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A Natale mi sposo

11/25/2010 11:00

Erika Di Giulio

Recensione Film,

A Natale mi sposo

La coppia De Sica-Boldi sottoscritte ormai definitivamente le carte del divorzio,rivaleggia ancora una volta ad armi pari, strappandosi risate e incassi...

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La coppia De Sica-Boldi sottoscritte ormai definitivamente le carte del divorzio,rivaleggia ancora una volta ad armi pari, strappandosi risate e incassi. L’uno sotto l’egida della Filmauro di De Laurentiis, l’altro sulla grande giostra di Medusa, contendendosi le due “prime donne” più chiacchierate del momento: Belen Rodriguez ed Elisabetta Canalis. Le premesse sono sempre le stesse: cast all star, budget da re, location a 5 stelle e fiumi di comparse prese e rinchiuse nell’Overlook hotel dei disgraziati. Gli stessi che conoscono quel ramo del lago di Como solo perché ci abita Clooney. Controcinepanettone ad anticipare quello ufficiale in Sud Africa, A Natale mi sposo, con la regia di Paolo Costella, non può nemmeno sovrapporsi a La banda dei Babbi Natale, il film di Aldo Giovanni e Giacomo. Sembra che lo spazio sotto l'albero degli italiani sia sempre meno.


È la storia di Gustavo (Massimo Boldi), un cuoco che lavora in una trattoria romana davvero rustica (sul modello della celebre “Parolaccia”) ma che nutre da sempre ambizioni da chef nel panorama internazionale. Accanto a lui Rocky, un cameriere romano, ex pugile (Enzo Salvi); Cecco, un lavapiatti toscano (Massimo Ceccherini) appassionato carnalmente di anziane vecchiette; il figlio Fabio (Jacopo Sarno), che lavora come cameriere e a cui è molto legato e Gualtiero, una simpatica mascotte nelle vesti di un porcellino d’India passibile di una sequela di doppi sensi sfrenati. È qui che Fabio ritroverà Chris (Lucrezia Piaggio), a Roma per incaricare uno chef di organizzare il suo prossimo pranzo di nozze a Saint Moritz. Grazie ad uno stratagemma del giovane, ancora innamorato, la pittoresca brigata riesce a farsi ingaggiare per il banchetto che dovrà essere estremamente chic. In questo modo Fabio potrà approfittare della situazione sperando di sabotare il matrimonio della sua bella con Steve (Simon Grechi, un rivale coi fiocchi: bello, ricco e svizzero), figlio di un banchiere e casanova (Riccardo Miniggio, in arte Ric. Nel frattempo il padre della sposa, Tony, una simpatica canaglia (Vincenzo Salemme alla seconda esperienza come spalla dopoOlè), ha dilapidato tutto il patrimonio ereditato dalla moglie Sara (un’impellicciata Nancy Brilli) e ha un forte interesse che l’unione della figlia vada a buon fine perché la promessa di un prestito lo lega a doppio filo al futuro e ricco suocero. A complicare l’avventura intervengono due wedding planner. Professioniste e single incallite a forza di organizzare matrimoni per gli altri: Gina (Teresa Mannino, tirata giù dal palcoscenico di Zelig), che ha un debole per Steve, e Paloma (Elisabetta Canalis che prima di volare a Sanremo torna a recitare in Italiano dopo il debutto oltreoceano, non proprio felice nella serie televisiva americana Leverage) che tenta inutilmente di sedurre il toscanaccio Ceccherini. Intanto Rocky rincontra Patrizia (Loredana De Nardis), attuale amante di Tony e Cecco si innamora perdutamente di Anna (Valeria Valeri), una vecchietta sprint dall’animo gentile e nonna della sposa. Alla fine Fabio riuscirà a ricondurre a sé la bella Chris, il colpo di scena sull’altare (questo matrimonio non s’ha da fare!) è salvo anche stavolta e l’happy end è assicurato.


Siamo alle solite. Il “cipollino” è stanco e triste. Ha perso la sua verve ed è troppo incipriato. Qualche attore qua e là (Ric, Brilli, Valeria Valeri, Salemme) e vicende, dallo spessore inesistente, che restano un puro pretesto per accumulare i colpi più strampalati e una sequela di volgarità giudicate, dai più, divertenti e sfacciatamente spassose. Tutto già visto. St. Moritz, equivoci, belle donne svampite e matrimoni. La tensione comica giocata sulla dinamica della vittima e del carnefice è spremuta fino all’osso. Dita prese nelle porte e nelle finestre ed è tutto un entrare in camere sbagliate, un restare prigionieri in armadi e letti a scomparsa, tra festini e torte alla marijuana. Niente sottotrame, l’esibizione è nuda e cruda e gli indugi viaggiano sull’esplicito spinto. Boldi si è specializzato in matrimoni e scimmiotta un’improbabile inflessione romana destreggiandosi tra macchiette, tormentoni, ex gieffini riesumati per l’occasione, il ritorno del “Cipolla” (alla nona prova con Boldi), passerelle di corpi stretti nei mini abiti a dispetto del freddo polare a suon di sketch imbarazzanti e sorrisi congelati a -25 gradi. Imbiancato a puntino (vedi Christmas in love), questi i classici ingredienti del cinepanettone meno lievitato della storia. L’umorismo partenopeo di Salemme, l’affinità con la Brilli che ne conferma il talento comico, la procacità della Canalis che sfida il gossip interpretando una wedding planner. Fiumi di materiale tagliato in fase di montaggio e recuperato in parte nei quadretti che animano i titoli di coda (tra cui un’incursione di Andrea Roncato). Soundtrack che impazza a ripetizione (Katy Perry e la sua California Girl) divorando nei totali i suggestivi paesaggi innevati. Un film di coppie che punta sulla coralità più che sull’assolo del duetto comico. “Una macchina per ridere con una sceneggiatura fresca e ben scritta” lo definisce Salemme. Sembrerebbe piuttosto il tripudio sfrontato del cabaret (quello di serie z). E il cinema dov’è? Alle accuse di volgarità Boldi si difende: “Trovo volgare la politica, il modo di fare shopping, alcuni programmi televisivi di oggi. Noi non facciamo volgarità”. Se, come ammette il protagonista, il film non è propriamente un cinepanettone, ma un film per le famiglie, alla Disney, iniziate a preoccuparvi per i vostri bambini.


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