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The Strangers

06/07/2010 10:00

Leone Auciello

Recensione Film, Horror, the strangers,

The Strangers

Toc. Toc. L’horror bussa nuovamente alle porte di Hollywood

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Toc. Toc. L’horror bussa nuovamente alle porte di Hollywood, lasciando davanti alla lussureggiante dimora del cinema a stelle e strisce The Strangers, opera prima dello sceneggiatore Bryan Bertino. La trama del film è ispirata al libro Helter Skelter, che documenta gli omicidi perpetrati dalla famiglia Manson. Tutto inizia al numero 1801 di Clark Road l’11 febbraio 2005. James (Scott Speedman) e Kristen (Liv Tyler) si fermano per la notte, dopo aver trascorso la serata ad un matrimonio, in una sperduta casa di vacanze lasciata libera dai genitori di lui. Tra i due la tensione è palese: lui le ha formulato una proposta di matrimonio e lei ha rinviato la decisione rifiutando l’anello in dono. Sono circa le 4 del mattino, qualcuno bussa alla porta: «È qui Tamara?». Una voce femminile ossessionante è il preludio di un incubo. La coppia si troverà assediata da tre sconosciuti mascherati che hanno un solo obiettivo: ucciderli. Lentamente la paura si accende e naufraga nel terrore, in un’escalation di tensioni emotive che mantengono i protagonisti in uno stato di allerta costante, in balia degli attacchi imprevedibili dei tre killler.


Bryan Bertino eccelle nell’arte dello spaventare, puntando l’obiettivo unicamente sui protagonisti, lasciando sullo sfondo le nemesi assassine. I tipici ingredienti di un horror ben realizzato sono tutti presenti e vengono giostrati ottimamente. Dal punto di vista visivo il regista utilizza campi larghi per poi restringere l’inquadratura con soggettive adatte per accrescere il livello fobico dello spettatore, tra ombre impercettibili che si muovono come se fossero creature irreali, e luci soffuse che illuminano fiocamente l’abitazione. Gli effetti sonori hanno un ruolo chiave nella pellicola. Il silenzio della notte viene interrotto bruscamente da suoni stridenti, tetre musiche provenienti da un vecchio giradischi e dai passi sempre più vicini degli assassini. La psicologia che si cela dietro a James e Kristen rimanda ai personaggi dei thriller anni ’70, in cui si assisteva alla completa vulnerabilità dei protagonisti. Qui emerge infatti una completa impotenza dei due dinanzi ad una minaccia, di cui non si conosce identità e motivazione.


Nella prima parte il regista non fa uso alcuno della brutalità, lasciando inappagato il desiderio di sangue e violenza dei tre folli visitatori e puntando ad una rappresentazione della tensione in tutte le sue sfaccettature, in un lento inseguimento della morte. In un secondo momento la pellicola segue gli stilemi classici del genere slasher, ravvicinando cacciatori e prede e puntando sul disperato tentativo di Kristen di nascondersi e sfuggire dalla minaccia incombente. In un mondo cinematografico assuefatto alla cruda violenza non è facile saper spaventare. Bryan Bertino dimostra di padroneggiare a dovere i molteplici lati della paura facendo sobbalzare lo spettatore a più riprese. Dopo aver letto queste ultime righe qualcuno busserà alla vostra porta di casa. «È qui Tamara?.


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