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Il fratello più furbo di Sherlock Holmes

15/09/2010 10:00

Lorenzo Costantini

Recensione Film,

Il fratello più furbo di Sherlock Holmes

È il 1975 e l’attore Gene Wilder spinto dagli straordinari successi riscossi l’anno precedente con i film Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Frankestein junior, si

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È il 1975 e l’attore Gene Wilder spinto dagli straordinari successi riscossi l’anno precedente con i film Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Frankestein junior, si cimenta in una nuova prova esordendo alla regia. L’opera è Il fratello più furbo di Sherlock Holmes e questa volta Wilder è impegnato dietro e davanti alla telecamera impersonando il fratello del famoso investigatore. Per la riuscita del lungometraggio la Twentieth Century Fox riunisce la gloriosa coppia Wilder/Feldman che aveva tanto divertito nel successo planetario di Mel Brooks.


Siamo nell’Inghilterra Vittoriana di fine XIX secolo e Sigerson Holmes (Gene Wilder) ed il suo aiutante il sergente Orwill Tacher (Marty Feldman) sono impegnati in un delicato caso direttamente commissionato dal più famoso ed efficace fratello Holmes che intende, così, svolgere le indagini segretamente e senza farsi notare. Sigerson e Tacher devono recuperare un importante documento sottratto alla corte della Regina il cui messaggio è di fondamentale rilevanza per le sorti dell’intera Inghilterra. I due investigatori iniziano le indagini e vengono aiutati dalla cantante di opera Jenny (Madeline Kahn) che, tra una bugia ed una verità, rivela loro il ricatto di cui è stata vittima ad opera del cantante Eduardo Gambetti (Dom De Luise) per il quale è stata costretta a rubare il delicato documento.


Più i due investigatori si avvicinano a risolvere l’intrigo internazionale e più le scene si susseguono con ritmi sempre più incalzanti unendo le caratteristiche del poliziesco a quelle della comicità tipica del marchio Gene Wilder. Infatti, l’attore firma, oltre alla regia, anche il soggetto e la sceneggiatura proponendo allo spettatore il manifesto del suo pensiero fatto di comicità retrò, che strizza l’occhio ai miti del cinema muto, eleganza e un pizzico di follia che rende il prodotto suggestivo ed appassionante. Sebbene il film sia del 1975 è un’opera fuori dai canoni ordinari dell’epoca e sa unire con sapienza elementi del poliziesco, della comicità muta e sonora e scene articolate degne dei migliori musical. Un titolo tra i meno noti dell’autore ma interessante da riscoprire.


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