocean's di Steven Soderbergh, rifacendosi inoltre stilisticamente alla grande cinematografia di genere del passato. Il film, dunque, delude se ci si aspetta un'opera dagli intenti “seri”, tuttavia, non risulta granché gratificante neanche se l'intento è quello della serata leggera: se da una parte l'intreccio è prevedibile e fa acqua da tutte le parti, gli inserti comici, semplicemente, non fanno ridere, soprattutto al pubblico italiano già più che abituato alla caratterizzazione tipica dei personaggi, oltretutto se snaturati dai loro contenitori. È quantomeno grottesco, poi, vedere scene come quella in cui Nino Frassica urla a Johnny Depp «Plis, don't butt!» e qualche secondo dopo rivolgersi a lui gridando «Cornuto!» (stiamo parlando del doppiaggio in lingua originale). Tra l'altro, anche le interpretazioni degli attori protagonisti sembrano fuori posto: Johnny Depp è bravo a rendere l'uomo qualunque, ma è sostanzialmente inutile e svilito, mentre Angelina Jolie è talmente algida nella sua perfezione da sembrare la sua statua ospitata al museo di Madame Tussaud. Tutto ciò si ripercuote anche nell'alchimia di coppia, tutt'altro che magnetica come ci si aspetterebbe. Non ci sentiamo di bocciare completamente l'operato di di Von Donnersmarck, ma è chiaro che il barcamenarsi tra il serio e il faceto è decisamente un'abilità che deve affinare, per non sprecare le ottime materie prime che ha a disposizione, un esempio per tutti: le belle musiche di Newton Howard, decisamente troppo pompose per scene che hanno l'intento di prendersi troppo sul serio.


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