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The Karate Kid: La leggenda continua

08/26/2010 10:00

Valerio Ferri

Recensione Film,

The Karate Kid: La leggenda continua

In un periodo in cui le novità (e le risorse) scarseggiano non è casuale trovarsi di fronte all’ennesimo remake opportunistico made in USA; specialmente quando

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In un periodo in cui le novità (e le risorse) scarseggiano non è casuale trovarsi di fronte all’ennesimo remake opportunistico made in USA; specialmente quando la saga in questione viene ormai annoverata tra i filoni cult per adolescenti - non a caso la fascia di mercato più redditizia e indubbiamente il target più consumista. Non bisogna stupirsi se poi a completare il quadro si inseriscono lo scenario della Cina degli eccessi e il plateale sentimentalismo melanconico mucciniano – ahimè, prerogativa sempre più nostrana - non rendendo giustizia a un brand che sfoggia la sua unicità con caratteri distintivi ben diversi e nel tradirne lo spirito di purosangue nordamericano. Il prodotto preconfezionato da Will Smith (produttore, nonché padre del precoce protagonista) è uno dei tanti esempi ben riusciti di come l’industria cinematografica mondiale abbia imparato a concepire la propria essenza attraverso una logica principalmente aziendalistica; lasciando agli altri le briciole dei pochi spettatori che hanno ancora il tempo di apprezzare una pellicola costruita con animosa passione, senza passare per la politica dei grandi capitali. Per realizzare un’opera di grande valore, seppur non di superba qualità, è sufficiente essere degli esperti di marketing; quanto basta per risparmiare anche sulla scelta del regista e su una sceneggiatura che è la minuziosa e pedissequa copia dell’originale, davvero in tutto e per tutto. In tal senso, chi è cresciuto con il primo Karate Kid (classe 1984) e presumibilmente accompagnerà i propri figli al cinema, potrebbe rimanerci di stucco.


Dre (Jaden Smith) è un dodicenne cresciuto negli Stati Uniti, ma viene costretto a emigrare in Cina per volontà della madre, stanca della routine del posto e desiderosa di trovare nuovi stimoli altrove. Appena a contatto con la nuova vita, il giovane ragazzo sembra mostrare subito delle difficoltà di ambientamento. Il nuovo atteggiamento intransigente della madre e lo scontro con una cultura totalmente sconosciuta rendono inutili i suoi buoni propositi di integrazione. Pian piano Dre inizia tuttavia ad innamorarsi di una coetanea della zona, ma l’arrivo di una piccola gang di bulletti complicherà nuovamente le cose. L’unica chance di rivalsa per difendersi e mostrarsi uomo di fronte alla bella Mei si palesa improvvisamente nel kung fu. L’impresa appare disperata, sebbene l’intervento del misterioso Mr. Han (Jackie Chan) potrebbe cambiare le carte in tavola.


Inutile ricercare troppi paragoni col primo capitolo originale, i presupposti non esistono. D’altronde non può che essere diversamente, visti i mutamenti intercorsi tra le due epoche e le rispettive premesse che hanno portato alla nascita dei due film. È vero, il susseguirsi delle scene e degli eventi resta imbarazzante per la loro analogia, ma questo d’altra parte suona solo come una presa in giro nei confronti dei puristi della serie. I produttori hanno cercato legittimamente di massimizzare gli incassi, consci che forse il pubblico a cui ci si rivolgeva non fosse nemmeno consapevole dell’esistenza di un Karate Kid antecedente. Quello che sbalordisce è che non sia stato fatto alcun tentativo per riallacciare un po’ i legami col passato, trasformando (ora sì) la scopiazzatura della trama quasi in un affronto. Almeno un piccolo omaggio sarebbe stato doveroso – senza passare per vecchi nostalgici – e in tal senso la scelta del defunto Pat Morita avrebbe messo d’accordo veramente tutti, pur col beneficio del dubbio che avrebbe accettato un ruolo in una dimensione non più sua. La parte del Maestro è toccata stavolta a Jackie Chan, che riesce comunque nell’intento di garantire le solite acrobazie e soprattutto una discreta personalità al proprio personaggio, nonostante la sua scelta testimoni ulteriormente l’impronta high commercial della pellicola.


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