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Nightmare - Dal profondo della notte

07/27/2010 10:00

Marco Filipazzi

Recensione Film, Horror, nightmare,

Nightmare - Dal profondo della notte

Quando si parla di Wes Craven esistono due scuole di pensiero: c’è chi lo addita come un regista mediocre che ha avuto la fortuna d’inanellare qualche buon film

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Quando si parla di Wes Craven esistono due scuole di pensiero: c’è chi lo addita come un regista mediocre che ha avuto la fortuna d’inanellare qualche buon film a inizio carriera per poi vivere di rendita tra molti bassi e pochi alti e chi, invece, lo ritiene un master of horror al pari di Carpenter e Romero. Comunque la si pensi, un fatto è imprescindibile: a Craven va annoverato il merito di aver creato uno dei personaggi più iconografici degli ultimi trent’anni che risponde al nome di Frederick “Freddy” Charles Krueger. Leggenda vuole che l’idea sia venuta al regista leggendo sull’L.A. Times di alcuni ragazzi che non volevano addormentarsi perché avevano paura degli incubi; in particolare uno di questi riuscì a stare sveglio per ben quattro giorni prima di crollare stremato. Durante la notte i genitori sentirono provenire dalla camera del figlio urla terribili e quando accorsero lo trovarono senza vita riverso sul pavimento. La cosa inquietante fu che dall’autopsia non emerse alcun dato rilevante che ne indicasse la causa del decesso. Quell’articolo divenne l'ispirazione di Craven, che si adoperò per trasformarlo in un film. Dopo tre anni di attesa prima di trovare una casa di produzione disposta a finanziarlo, nel 1984 fu la New Line Cinema, allora una piccola realtà che lavorava all’interno dei circuiti universitari, a credere nel progetto a tal punto da rischiare la propria integrità pur di riuscire a finanziare il film. Tutti gli sforzi produttivi vennero però ampiamente ripagati dato che fu proprio grazie a Nightmare che la New Line divenne un colosso.


Un gruppo di adolescenti di provincia scopre di avere il medesimo incubo in cui ognuno di loro viene inseguito da un personaggio col volto ustionato e lame al posto delle dita, un cappello sgualcito calcato in testa e un sudicio maglione a righe. Presto i ragazzi scopriranno che quelli non sono semplici sogni, ma incubi in grado di uccidere.


L'horror degli anni ’80 era popolato da personaggi piuttosto stereotipati: l'imponente fisicità proporzionata al terrore da incutere, il volto celato dietro una maschera e completamente privi di battute ed emozioni, con un gusto per la morte esclusivamente fine a se stesso (vedi i vari Venerdì 13, Non aprite quella porta e Halloween). Quando Freddy Krueger arrivò sullo schermo colse tutti di sorpresa dal momento che era diametralmente opposto agli standard dell’epoca. Freddy interagiva con le proprie vittime, dialogandovi e tormentandole fino a farle impazzire; giocandoci come il gatto col topo. Inoltre aveva un background innovativo e ben delineato (un seviziatore di bambini, cosa che fece molto scalpore) e un’arma estremamente originale che trascendeva dal classico machete/coltellaccio/motosega. Come se non bastasse era originale anche il suo modus operandi: Freddy colpiva nei sogni, laddove le sue vittime erano più vulnerabili, riuscendo a piegare la realtà al proprio volere, uccidendo nei modi più disparati.


Parte della riuscita dell’operazione è dovuta a Robert Englund (Willie, il Visitors buono dell’omonima serie) che riuscì a donare a Krueger una fisicità e una mimica uniche, consacrazione e condanna per un attore rimasto per sempre intrappolato nell'icona horror. Ottimo anche il cast di contorno, con Heather Langenkamp nei panni della final-girl, la star del genere John Saxon e Ronee Blakley (nominata all’Oscar nel 1976 per Nashville di Altman), e un ventenne Johnny Depp, qui al suo debutto cinematografico. Gli effetti speciali, nonostante l’esiguo budget, furono rivoluzionari ed efficaci: emblematiche le uccisioni di Tina, trascinata sul soffitto della sua camera prima di venir sbudellata, e di Glenn, risucchiato dal letto ed eruttato in un geyser di sangue. Le premesse per proiettare Nightmare nell'abecedario iconografico dell'horror c’erano tutte e il successo non si fece attendere: il film incassò 25 milioni di dollari a fronte di una spesa di 2, e diede il là ad una delle saghe più nutrite del cinema.


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